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Agricoltura

Invasione di latte crudo a metà prezzo

Solo l’estate scorsa gli allevatori di bovine da latte esultavano perché dai 53 centesimi del 2024 al litro si era passati ai 60. Il primo anno nella storia della zootecnica italiana – si diceva in Friuli in cui si raggiungevano prezzi così importanti e soprattutto stabili. Si ricorderà che la piattaforma web per il commercio elettronico “Fattorie Friulane”, che contava più di 60 imprese aderenti, aveva incrementato le vendite dei prodotti inseriti con oltre 124 mila euro lordi contro i 48 mila del 2023, una crescita di oltre il 150%. Da qualche settimana entra in regione latte straniero “svenduto” a 26-29 centesimi al litro. Causa la sovraproduzione – in ambito europeo – degli ultimi mesi del 2025. Questo incremento è stato favorito anche da un andamento climatico particolarmente favorevole, in controtendenza rispetto agli anni precedenti, caratterizzati da condizioni di siccità persistente, soprattutto nel Nord Europa, che avevano invece limitato le rese produttive.

In questo contesto, l’attuale fase di mercato è gestita attraverso un importante accordo sul prezzo del latte, sottoscritto da Coldiretti e da altre associazioni di rappresentanza con i principali acquirenti del latte italiano. L’accordo prevede, fino al mese di marzo, un prezzo garantito compreso tra i 54 e i 52 centesimi al litro – in gennaio 54 cent, in febbraio 53, in marzo 52 –, applicabile al latte che non eccede i volumi prodotti nello stesso mese dell’anno precedente, introducendo così un meccanismo di responsabilizzazione produttiva e di stabilizzazione del mercato. Le attuali quotazioni del latte “spot” (latte crudo sfuso, che viene venduto “al momento”, con prezzi determinati da domanda e offerta. Il suo prezzo influenza il mercato generale del latte, inclusi i prodotti Dop) risentono inoltre – spiegano alla Coldiretti – di una temporanea contrazione della domanda, dovuta alla ridotta attività degli stabilimenti di trasformazione nel periodo festivo, aggravata da un’elevata incidenza di assenze del personale per motivi sanitari.

Si tratta quindi di una dinamica congiunturale che ha accentuato la pressione sui prezzi nel breve periodo. Ma, come si diceva, resta particolarmente critica la questione dell’ingresso di latte spot estero in Italia a prezzi fortemente ribassati, che rischia di generare distorsioni di mercato e di compromettere la sostenibilità economica delle aziende zootecniche nazionali. Su questo aspetto è indispensabile una vigilanza attenta e rigorosa da parte delle autorità competenti, affinché tale materia prima non venga utilizzata per produzioni impropriamente dichiarate come 100% italiane e, ancor più gravemente, per la realizzazione di formaggi Dop, che rappresentano un patrimonio strategico e identitario dell’agroalimentare nazionale.

È vero che la domanda di latte alimentare evidenzia da tempo una tendenza strutturale alla riduzione; tuttavia, la domanda di formaggi, sia a livello nazionale sia europeo, continua a mostrare una crescita costante, sostenuta anche dall’export. Questo elemento rappresenta un segnale di fiducia per il settore, nella prospettiva di un progressivo riequilibrio del mercato, una volta che i livelli produttivi torneranno ad allinearsi in modo più coerente alle effettive esigenze della domanda.

Le aziende agricole attive nella produzione di latte in Friuli-V.G. sono circa 1.800. Solo 8 anni fa erano più della metà. Di anno in anno tra le 240 e le 250 mila le tonnellate di latte prodotte in queste aziende. «Il settore lattiero-caseario in Friuli-Venezia Giulia continua ad affrontare difficoltà legate alla riduzione del numero di stalle, alla frammentazione della filiera e alle criticità nella commercializzazione – ha evidenziato ripetutamente l’assessore regioinale all’agricoltura, Stefano Zannier -. Ma la strada dell’aggregazione e della massa critica, intrapresa circa quattro anni fa, è quella giusta: solo unendo le forze possiamo migliorare la capacità produttiva, commerciale e infrastrutturale del settore, valorizzando il latte e i derivati di qualità prodotti nella nostra regione». L’impegno della Regione è quello di continuare a sostenere il sistema lattiero-caseario all’interno di una visione che punta a tutelare il territorio, l’identità locale e la sostenibilità della filiera.

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