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Serracchiani: «La lezione del terremoto ci insegni ancora ad essere costruttori di benessere»

L'intervento della presidente della Regione Serracchiani

Si è da poco concluso l’intervento della presidente della Regione, Debora Serracchiani, in occasione del Consiglio regionale straordinario con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Serracchiani ha sottolineato «come il terremoto sia stato prova terribile che ha forgiato il popolo friulano e da allora, le tante peculiarità storiche e linguistiche che lo caratterizzano, si sono avviate a diventare la ricchezza di una sola comunità che prima ha scavato tra le materie poi si è conosciuta e ha camminato insieme».

La Presidente ha evidenziato, inoltre, che «senza la forza incredibile del popolo friulano, dimostrato nella tragedia, mai sarebbe nato il “modello Friuli”, frutto anche di quel rapporto che si è instaurato tra la Regione e i parlamentari che parlarono a una sola voce». Ha ricordato «l’opera di ricostruzione affidata alla Regione e la possibilità ricorrere alla delega agli enti locali», quale passo fondamentale del dopo sisma. Nel suo intervento un pensiero di gratitudine a tutti i volontari arrivati da ogni parte d’Italia e del mondo e in particolare agli alpini – ha ricordato i 29 giovani militari morti nel crollo della Caserma Goi Pantanali di Gemona –, che insieme alle Forze dell’ordine si sono immediatamente mobilitati in aiuto della popolazione.

Non solo. «Allora il Friuli ha preso coscienza di avere un ambasciatore silenzioso nel mondo: i friulani emigrati per lavoro» che si sono organizzati e hanno dato una mano preziosa per la rinascita del Friuli. «Allora – ha aggiunto –, evitando qualsiasi discorso di tipo assistenziale fu fondamentale che alla perdita della casa non si sommò anche la perdita del lavoro» e le fabbriche cominciarono da subito a riaprire i battenti. Serracchiani, ricordando anche la nascita della Protezione civile, ha concluso il suo discorso puntando l’attenzione sul fatto che «i friulani hanno ricostruito il Friuli non solo dove era e come era ma meglio di prima».

E tanti sono stati «i segni di civiltà scaturiti dalla tragedia; dobbiamo avere l’orgoglio di continuare ad esserne all’altezza. Fermarsi dove siamo arrivati non sarebbe nella natura della nostra gente per questo dobbiamo essere ancora costruttori di benessere per tutti a partire dalle nostre radici, dalla storia di cui andiamo fieri».

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