Friuli, un popolo tra le macerie

Friuli, un popolo tra le macerie

Libro completo di dvd

«Friuli. Un popolo tra le macerie» è la seconda edizione del volume pubblicato, nel 1977, dal Centro di Documentazione e informazione dell’Arcidiocesi di Udine, per raccontare il primo anno del dopo terremoto. La ristampa di questo libro, edita dalla Vita Cattolica, è stata voluta dalla Commissione diocesana per il 40° del terremoto. Aperto dalla prefazione di p. David Maria Turoldo e contenente testi di Gian Carlo Menis, Francesco Placereani, Duilio Corgnali, Federico Rossi, Francesco Dal Mas, Rinaldo Fabris, Fiore Piovesana e Roberto Jacovissi, il libro si presenta come una «controstoria» del terremoto. «È un libro inquietante per tutti – scrisse sulla Vita Cattolica del 9 luglio 1977 il direttore Ottorino Burelli, recensendolo –: particolarmente se uno vi si accosta con quello spirito di perbenismo tradizionale che, superato l’attimo della tragedia, si orienta sempre e comunque ad una lettura moderata dei fatti e delle conseguenze. “Friuli. Un popolo tra le macerie” vuol essere decisamente una controlettura di un tempo, quello del terremoto e del dopo immediato, che ufficialmente è stato presentato con interpretazioni spesso neutre e più spesso addomesticate. Una controlettura che nessuno certo può prendere per verità indiscutibile in tutte le sue affermazioni: ma uno sforzo di riequilibrio nella conoscenza di avvenimenti taciuti, di comportamenti nascosti, di mille particolari rimasti intenzionalmente nel silenzio».

Allegato al libro, c’è anche un Dvd dal titolo «Un terremoto per tutti», a cura sempre del CdDi realizzato in vista dell’Assemblea dei Cristiani del Friuli del 17-19 giugno 1977. Si tratta di un documentario di circa 20 minuti, contenente toccanti interviste realizzate nelle tendopoli dopo il sisma. La ristampa di libro e dvd, scrive mons. Duilio Corgnali, coordinatore della Commissione diocesana per il 40° del terremoto, «vuole essere un contributo alla conservazione della memoria o, per meglio dire, alla trasmissione della memoria per quella generazione di friulani che quell’evento non l’hanno vissuto e che di quell’evento poco o nulla sanno dei patimenti, delle lacrime di disperazione, delle bestemmie e delle preghiere, del suodre di sangue di cui è imbevuta la speranza tradotta infine in ricostruzione-rinascita, quello che vien detto “modello Friuli”».

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