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Carnia in festa. 100 anni insieme ai Salesiani

Cento anni non sono soltanto una cifra simbolica, ma il segno di un intreccio profondo tra un carisma educativo e la roccia di questo territorio. Dal 1926 a oggi, la presenza salesiana ha rappresentato per Tolmezzo e per l’intera Carnia un punto di riferimento educativo, spirituale e sociale, accompagnando generazioni di ragazzi e famiglie lungo i sentieri della crescita.
L’inizio del centenario sarà la festa di Don Bosco venerdì 30 gennaio. Alle ore 11, in Duomo a Tolmezzo, una Santa Messa sarà concelebrata dall’arcivescovo mons. Riccardo Lamba con i sacerdoti salesiani e gli altri della Carnia.
In occasione del centenario dell’arrivo dei figli di Don Bosco, sulla Vita Cattolica del 14 gennaio 2026 pubblichiamo un’intervista di Bruno Temil con don Loris Biliato, direttore del Collegio salesiano di Tolmezzo, qui un estratto.

Don Loris, cosa rappresenta questo centenario per la comunità di Tolmezzo? È solo una ricorrenza o c’è qualcosa di più profondo?
«I cento anni segnano anzitutto un’alleanza profonda tra i Salesiani e la gente della Carnia. Fare memoria non significa restare ancorati al passato, ma onorare chi ha trapiantato qui il carisma di Don Bosco. In questo collegio abbiamo accompagnato intere generazioni che sono diventate la linfa vitale della vita sociale e culturale del territorio. È una storia viva, che oggi ci chiede rinnovata responsabilità».

Tutto ebbe inizio nel 1926, ma le radici sono ancora più antiche.
«Esattamente. L’arrivo dei Salesiani non fu un evento calato dall’alto, ma il frutto di un desiderio corale del territorio. Fu determinante lo slancio di Girolamo Moro, ex allievo salesiano e allora vicesindaco, insieme a figure come l’onorevole Gortani, l’ingegner Rinaldi e i fratelli Larice: volevano fortemente un presidio educativo stabile. Nel 1923 partì la richiesta formale, supportata da un fitto carteggio che ancora oggi custodiamo nei nostri archivi. Dopo alcune resistenze iniziali, nel 1926 giunsero i primi tre pionieri: don Francesco Carpane’, il chierico Livio Lorenzoni e il coadiutore Andrea Braggion. Partirono con soli sette ragazzi, ospitati nel vecchio convitto comunale. Da quel piccolo seme, il carisma di Don Bosco si è incarnato in una realtà carnica fatta di distanze geografiche e di una fede solida e silenziosa».


Un secolo attraversato dalla grande Storia. In cento anni, il Collegio è stato testimone dei momenti più bui e luminosi del secolo scorso: i terremoti del 1928 e del 1976, gli orrori della guerra mondiale con l’occupazione dell’edificio trasformato in ospedale e persino l’inedito passaggio dei cosacchi…
«Pagine di storia che testimoniano come la presenza salesiana abbia condiviso, nel bene e nel male, il destino della nostra gente».

Accanto alle prove, non sono mancati i momenti di luce spirituale.
«L’anno mariano del 1958, le visite dei vescovi e le solenni processioni della Madonna Ausiliatrice che, ancora oggi, ogni 24 maggio uniscono il Duomo al cortile dell’Istituto in un abbraccio collettivo. Una storia costruita non su proclami, ma sulla “fedeltà del quotidiano”».

Una storia fatta di volti e vocazioni.
«Più che i muri, a parlare sono i volti. Tra le figure più luminose emerge padre Ermanno Nigris, originario di Ampezzo, missionario in Bolivia e direttore negli anni ‘60. Da qui è partito anche mons. Tito Solari, di Pesariis, diventato arcivescovo di Cochabamba in Bolivia e pure i missionari salesiani don Sandro Solari e don Ottavio Sabbadin. Tra gli ex allievi illustri spicca monsignor Pietro Brollo, tolmezzino doc, indimenticato arcivescovo di Udine: un percorso che dimostra come l’educazione salesiana sappia generare frutti capaci di andare oltre i confini locali. Accanto a loro, una schiera silenziosa di padri salesiani che hanno dedicato la vita all’ascolto e alla guida dei giovani. Oggi, la continuità educativa è garantita dal preside don Eros Dal Cin, alla guida della scuola da ormai 14 anni . E tra i volti che scaldano il cuore della comunità c’è quello di don Matteo Rupil, giovane sacerdote carnico non vedente, che proprio tra queste mura ha maturato la sua vocazione».

L’intervista completa si può leggere sulla Vita Cattolica del 14 gennaio 2026

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