Anche nell’età della forza che stiamo vivendo, in cui sembra che la pace sia impossibile, ciascuno di noi, non vivendo da spettatore, ma studiando, leggendo, chiedendo, pregando, può fare la differenza per ritornare all’età del dialogo e, quindi, della pace. Lo sostiene, intervistato da La Vita Cattolica, Andrea Riccardi.
Professore emerito di Storia contemporanea, già ministro per la Cooperazione internazionale e l’Integrazione, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Riccardi è intervenuto, lunedì 19 gennaio, all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Udine, tenendo una “Lectio magistralis” dal titolo “La pace è possibile?”.
«Noi siamo nel pieno dell’età della forza e del riarmo – ha affermato Riccardi che abbiamo incontrato prima della cerimonia – la quale si esprime, in particolare, attraverso alcuni conflitti aperti di cui non vediamo la soluzione: l’Ucraina, Gaza, il Sudan, il Kivu, ma anche Myanmar. Purtroppo abbiamo rinunciato alla pace e agli strumenti tradizionali che consentono di ottenerla: il dialogo, la diplomazia, il compromesso, il diritto internazionale, la giustizia. Inoltre siamo nell’età del conflitto che si riversa nei comportamenti sociali. L’assenza di dialogo pare un valore. Per questo la democrazia – la cui essenza è proprio il dialogo – è in forte crisi. Di qui il sovranismo e il populismo. Tutto ciò nasce anche da una realtà, da una società in cui il “noi” – il “noi” famiglia, il “noi” partiti politici, sindacati, il “noi” Chiesa – si va dissolvendo e prevale l’”io”. E tanti “io” hanno bisogno di un “io” più grande in cui identificarsi».
Di fronte a tutto ciò quale via d’uscita vede?
«Bisogna passare dall’età della forza a un’età del dialogo. All’apparenza sembrerebbe che noi cittadini “qualunque” non possiamo fare niente, che le decisioni siano solo dei signori della guerra e della pace. Ma io credo che non sia così, credo che ciascuno di noi può scegliere la pace, può chiedere la pace, può pregare per la pace – perché la preghiera sposta le montagne di odio –, può vivere non da spettatore, informandosi, studiando, leggendo, partecipando, chiedendo che il tema della pace entri nel cuore della politica».
Dal disordine che Trump sta portando sulla scena internazionale può nascere qualcosa di buono?
«In alcuni momenti l’ho sperato, ho sperato che dal caos nascesse qualcosa di positivo. Ora sono molto preoccupato…».
L’intervista completa ad Andrea Riccardi sul numero de La Vita Cattolica in edicola e online questa settimana.













