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Via allo spoglio in 39 comuni

Via allo spoglio nei 39 comuni del Friuli-Venezia Giulia nei quali si è votato per il rinnovo delle Amministrazioni comunali. L'affluenza alle urne (dato italiano) si è attestata intorno al 65% (alle precedenti omologhe era andato alle urne il 71%). A Trieste ha votato appena il 53,5%.

Via allo spoglio in 39 comuni

Urne aperte domenica 5 giugno per il primo turno delle elezioni amministrative in Friuli-Venezia Giulia. Si voterà per il rinnovo di 39 Amministrazioni comunali di cui quattro che, superando la soglia dei 15 mila abitanti, sono chiamate all’eventuale secondo turno di ballottaggio (19 giugno) per l’elezione diretta del sindaco: Trieste, Pordenone, San Vito al Tagliamento e Cordenons. Le operazioni di voto si svolgeranno dalle 7 alle 23.

Il 19 giugno si terranno anche i referendum consultivi per due fusioni fra Comuni: quelli di Monfalcone, Staranzano e Ronchi dei Legionari, e di Codroipo con Camino al Tagliamento.

In provincia di Udine si vota a Latisana, Tarcento, Majano, Palmanova, Bagnaria Arsa, Palazzolo dello Stella, Ruda, Torviscosa, Nimis, Paularo, Porpetto, Bertiolo, Aiello del Friuli, Torreano, Ronchis, Moimacco, Villa Vicentina, Comeglians, Sauris, Resiutta, Dogna, Drenchia. Lo spoglio delle schede avverrà lunedì a partire dalle 8.

Il voto di domenica 5 è importante non solo per i Comuni che confermeranno o cambieranno il sindaco, ma anche per la Regione e per il Governo, quindi per i delicati equilibri politici del futuro.

Alle urne si recherà un terzo della popolazione regionale e in particolare gli elettori di Trieste e Pordenone. Se in queste due città i sindaci di centrosinistra dovessero lasciare il posto ai loro concorrenti di centrodestra, per la maggioranza su cui si reggono Debora Serracchiani e Sergio Bolzonello sarebbero dolori. Per Serracchiani anche in quanto vicesegretaria del Pd. E per Bolzonello che già sindaco di Pordenone, aspira a sostituire Serracchiani al prossimo giro in Regione.

Analogo il discorso in ambito italiano. Se il Presidente del Consiglio e segretario del Pd, Matteo Renzi, perdesse sia a Roma che a Milano, s’incrinerebbe quella fiducia che lo stesso premier ha, peraltro, posto alla verifica con il referendum di ottobre sulle riforme. Tra le grandi città d’Italia si voterà anche a Torino e a Napoli. A Torino dovrebbe farcela il ricandidato sindaco uscente, Pietro Fassino, a Napoli l’uscente Luigi De Magistris.

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