A testimoniarne visivamente l’esistenza, era rimasta soltanto la chiesetta, eretta dai prigionieri britannici e negli anni restaurata poi dall’associazione Anget. Il resto del campo di prigionia 57, a Premariacco, era stato invece smantellato per un motivo molto semplice e molto pratico: nel secondo dopoguerra servivano ferro e legname. La memoria invece, quella sì, è sempre rimasta viva grazie a quanti e quante, da ogni parte del mondo, hanno continuato nel tempo a raggiungere l’area del campo 57, in località San Mauro, soprattutto figli e nipoti dei soldati che lì – oltre 4 mila dall’ottobre 1941 al settembre 1943 – vennero rinchiusi e privati della libertà. Tra di loro anche il regista australiano Mark Bosell che ritrovò la firma del nonno sul retro della croce lignea custodita nella piccola chiesetta. Ora la memoria si farà però più larga, il campo 57 infatti sarà ricostruito nel contesto di un progetto – presentato recentemente in Comune a Premariacco – nato da una intuizione maturata dopo la visione del filmato di Gian Pietro Nadalutti sulla storia del campo. E così, come ha illustrato l’ideatore Doriano Dreas, si è sviluppato il progetto di ricostruire il campo di prigionia con l’obiettivo soprattutto di fare memoria nelle giovani generazioni, valorizzando – ha sottolineato lo storico Mauro Tonino – il territorio: non una «cattedrale nel deserto, ma uno luogo di storia con un valore sociale e formativo».

A questo scopo è stata fondata l’associazione Campo Pg57, presieduta da Marcello Fanigliulo (vicepresidente dell’associazione ingegneri e trasmettitori d’Italia della sezione di Udine, con il presidente Giuseppe Munnu). La fattiva collaborazione con il Comune di Premariacco, proprietario dei terreni adiacenti alla chiesetta, ha consentito quindi di presentare, nel settembre 2025, la domanda alla Regione per il bando per l’allestimento dei parchi culturali, ottenendo un contributo di 100 mila euro destinato a realizzare la prima baracca vicino alla chiesa. Si inizierà da qui per procedere per fasi con la costruzione di varie baracche, ognuna con una destinazione specifica. In quest’ottica saranno ricreati gli spazi dove hanno vissuto i soldati, ma anche un’area museale. Saranno proiettati documentari storici e sarà possibile vivere un’esperienza immersiva grazie a una riproduzione virtuale 3D del campo.
«È un progetto ambizioso – evidenzia il sindaco, Michele De Sabata – ma che siamo determinati a portare avanti anche grazie al supporto della Regione e in particolare dall’assessore regionale alla Cultura Mario Anzil che ci ha detto: “Va fatto”. Non è un’opera pubblica, è un’opera di sentimenti e memoria. Grazie a chi ci ha permesso di realizzare qualcosa che non appartiene solo a Premariacco ma all’umanità intera».
Un progetto in cui la Regione crede molto. «Se non ci fossero amministrazioni lungimiranti e persone appassionate che si impegnano per realizzare i loro sogni – spiega Mario Anzil presente con il consigliere regionale Roberto Novelli – queste risorse della Regione non si trasformerebbero in investimenti con importanti ricadute sul territorio come avvenuto a Premariacco». «Come Regione – ha aggiunto – abbiamo pensato di finanziare i parchi culturali per ricostruire in modo filologico una realtà esistente nel passato consentendo quasi un viaggio nel tempo al visitatore. Dopo la felice fase di sperimentazione del 2025, il bando è stato già riproposto per il triennio 2026-2028. Il passaggio successivo è quello di agevolare il dialogo fra i diversi beneficiari di questa misura innovativa a livello nazionale. Vogliamo che ci sia una costellazione di luoghi che tra di loro dialogano – ne cito uno solo: il villaggio longobardo di Romans di Isonzo –, luoghi accomunati dalla valorizzazione del territorio e della memoria».
Anna Piuzzi













