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«Gesù è luce», l'omelia di Natale dell'Arcivescovo di Udine

L'omelia che mons. Andrea Bruno Mazzocato, ha pronunciato durante la Santa Messa di Natale, in Cattedrale a Udine, sollecitando i fedeli a non rassegnarsi alla paura e alla stanchezza morale.

«Gesù è luce», l'omelia di Natale dell'Arcivescovo di Udine

Cari Fratelli e Sorelle, 

desidero condividere con voi alcune riflessioni semplici e sincere che ci portino speranza e gioia in questo Santo Natale che è inevitabilmente segnato da stati d’animo di incertezza e di preoccupazione generati dalla situazione che stiamo condividendo tutti ormai da parecchi mesi. 

Non voglio, però, usare parole mie ma, piuttosto, la Parola ispirata da  Dio stesso ed espressa dal profeta Isaia che, secoli prima della nascita di Gesù, annuncia al popolo ebreo la venuta del Messia, del Salvatore inviato da Dio: «Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce, su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia». 

Con la venuta del Messia Dio avrebbe acceso la sua Luce in mezzo a uomini che brancolavano al buio e avrebbe fatto sgorgare la gioia e la speranza in cuori rassegnati alla tristezza.

Anche noi abbiamo bisogno di un faro di luce che indichi la via di uscita dalla bufera della pandemia che ci ha sorpreso. L’attendiamo dalla scienza e dalla medicina che, con straordinario impiego di energie e di mezzi economici, hanno messo a punto, in tempi record, dei vaccini. Mentre confidiamo in questi antidoti, tocchiamo con mano anche i limiti delle possibilità umane.

Per questo, oltre ai nostri sforzi, noi continuiamo ad invocare la Beata Vergine delle Grazie come i cristiani e i friulani hanno sempre fatto quando sono stati minacciati nella salute.  Chi di noi ha più fede preghi con più costanza Maria che è sempre accanto al suo Figlio Gesù, come contempliamo nel presepio.

Dentro questa pandemia che si prolunga nel tempo, ci rendiamo sempre più conto che il virus non minaccia solo la nostra salute fisica ma anche quella psicologica, mentale e morale perché fa penetrare in noi stati d’animo pesanti di paura, stanchezza morale, ansia per il futuro, sospetto verso l’altro. È un contagio che prende il cuore e la mente e che, più o meno, tocca tutti mentre quello fisico riguarda solo alcuni. Se cediamo ad esso, il virus avrebbe veramente vinto perché arriverebbe ad ammalarci l’anima.

Come reagire a questo contagio negativo a cui, purtroppo, stanno contribuendo anche i mezzi di comunicazione? Abbiamo bisogno di un vaccino spirituale che ci aiuti a guarire il cuore quando si intossica di paure, tristezze, chiusure in noi stessi. 

Il medico che lo fornisce è nato a Betlemme 2000 anni fa e si chiama Gesù del quale stiamo celebrando la sua venuta nel mondo dal grembo vergine di Maria. Appena nato ha guarito i cuori dei pastori che erano intristiti e induriti da un lavoro ingrato e da tanti pregiudizi contro di loro. Incontrando quel bambino, indicato dall’angelo, hanno sentito scendere nel cuore una goccia di un amore tenero, buono e gratuito che non conoscevano: era l’Amore che scendeva da Dio e che Gesù portava tra gli uomini che aveva scelto come fratelli. Nei cuori dei pastori è avvenuto un miracolo; sono guariti dalle ferite e dalle durezze e si sono riempiti di amore e di gioia. Subito sono andati per le strade di Betlemme a diffondere quella gioia e ad invitare tutti ad andare da Gesù.

Di quel vaccino spirituale abbiamo bisogno anche noi per non restare intossicati dalla pandemia. Apriamo il cuore con la preghiera e confessiamo a Gesù e a Maria ciò che ci sta pesando e preoccupando. Saprà lui come far entrare in noi il suo Spirito di Amore e renderci forti per lottare contro le paure e le rassegnazioni, contro la tentazione a chiuderci in noi stessi disinteressandoci degli altri. Saprà lui far risorgere in noi il gusto e la volontà di aprire gli occhi verso chi ci sta vicino, di entrare nella sua solitudine per portare una goccia di amore e di delicata solidarietà.

Questa è la vera vittoria contro il virus di cui abbiamo bisogno adesso e avremo bisogno nel prossimo futuro. Saremo più forti contro questo infido parassita se torneremo a gettare ponti tra i cuori e se noi per primi andremo verso l’altro per portargli affetto, stima, solidarietà, ascolto. Cominciamo dalle persone a noi più vicine in famiglia, tra parenti, con i vicini di casa con i colleghi di lavoro e così via. 

Ce la faremo, però, se ci muoviamo tutti da quel punto di partenza da cui partirono i pastori: la culla di Gesù. Lui solo ci dona quella goccia divina di amore che potremo condividere con gli altri. Continuiamo, allora, la Santa Messa pregando veramente e chiedendo a Gesù che guarisca il nostro cuore e lo renda più forte per portare in questo Natale una goccia del suo amore a chi ci sta accanto.

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