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Notte di preghiera e speranza. In 400 in cammino a Zuglio. L’Arcivescovo: «Voci di un bene silenzioso»

Circa quattrocento persone hanno sfidato il freddo pungente della notte tra il 31 dicembre 2025 e il 1° gennaio 2026 per partecipare alla tradizionale Camminata per la Pace di Zuglio, appuntamento ormai consolidato che unisce cammino, preghiera e riflessione alla vigilia del giorno in cui la Chiesa in tutto il mondo prega per la pace.

La camminata è partita alle 21.45 dalla chiesa del paese, snodandosi lungo la salita verso il colle di San Pietro. Un pellegrinaggio silenzioso e raccolto, scandito da tre stazioni di riflessione ispirate al Messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale della Pace. Le meditazioni sono state affidate alla voce di Celestino Vezzi, in lingua friulana, all’intervento di don Federico Grosso e alla preghiera conclusiva dell’arcivescovo di Udine, mons. Riccardo Lamba, che ha accompagnato i presenti in un clima di ascolto e interiorità.

Il cammino si è concluso nella suggestiva chiesetta della Beata Vergine Maria “Sotto il Monte”, situata sotto la Pieve di San Pietro di Zuglio, attualmente chiusa per lavori. Qui mons. Lamba ha presieduto la Santa Messa, concelebrata da mons. Giordano Cracina, don Federico Grosso e padre Faustino Turco.

Particolarmente significativa la presenza di fra Jacques Frant, dell’associazione L’Arca della Pace, da anni impegnato in iniziative di solidarietà e dialogo in Terra Santa, segno concreto di un’attenzione che dalla preghiera si apre alle ferite del mondo.

L’Arcivescovo: muoversi «senza indugio»

Nel corso dell’omelia, mons. Riccardo Lamba ha preso spunto dal Vangelo di Luca, collegandolo idealmente alla notte di Natale. Se allora erano stati gli angeli a invitare i pastori al movimento, oggi – ha sottolineato – sono i pastori stessi a mettersi in cammino “senza indugio”. Un’espressione che descrive chi non rimanda, chi non si lascia vincere dalla pigrizia, ma verifica l’annuncio ricevuto e, dopo aver visto, diventa a sua volta testimone.

L’Arcivescovo ha parlato di una vera e propria “catena della testimonianza”: da Maria a Elisabetta, dagli angeli ai pastori, dai pastori al mondo. Una catena che attraversa i secoli e giunge fino all’oggi, coinvolgendo ciascuno. Ma con una condizione essenziale: l’esperienza personale dell’incontro con il Signore, vissuto nella preghiera, nell’ascolto e nella carità.

Uomini e donne di benedizione

Un altro passaggio forte dell’omelia ha riguardato il tema della benedizione. «Il vero evangelizzatore – ha ricordato mons. Lamba – è colui che “dice bene”, perché per primo si riconosce benedetto da Dio, come Maria. L’impegno per il nuovo anno è diventare strumenti di benedizione, capaci di riconoscere il bene che Dio opera in sé e negli altri, evitando la deriva delle critiche sterili e delle parole che feriscono».

Da qui anche uno sguardo di speranza sul mondo: nonostante le difficoltà e i conflitti, «non è vero che tutto va in rovina. Esiste un bene silenzioso, fatto di sacrificio e dono, che chiede solo occhi capaci di riconoscerlo e voci pronte a testimoniarlo».

Sull’esempio di Maria

Infine, l’invito a guardare a Maria, che custodiva ogni cosa meditandola nel cuore. Un’esortazione concreta ad allargare gli spazi della preghiera nella vita quotidiana, senza alibi: i luoghi e il tempo si trovano sempre, se il cuore lo desidera davvero. Nella chiesa, in una cappella, o nella semplicità della propria casa, la preghiera diventa il luogo in cui riconoscere il bene, benedire Dio e, con lo stesso amore, benedire i fratelli.

Una notte fredda, ma illuminata da passi, parole e silenzi che hanno aperto il nuovo anno sotto il segno della pace.

Bruno Temil

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