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A Gemona S. Messa con le diocesi gemellate col Friuli dopo il terremoto

«Vecje anime dal Friûl, no sta murî»

L'Arcivescovo Mazzocato ha ricordato mons. Battisti e il suo invito accorato dopo il terremoto del 1976. Presenti numerosi vescovi delle 80 diocesi gemellate, Serracchiani, Fontanini.

«Vecje anime dal Friûl, no sta murî»

Grande commozione, questo pomeriggio, nel Duomo di Gemona, dove si è tenuta la solenne concelebrazione di suffragio per i mille morti del terremoto di 40 anni fa e di ringraziamento per quanti hanno operato nei 77 comuni sinistrati, a partire dalle 80 diocesi gemellate. «Come suo indegno successore, desidero ripetervi il suo invito accorato: “Vecje anime dal Friûl no sta murî”»: così si è rivolto ai numerosi friulani presenti l’arcivescovo mons. Andrea Bruno Mazzocato, ricordando mons. Alfredo Battisti, «il vescovo della ricostruzione». «Per la sua onestà spirituale e intellettuale, mons. Battisti non si è accontentato di frasi fatte – ha sottolineato ancora mons. Mazzocato - , ma ha fatto proprie le domande strazianti che le persone quasi gli gettavano addosso e ha cercato luce dall’unica fonte che conosceva: la Parola di Dio. Ha indicato una speranza affidabile per il popolo friulano rileggendo la storia travagliata e di salvezza dell’antico popolo di Dio». Con Mazzocato hanno concelebrato i vescovi Pietro Brollo, Diego Causero, Lucio Soravito, Redaelli di Gorizia, Crepaldi di Trieste, Cecobelli di Gubbio, Santoro di Avezzano, Ciro di Vallo della Lucania, Cavina di Carpi, Maniago di Castellaneta, Giusti di Livorno, Malvestiti di Lodi, Zore di Lubiana, Stucchi ausiliare di Milano, Lemmo ausiliare di Napoli, Solmi di Parma, una decina di altri sacerdoti in rappresentanza delle diocesi. Numerosi i sindaci e gli ex sindaci protagonisti della ricostruzione, accompagnati dai parroci di allora e di oggi. Folta e qualificata anche la delegazione della Regione, in testa la presidente della Giunta Debora Serracchiani e il presidente del Consiglio Franco Iacop, e della Provincia di Udine, con il presidente Pietro Fontanini.

 
«Quando si parla di modello Friuli si ha in mente la ricostruzione, il rilancio, lo sviluppo del Friuli, oltre la drammaticità degli eventi, in sostanza il saper ricostruire dopo per migliorare le nostre comunità» ha dichiarato la presidente Serracchiani, entrando in duomo. Alla domanda che cosa dirà al presidente della repubblica, Sergio Mattarella, in visita domani al Friuli, la governatrice ha risposto: «Gli presenteremo tutto il lavoro che è stato fatto da chi mi ha preceduto. Le istituzioni che hanno trovato una coesione politica e istituzionale importante che raramente si è vista, popolazioni che si sono tenute insieme con forza e che hanno saputo davvero guardare in faccia al dramma e riuscire a venirne fuori».

«Nell’Anno Santo della Misericordia, Dio Padre accolga tutte le vittime del terremoto in eterno in quella Comunione dei Santi che attende anche noi e che è la nostra speranza che non delude» ha pregato ancora mons. Mazzocato.

La celebrazione si è conclusa con una supplica davanti al "Crist dal taramot" di mons. Mazzocato, accompagnato da due sopravvissuti e da due bambini.

Nella mattinata, a Udine, la Caritas italiana ha avviato una riflessione su tutte le emergenze di questi 40 anni, a cominciare da quella del Friuli, dalla quale ha preso avvio in particolare per iniziativa di mons. Giovanni Nervo.

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