Rischio aumenti fino al 112% a causa di un «disallineamento normativo».
Confindustria si mobilita
UDINE (3 febbraio, ore 11) - Rischio «mazzata» sulle bollette relative ai consumi energetici delle imprese regionali: il problema, immediato e pressante, è stato sollevato da Unindustria Pordenone e dalle territoriali in Confindustria regionale, dov’è stato compiuto un primo passo nei confronti della direzione regionale delle Finanze.
La materia è semplice: dal 1° gennaio, in Italia, è scattato l’aumento dell'aliquota dell'accisa erariale, stabilita in 0,0121 euro/kWh. Nelle sole regioni a statuto speciale - a causa di un mancato coordinamento della disciplina fiscale rispetto a quelle a statuto ordinario - è rimasta in vigore anche l'addizionale provinciale sull'energia elettrica che, nel Pordenonese, è stabilita in 0,0103 euro/kWh sui primi 200.000 kWh consumati nel mese.
Due esemplificazioni: un'impresa che consuma 5.000.000 kWh/anno - è stato calcolato - dovrà affrontare un aumento delle accise del 112% - qualora permanga la duplicazione - o del 50% nel caso di riallineamento. Chi, invece, consuma 900.000 kWh/anno, dovrà affrontare un aumento del 73% - qualora permanga la duplicazione - o una diminuzione del 9% in caso di riallineamento.
Che fare dunque? Le azioni di Confindustria Fvg hanno persuaso la Regione a mobilitarsi presso la presidenza del Consiglio per ottenere l'immediata cessazione della disparità di trattamento fiscale. Il Governo – fa sapere Unindustria Pordenone – si è impegnato a porre rimedio quanto prima a questa spiacevole situazione.