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Le villotte trascritte da Perosa. Si presenta la ristampa del libro introvabile

Si intitola “Pre Albin e lis vilotis” il nuovo volume curato dalla Cappella Musicale Albino Perosa di Mortegliano – edito da Pizzicato Verlag Helvetia con il contributo dell’Uscf – che contiene tutte le villotte armonizzate dal compositore friulano mons. Albino Perosa (1915-1997). Si tratta, in parte, della ristampa di un fascicolo già edito tra gli anni ‘70 e gli anni ‘80 ed oggi introvabile. In tutto, il libro contiene 78 villotte armonizzate da mons. Perosa, con l’aggiunta, in appendice, di 7 elaborate da Piero Pezzè e una da Luigi Garzoni.
L’opera sarà presentata domenica 31 agosto, alle ore 18.30, nella corte di Palazzo Morpurgo a Udine, nell’ambito di Udine Estate 2025, con un concerto spettacolo dal titolo “Cjantis e poesiis”, in cui la Cappella Musicale Perosa, diretta da Gilberto Della Negra, proporrà alcuni dei brani contenuti nel libro – eseguiti a gruppi in base al tema, dall’amore alla vita quotidiana – intervallati da poesie friulane di Laurino Giovanni Nardin lette da Marta Daneluzzi.
Ideatore del progetto è proprio Gilberto Della Negra, allievo ed esecutore testamentario di mons. Perosa, che con la Cappella Musicale già ha curato altre pubblicazioni sul compositore: “A plan cale il soreli”, tre volumi di Musica sacra, una biografia e le composizioni organistiche. «Questo libro – spiega Della Negra – è nato dall’idea di riunire in un unico volume tutte le composizioni che il maestro Perosa ha dedicato al Friuli, cui era legatissimo. Per questo ha lavorato molto sul canto popolare friulano».

Per molti dei brani si tratta di una ristampa.

«Il testo è suddiviso in due parti: nella prima ci sono le armonizzazioni e revisioni che Perosa aveva inserito in un fascicolo del 1970, ciclostilato, intitolato “Di lontano” e stampato dalle Arti Grafiche Friulane in un numero di copie molto limitato, per cui nel 1987 il Centro di Pastorale liturgica della Diocesi lo aveva ripubblicato, sempre però in edizione limitata, tant’è che questi fascicoli non si trovano più e chi li possiede li conserva come una reliquia. Nella seconda parte del libro sono state invece inserite tutte le elaborazioni di villotte che don Albino ha scritto dopo il 1970, brani di rilievo sotto l’aspetto compositivo e musicale: è il caso di “E tu Pieri cjol Anute”, “O ce biel lusôr di lune”, “O ce biel cisciel a Udin”».

Che cosa ha rappresentato la villotta per Albino Perosa?

«Don Albino era molto legato al Friuli, alla sua lingua e alla sua cultura. Io sono stato suo allievo al Liceo musicale Tomadini e ricordo che spesso faceva anche lezione in friulano. Quanto al canto popolare della nostra terra, sapeva che esso contiene delle radici che partono da molto lontano».
Di qui le armonizzazioni contenute nella prima parte del libro che sono molto rispettose dell’originale.
«Proprio così: sono elaborazioni fatte in modo molto semplice, proprio per mantenere lo spirito di questi canti, la loro calda ingenuità, ma anche per essere facilmente eseguite dai cori friulani. Sappiamo che negli anni ‘60 e ‘70 c’era almeno un coro in ogni parrocchia e ad essi Perosa voleva regalare il piacere di poter cantare anche le villotte, senza grosse difficoltà tecniche».

Molti di questi brani sono scritti solo per voci maschili: tenori primi, secondi e bassi. Perché?

«Perché fino al Concilio i cori parrocchiali erano composti solo da uomini».

E don Albino ha sempre cercato di scrivere per i cori che c’erano sul territorio…

«Proprio così: nel far musica teneva in considerazione chi aveva davanti e voleva offrire materiale che potesse essere eseguito».

Nella seconda parte del libro, invece, ci sono brani per quattro voci dispari (uomini e donne) e più complessi.

«Sì, composizioni molto più elaborate, per i cori che si sono via via sviluppati negli anni ‘70, quindi brani a quattro voci, alcuni anche a sei-sette voci, come accade in “E tu Pieri”, lavori in cui si evidenzia una grande capacità compositiva del maestro. L’intento era quello di elevare il quoziente tecnico-compositivo della melodia friulana per renderla più interessante per i cori, che si erano nel frattempo evoluti. In sostanza, Perosa ha fatto con la villotta quanto realizzato da Kodaly con la musica popolare ungherese o da Brahms».

C’era una villotta a cui don Perosa era particolarmente legato?

«Non saprei dirlo con certezza, perché don Albino non mi ha mai fatto confidenze di questo tipo, tuttavia di “O ce biel lusôr di lune” ritroviamo diverse edizioni: per coro maschile, femminile e misto, alcune semplici, altre più complesse. Per cui sicuramente questa villotta lo ha interessato molto».

Oggi non sono molti i cori che eseguono le villotte. Che importanza ha invece riproporre questo genere?

«Nel libro del 1966 intitolato “Villotte e canti popolari del Friuli” curato da Luigi Ciceri c’è uno scritto di Enrico Morpurgo, risalente al 1930, in cui si dice che quello friulano è l’unico esempio di canto popolare polifonico, mentre quelli delle altre regioni d’Italia sono esclusivamente di carattere monodico. La villotta è quindi una ricchezza, un patrimonio culturale friulano preziosissimo che dovrebbe essere ripreso e insegnato nei nostri cori. Mi auguro che il libro “Pre Albin e lis vilotis” dia un contributo in questo senso. In esso c’è materia sia per i cori più attrezzati, sia per quelli che non lo sono ancora».

Stefano Damiani

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