L'Editoriale
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L'editoriale della settimana

di don Daniele Antonello

Tra verità e fake news
Pubblicato su "la Vita Cattolica" nr. 45/2023

L'editoriale della settimana

Tra le molte unicità del nostro Friuli ce n’è una di recente ideazione, che parla la lingua della cultura odierna. È il «Fake news fest», l’unico festival in Italia dedicato interamente alla disinformazione e alle notizie false (possiamo tradurre in questo modo il termine “fake news”) e che fino al 19 novembre, a Udine, affronta temi legati non solo alla disinformazione (fenomeno di vecchia data, ma letteralmente esploso con i social media), ma anche intelligenza artificiale, educazione, lingua friulana e quant’altro. È il Censis ad aver tracciato, lo scorso luglio, l’ultimo quadro sulla disinformazione in Italia, e le tinte non sono solo fosche: oltre quattro italiani su cinque ammettono di non avere gli strumenti per discernere con esattezza se una notizia sia vera o falsa, segno che c’è consapevolezza sulla necessità di interventi di formazione ed educazione sul tema. L’iniziativa udinese, pertanto, ha i connotati per essere particolarmente preziosa. Tra le righe del suo programma possiamo leggere due fili conduttori: la qualità dell’informazione e la ricerca della verità: sono entrambi temi che interrogano queste pagine.

Quella che possiamo definire buona informazione è la missione di questo settimanale, e ce lo ricordiamo senza mezzi termini. Siamo consapevoli di essere minoranza in un panorama mediale in cui troppo spesso a farla da padrone sono schiamazzi e superficialità, elementi che rischiano di condurre la lettura di giornali e lo “scroll” sui social media direttamente verso la confusione delle opinioni e il sicuro (ma insano) rifugio nella polarizzazione, esacerbando gli animi e creando schieramenti. Ne sono una prova i casi di cronaca recente: la dolorosa vicenda della bimba inglese Indie Gregory e il dibattito “nostrano” sul suicidio assistito, passando dalla narrazione della situazione migratoria, al clima che cambia, ai conflitti in Ucraina e in Terra Santa. Dovunque ci sono schieramenti e fake news, leggere la realtà con lucidità è cosa da equilibristi. Chi ha ragione? Chi ha torto? Dove sta la “linea rossa”? La testata del nostro settimanale porta scritto quell’aggettivo, “cattolica”, che ci ricorda la necessità di uno sguardo universale sulla realtà. È un antidoto alla costruzione di tifoserie che urlano opinioni, è un rimedio al fenomeno delle “camere di risonanza” (echo chambers), autentiche bolle di convinzioni tristemente e poveramente uniformi. Ciò non significa svilire l’identità di quella cattolicità, ma al contrario riscoprirla: dalla radice della fede in Cristo, che inviò i suoi «fino ai confini del mondo» sentiamo il mandato di offrire un’informazione sincera, profonda e approfondita, di qualità, che denunci l’ingiustizia, ma sappia ascoltare e orientare alla speranza. Con un tono equilibrato, capace di alzare la mano senza sbraitare nel marasma del dibattito pubblico.

Ma c’è un secondo aspetto. Un festival sulle fake news, dicevamo, ferma il pensiero sul tema della verità. Una parola che, forse, non è azzardato scrivere con la maiuscola, Verità, perché ha a che fare con un Dio fattosi Uomo, Gesù Cristo, che definì se stesso “via, verità e vita”. Non c’è Verità senza giustizia (lo ricordava a più riprese San Giovanni Paolo II) e senza carità (Benedetto XVI). Ultimo solo in ordine di tempo, lo stesso Papa Francesco nel messaggio per la Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali del 2018 - intitolato proprio «La verità vi farà liberi (Gv 8,32). Fake news e giornalismo di pace» - scriveva come «per discernere la verità occorre vagliare ciò che asseconda la comunione e promuove il bene e ciò che, al contrario, tende a isolare, dividere e contrapporre». La Verità, quindi, non è solo ciò che è vero (e come tale, in queste pagine, proviamo a raccontarlo), ma è anche ciò che conduce al bene. Verità è tentare ogni via, anche quelle apparentemente impercorribili, verso la pace; Verità è offrire opportunità di rilancio a chi è in carcere; Verità è ricordare che ogni vita è curabile anche se inguaribile; Verità è dedicare una giornata alla solidarietà; Verità è celebrare chi – come il cardinale Pironio – ha dedicato la propria vita al prossimo. Verità, in definitiva, è porre al centro quell’umano che, soprattutto nella fragilità, Emmanuel Mounier definì «una bianca piccola ostia che ci supera tutti», scintilla di divino.

Questa speciale Verità è un formidabile antidoto alle fake news, alla disinformazione, alle bolle di risonanza mediatica. Perché pone al centro ciò che ci unisce come fratelli e sorelle, la nostra umanità.

don Daniele Antonello

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