Nuova sfida per Operaprima Wien, l’associazione fondata dal direttore d’orchestra friulano, ma da tempo attivo a Vienna, Tiziano Duca, il quale da sette anni realizza il miracolo di produrre nella sua Pozzuolo un’opera lirica, al cui allestimento partecipa anche la gente del paese e che ha lo scopo di rendere la musica lirica accessibile a tutti. Quest’anno, infatti, Duca ha voluto alzare l’asticella, proseguendo il “progetto Puccini” iniziato l’anno scorso con Gianni Schicchi e che quest’anno vedrà la messa in scena dell’ultima e incompiuta opera del compositore lucchese, ovvero “Turandot”, capolavoro affascinante, ma anche molto complesso. L’appuntamento è venerdì 29 agosto, domenica 31 agosto e martedì 2 settembre, sempre con inizio alle ore 20, nell’ormai consueta sede di villa Sabbatini a Pozzuolo. In scena un organico di professionisti affermati come la soprano Natasa Katai, il tenore Gustavo Porta (già conosciuti dal pubblico di villa Sabbatini), la soprano Gesua Gallifoco, il basso Diego Maffezzoni, il tenore Alexander Gallee, il basso-baritono Giovani Romeo, i tenori Sinisa Radin e Mladen Prodan. «Voci bellissime – afferma Tiziano Duca – che si amalgamano perfettamente, artisti straordinari che hanno accettato di mettersi a disposizione del nostro progetto».
A Udine concerto il 30 agosto
Inoltre, sabato 30 agosto, alle 18.30, il Palamostre di Udine ospiterà una serata speciale a ingresso libero che vedrà protagonisti alcuni solisti del cast, accompagnati da quattro pianisti (Sabina Arru, Giovana Ceranto, Enrico Gibellato, Francesco Di Giorgio).
«Grande impegno del coro: 300 pagine di musica da imparare a memoria»
«Le difficoltà di quest’opera sono notevoli – racconta Duca – ma abbiamo voluto spingere avanti i confini del nostro lavoro, per alzare il livello di Operaprima Wien. In particolare ciò è stato possibile grazie all’entusiasmo del coro che negli anni è andato via via maturando, arrivando ad una settantina di elementi, per il quale la partitura prevede una prova molto impegnativa, essendo praticamente sempre in scena: 300 pagine di musica da imparare a memoria. Tutti hanno preso con serietà il lavoro, iniziando le prove a febbraio: ogni sabato dalle ore 10 alle 17».
Non un’impresa da poco, dal momento che se orchestrali e solisti sono tutti professionisti, il coro è composto da amatori che cantano in vari cori friulani. «E non solo – precisa Duca – dal momento che all’organico degli inizi si sono aggiunti ragazzi da Trieste e pure dal Veneto (Treviso e Vicenza), segno che la passione per quest’attività sta diventando contagiosa. Il progetto è inclusivo, aperto a chi vuole fare l’esperienza di salire sul palco e cantare in costume. Non è una cosa facile, ma se c’è l’impegno la soddisfazione è garantita».
310 tra cast e volontari
Il progetto quest’anno vede in campo 310 persone tra cast, musicisti dell’orchestra, coristi, componenti della Filarmonica di Pozzuolo, voci bianche, comparse e volontari. «I costumi – prosegue Duca – sono stati realizzati da donne di Pozzuolo abili nel cucito, mentre gli uomini hanno messo a disposizione la loro manualità per la realizzazione delle scenografie. Oltre a ciò, c’è stata la collaborazione con l’Enaip, tramite cui sono stati istituiti alcuni laboratori per dare la possibilità a ragazzi in cerca di impiego di sperimentarsi in situazioni nuove».
A tutti i volontari, nel corso della presentazione dell’evento nella sede della Regione Friuli-V.G. a Udine, il 21 agosto, il presidente del Consiglio regionale, Mauro Bordin, ha rivolto un particolare ringraziamento, poiché «con il loro impegno rendono possibile un’iniziativa culturale di questa portata». «Progetti di questo tipo – ha affermato, ricordando il sostegno della Regione – sembrano impossibili, ma poi riescono a concretizzarsi grazie al lavoro di squadra e al coinvolgimento del territorio».
In Turandot tanti linguaggi musicali
La trama dell’opera ruota attorno alla principessa Turandot, che sfida i suoi pretendenti con tre enigmi, pena la morte per decapitazione. Il principe Calaf, figlio del re tartaro spodestato, decide di affrontare la prova e riesce a risolvere gli enigmi, ma Turandot rifiuta di sposarlo. Calaf allora la sfida: se lei riesce a scoprire il suo nome entro l’alba, lui accetterà la morte, altrimenti lei dovrà diventare sua moglie. Dopo la morte di Liù, che si toglie la vita per proteggere il segreto di Calaf, Turandot, commossa, dichiara che il nome del principe è “Amore”.
«In Turandot – spiega Duca – Puccini musicalmente contrappone l’aspetto di fantasia, rappresentato dall’intensità melodica delle brevissime arie dei personaggi principali, alla realtà, rappresentata dallo sviluppo contrappuntistico dei pezzi affidati alle tre maschere. Alla fine la fantasia viene riportata alla realtà dell’amore, con il bacio risolutore tra Calaf e Turandot. In quest’opera Puccini ha saputo unire tanti linguaggi del primo Novecento, dall’impressionismo francese agli influssi di Stravinsky, un universo di colori e suoni che va ben oltre la pur celebre aria “Nessun dorma”, la quale non deve mettere in secondo piano le due ore di musica straordinaria che Turandot ci regala».