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Perché un tumore resiste alla chemio? Partito uno studio

A Udine un progetto di ricerca finanziato da Airc che potrebbe consentire di prevedere lo sviluppo delle neoplasie e massimizzare le cure

Perché un tumore resiste alla chemio? Partito uno studio

Fondazione Airc per la ricerca sul cancro ha destinato 99.800 euro al sostegno della prima annualità di un progetto di ricerca dal titolo "Un approccio farmacologico per modulare l’epigenetica del cancro", proposto e condotto da Eros Di Giorgio del dipartimento di Area medica dell’Università di Udine. Obiettivo dello studio è identificare i meccanismi che rendono le cellule tumorali resistenti ai chemioterapici e prevedere la risposta dei pazienti a terapie multiple. Un’ulteriore finalità del progetto è creare un atlante dettagliato delle modifiche epigenetiche che accompagnano e anticipano le mutazioni e le alterazioni genetiche nel cancro colon-rettale e nei sarcomi. I risultati della ricerca iniziata da poco, se confermati dagli studi sperimentali che saranno avviati, potrebbero consentire di prevedere l’evoluzione delle neoplasie, in particolare del cancro colon-rettale e dei sarcomi, e di pianificare un approccio terapeutico che massimizzi l’efficacia delle cure.

«Con questa ricerca – spiega Eros Di Giorgio – ci proponiamo in particolare quattro risultati principali: identificare i meccanismi di resistenza ai chemioterapici classici; individuare le sottopopolazioni tumorali che emergono dopo i primi cicli di trattamento; offrire un piano terapeutico personalizzato, prelevando le cellule dalle biopsie dei pazienti reclutati e ponendoli in coltura, e, infine, creare un atlante epigenetico delle alterazioni tumorali».

Lo studio si inserisce dunque nel filone più all’avanguardia della ricerca in questo settore, la medicina di precisione, che mira a massimizzare l’efficacia terapeutica e a identificare i meccanismi che rendono le terapie inefficaci, valutando i casi paziente per paziente.

Il progetto, della durata di 5 anni, è sostenuto da Fondazione AIRC con un My First AIRC Grant, destinato a ricercatori sotto i 40 anni che consente di gestire propri fondi in maniera indipendente e di iniziare a costituire un nuovo team di ricerca nella propria università di appartenenza.

«Grazie ad AIRC e alla disponibilità del dipartimento di Area medica dell’Università di Udine – dice Di Giorgio – cercheremo di utilizzare al meglio questi fondi per poter realizzare qualcosa di concreto nella lotta contro il cancro. Ci impegneremo al massimo per non tradire le attese e la fiducia riposta in noi».

Eros Di Giorgio, trentatré anni, laureato in Biologia e Genomica funzionale, ha iniziato il suo percorso scientifico approfondendo i meccanismi di morte cellulare controllata. Si è poi dedicato allo studio delle modifiche epigenetiche che accompagnano l’oncogenesi e la progressione neoplastica nel laboratorio di Biologia applicata dell’Università di Udine, diretto dal prof. Claudio Brancolini. Ha conseguito a Udine il dottorato di ricerca in Scienze biomediche e biotecnologiche e la sua ricerca post-doc è stata sostenuta per tre anni dalla Fondazione Airc.

Nella foto: il gruppo di ricerca che ha lavorato per ottenere i dati preliminari del progetto; da sinistra Sowmeya Mallavarapu, Luca Iuliano, Eros Di Giorgio, Liliana Ranzino, Martina Minisini, Vanessa Tolotto; non presente in foto Teresa Gagliano.

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