L'Opinione

Un anno di "sospensione" (alias chiusura) del punto nascita e della pediatria di Latisana. Ma siamo proprio sicuri che per rendere più sostenibile la nostra sanità bisogna iniziare "tagliando" i servizi di prossimità a mamme e bambini? Alcune ricerche dicono che servono più pediatri (anche e soprattutto per insegnare stili di vita corretti) piuttosto che geriatri e i dati dicono che dove non si chiudono i piccoli punti nascita la mortalità è inferiore che da noi. 

Presentate oggi (giovedì 5 gennaio) 1500 firme per chiedere un controllo più capillare di Borgo Stazione, il quartiere più frequentato dalla centinaia di richiedenti asilo accolti dalla città di Udine. L'opinione e il sentire della gente merita sempre rispetto, specie nei casi, come questo, in cui l'iniziativa si dichiara e vuole apertamente rimanere lontana da strumentalizzazioni politiche. Tuttavia alcune considerazioni e domande ai promotori si impongono. Le ho poste anche alla conferenza stampa, ma non ho ricevuto sostanzialmente risposta e quindi le rilancio sul web.

«Sì» o «No» al referendum costituzionale del 4 dicembre. Ecco tre valori-guida che dovrebbero essere ben presenti in ognuno nella cabina elettorale (clicca per leggere tutto l'editoriale)

Se indìco un referendum per la fusione di due comuni, uno grande e uno molto piccolo, non posso pensare di mettere tutte le schede in un’unica urna e di contare i “sì” e i “no”. Fatalmente, i cittadini del piccolo comune non conterebbero nulla, e a decidere sarebbero solo i residenti nell’ente più grande. Detta così, si tratta di un ragionamento elementare, ma è proprio quello che sta accadendo tra Gemona del Friuli e Montenars dopo il voto di domenica 6 novembre. A Gemona hanno trionfato i “sì” con l’81,55%. A Montenars hanno trionfato i “no” con il 68,61%. Secondo la legge regionale vale solo il “sì” dei gemonesi, mentre il “no” dei piccoli vicini non conta nulla. Urge un sussulto di democrazia. Per rendere effettiva la fusione occorre una legge del Consiglio regionale. Le forze politiche si mettano una mano sulla coscienza e rispettino i cittadini. Anche quelli dei piccoli comuni.

L'editoriale del direttore de "la Vita Cattolica" nel numero del 12 ottobre 2016: Chiariamo subito una cosa: nel dare un giudizio sulla firma della «Carta di Udine» a difesa delle Regioni speciali, siglata venerdì 7 ottobre da Friuli-Venezia Giulia, Sardegna e le Province autonome di Trento e di Bolzano, vogliamo subito eliminare due opinioni estreme. Non hanno ragione i critici che la qualificano come carta straccia, la foglia di fico per coprire la vergogna di un comizio del Pd a favore del «sì» per le riforme costituzionali pagato con i soldi della Regione, quindi dei contribuenti. Dal punto di vista giuridico non crea impegni e diritti per nessuno, ma il comune intento di 4 enti a Statuto speciale, «benedetto» in qualche modo dalla presenza del ministro degli Affari regionali, Enrico Costa, un valore politico ce l’ha. Detto questo, non possiamo nemmeno sottoscrivere l’enfasi con cui la presiedente Debora Serracchiani ha ricoperto l’evento: «Questa riforma rafforza in maniera importante le Regioni e le province autonome». E ancora: «Per la prima volta nella riforma si parla di un intesa che pone i sottoscrittori, Governo e Regioni, sullo stesso piano, a trattare delle materie di competenza dell’uno e delle altre».

Dacca e Nizza: due realtà così distanti e diverse (la poverissima capitale del Bangladesh e la città scintillante della opulenta Costa Azzurra) eppure unite ora da una scia di sangue che passa anche in Friuli. Avevamo appena asciugato le lacrime per la morte degli imprenditori Cristian Rossi di Feletto Umberto e Marco Tondat di Cordovado, uccisi nella terribile strage dell’Holey Artisan Bakery nella capitale bengalese, che dalla Francia arriva la conferma che tra le 5 vittime italiane della carneficina di giovedì 14 luglio sulla nizzarda Promenade des Anglais c’è anche la friulana Gianna Muset, 68 anni, originaria di San Pier d’Isonzo e residente a Voghera (Pavia), deceduta con il marito, Angelo D’Agostino, 71 anni.

L'editoriale del direttore Roberto Pensa su "la Vita Cattolica" del 9 marzo 2016. La Regione paga 120 euro per ogni pernottamento negli alberghi diffusi del Friuli-Venezia Giulia. Non resta che indignarsi? È tutto da buttare via. Assolutamente no. Anzi, bisognerebbe investire ancora di più sul turismo, specie in montagna, ma in maniera intelligente. La Regione si preoccupi meno di distribuire finanziamenti e più di elaborare strategie.

Potrà anche sembrare enfatica la definizione di «più grande manifestazione dell’Italia repubblicana» ma il «Family Day», celebrato a Roma sabato 30 gennaio, è stato senz’altro una eccezionale dimostrazione di democrazia e di partecipazione popolare.