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Economia

Aperture domenicali, i sindacati: “Questione di valori”

Per i sindacati “una società che non è più in grado di festeggiare con il riposo alcuna ricorrenza laica e religiosa è una società destinata a perdere i valori fondanti della democrazia. Ormai i tempi sono maturi per un revisione della normativa nazionale, perché la politica deve fare il bene comune e non solo della grande distribuzione”.

Le Segreterie Regionali di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil “non possono che condividere ed essere favorevoli” all’intenzione della Giunta regionale, annunciata dal vicepresidente Sergio Bolzonello, di ricorrere alla Corte Costituzionale contro l’impugnativa del Governo verso il ddl 129 che imponeva 10 chiusure l’anno dei negozi e centri commerciali in occasione delle festività (1° gennaio, Pasqua, lunedì dell’Angelo, 25 aprile, 1° maggio, 2 giugno, 15 agosto, 1° novembre, 25 e 26 dicembre). Una battaglia che vede schierate a favore delle chiusure festive e domenicali anche le diocesi del Friuli-Venezia Giulia, che vedono nelle serrande sempre aperte uno scadimento della vita civile e del significato del riposo festivo. “Come sindacati di categoria – si legge in una nota congiunta – abbiamo sempre espresso la nostra piena e motivata contrarietà alla completa liberalizzazione degli orari commerciali. È evidente a tutti che le problematiche che ne sono scaturite infatti hanno determinato il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro del personale del settore senza contribuire alla crescita di reddito e occupazionale. Ormai possiamo affermarlo con sicurezza: la liberalizzazione totale degli orari commerciali è stata incapace di determinare positivi effetti occupazionali e tutte le argomentazioni utilizzate a sostegno delle liberalizzazioni, secondo le quali sarebbero aumentati i livelli di servizio e calati i prezzi al consumo, si sono rivelate non corrispondenti al vero. Nei fatti è aumentata invece la competizione tra grande distribuzione commerciale e piccolo commercio al dettaglio”. Per i sindacati “una società che non è più in grado di festeggiare con il riposo alcuna ricorrenza laica e religiosa è una società destinata a perdere i valori fondanti della democrazia. Ormai i tempi sono maturi per un revisione della normativa nazionale, perché la politica deve fare il bene comune e non solo di una ristretta parte – concludono – oltretutto a discapito di altri”.

Plauso alla Giunta regionale che porterà la questione alla Corte Costituzionale

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