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Un nuovo futuro per il tumulo di Sant'Osvaldo

Firmato un nuovo accordo tra Università, Comune e Ministero, sarà finalmente possibile entrare nel cuore dell'antico monumento funerario, risalente a quattromila anni fa, appartenuto a un antico abitante del territorio udinese

Un nuovo futuro per il tumulo di Sant'Osvaldo

La valorizzazione, fruizione e manutenzione del tumulo funerario protostorico di Sant’Osvaldo a Udine, risalente a circa quattromila anni fa, sono l’obiettivo di un protocollo d’intesa firmato dal rettore dell’Università di Udine, Roberto Pinton, dal direttore del Segretariato regionale del Ministero dei beni culturali, Roberto Cassanelli, e dal sindaco di Udine, Pietro Fontanini.

La tomba di Sant’Osvaldo riveste un ruolo fondamentale per la conoscenza del Friuli antico tra protostoria e periodo romano. Sorge, infatti, in un’area semiperiferica di Udine, un tempo denominata “Pras de tombe”, che è stata luogo di sepoltura nell’antica età del Bronzo e sito di attività produttive in tarda epoca romana. Fu realizzato intorno al 2000-1900 a. C (antica età del Bronzo) per seppellire un uomo giovane e robusto di 25-35 anni. Il sito è stato esplorato tra il 2000 e il 2002 dal gruppo di ricerca per la protostoria, diretto da Paola Càssola Guida, del dipartimento di Studi umanistici e del patrimonio culturale dell’Ateneo friulano.

Allo scavo archeologico è seguito il ripristino dell’antico monumento, musealizzato mediante la realizzazione di un ambiente che consente la visita alla sepoltura, originariamente inaccessibile. Diversamente dalle tombe etrusche o micenee, infatti, il tumulo udinese non ha mai contenuto una tomba a camera accessibile dall’esterno. Dell’inumato, inoltre, è stato eseguito un calco di resina poliestere di perfetta aderenza all’originale che, sistemato in situ, consente al visitatore di apprezzare le caratteristiche del defunto nella posizione originaria rilevata dagli archeologi. 

«Grazie a questa preziosa collaborazione – spiega il rettore, Roberto Pinton – il tumulo di Sant’Osvaldo potrà diventare a tutti gli effetti un patrimonio pubblico condiviso a disposizione di tutti e una preziosa risorsa per il turismo culturale di Udine e di tutto il Friuli Venezia Giulia. Questo sito archeologico di grande valore nell’ambito della preistoria italiana ed europea è stato esplorato e studiato con rigore per la prima volta dai ricercatori del nostro ateneo. Ora, grazie anche alle opere già realizzate che rendono visibile la sepoltura dell’inumato con una soluzione originale, sarà finalmente possibile entrare nel cuore di un monumento funerario di quattromila anni fa appartenuto a un antico abitante del territorio udinese».

«La firma di questo protocollo da parte del Comune, dell’Università e del MiBACT – sottolinea il sindaco di Udine, Pietro Fontanini – è un evento a suo modo storico perché ci permette di rendere finalmente accessibile agli studiosi e ai semplici curiosi un monumento che rappresenta non solo una delle più antiche e significative testimonianze della presenza umana sul nostro territorio, ma anche uno dei reperti archeologici risalenti all’età del bronzo di maggior valore a livello europeo».

Nell’ambito delle attività di tutela del sito archeologico udinese, l’ateneo garantirà l’accesso al pubblico e la manutenzione ordinaria del manufatto, degli impianti e dell’area circostante il tumulo. Il Comune, tramite i Musei civici, fornirà strumenti e risorse per favorire la conoscenza del sito, organizzando eventi condivisi con i partner, mentre il Segretariato regionale del MiBACT fornirà il supporto istituzionale ai progetti e alle iniziative volte alla promozione culturale e turistica del tumulo.

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