«Sono giunta a Bordano per un incontro casuale fatto in treno con una piccola Sorella di Gesù, Renata, che da Roma veniva in Friuli (lei friulana) per un mese a dare il suo contributo nella zona terremotata. Dopo lei sarei venuta io. In quel 30 agosto 1976 sono arrivata nella mattinata. Cosa vedo? Dove c’erano campi di granoturco, un campo di tende, case distrtte o pericolanti, gente in strada o in tenda desiderosa di una parola, di uno sfogo per superare la paura di una terra che ancora trema, gente del paese e volontari che sfidano il rischio per aggiustare alcuni tetti». Così suor Fides (al secolo Jolanda Bertoldi), da 50 anni a Bordano.
Il raduno: costruire oggi il volontariato di domani
Il terremoto, la ricostruzione, la rinascita. Un mosaico di tante storie. Che sfidano il tempo come quella tra gli Scout dell’Agesci del Vicenza1 e proprio Bordano. Per chi ne vuole sapere di più, l’invito è a partecipare al raduno di domenica prossima a Gemona dal significativo tema “Costruire oggi il volontariato di domani”. Appuntamento dalle 10 alle 15.30 al Centro parrocchiale Glemonensis. A tema le sfide attuali del servizio di volontariato, la collaborazione tra le varie realtà del territorio, e le emergenze sociali ed ambientali.
È in questo contesto che suor Fides porterà la sua testimonianza: all’interno di uno dei più storici gemellaggi.
Suor Fides, 50 anni di fedeltà
Continua così la testimonianza della religiosa: «In questo contesto nasce la “storia sacra” con il Vicenza1. Ci accomuna lo stesso obiettivo: aiutare gente ferita da un terremoto che aveva distrutto in pochi secondi i sogni, i sacrifici di una vita, anni di lavoro all’estero per costruirsi una casa. La sintonia con gli Scout è spontanea, il dialogo più che normale. L’amicizia ed il legame tra noi sono nati subito, ne è testimonianza la baracca che dopo qualche settimana gli Scout hanno iniziato e ultimato di lì a qualche mese perché fosse punto di riferimento per il paese di rientro dall’esodo di Lignano e un luogo più sicuro per le suore». Suor Fides, alla luce dell’esperienza, riconosce agli Scout di aver saputo coniugare la loro sensibilità sociale e politica, aperta agli eventi della storia, con l’attenzione agli ultimi, alle piccole realtà. Quella tra gli scout vicentini e Bordano è una storia fatta di campi estivi ed invernali, obiettori in servizio civile, feste sul San Simeone, sfilate di carnevale che si rinnovano di anno in anno.

«A Bordano – raccontano gli Scout vicentini – eravamo arrivati perché il parroco era don Paolo Varutti, prete che faceva parte dell’Associazione dei Preti del Prado. Negli anni successivi l’impegno era stato quello di sostenere il sogno di pre Pauli di riavviare l’attività agricola che la forte emigrazione aveva azzerato. Il sacerdote sale al cielo prematuramente, ma intanto era cresciuta la confidenza con la comunità delle Suore Rosarie di Udine: suor Antonia e suor Fides che all’indomani del terremoto avevano deciso di radicarsi in quella terra così duramente messa alla prova per vivere un’esperienza di vicinanza con chi soffre. «È da questa amicizia che nasce la domanda di mettere a servizio della comunità di Bordano le nostre competenze educative per offrire ai bambini e ai giovani esperienze di vita Scout».
Nel tempo la comunità delle suore viene messa a dura prova quando suor Antonia viene colpita da una grave malattia e così a Bordano rimane solo suor Fides. Negli ultimi anni la sperata autonomia sta diventando realtà. I campi estivi vedono sempre più spesso alcuni giovani del paese impegnati sia nella progettazione che nella conduzione. Ma certo non sono stati i brillanti risultati a motivare la perseveranza che ha caratterizzato questa grande esperienza di fedeltà.
«Un’esperienza fatta di amicizia, gratuità e sincerità che ha un volto: quello di suor Fides – sottolineano gli scout vicentini –. È in lei che per prima la fedeltà è diventata una realtà concreta. Una fedeltà che chiama a sua volta a diventare fedeli. Ed è da quella testimoniata da Fides che è nata la nostra fedeltà a Bordano che poi si è tradotta in amicizia con le famiglie e con i giovani, in consuetudine con quel paesaggio e con il suo fiume, il Tagliamento. Una fedeltà profetica non fatta di parole ma raccontata da uno stile di vita che con mitezza, ascolto e speranza ti interpella, e alla fine non puoi dire di no».
Francesco Dal Mas














