Sarà inaugurata venerdì 30 gennaio, alle ore 19.30, al primo piano del Città Fiera di Torreano di Martignacco, alla presenza dell’arcivescovo di Udine, mons. Riccardo Lamba, la nuova sede del Centro di aiuto alla vita di Udine. «L’apertura di questa sede – racconta la coordinatrice del Cav Elisa Gasparotto – nasce dalla sensibilità del Città Fiera e dell’associazione Nicopeia che ci hanno offerto questo spazio. Si tratta di un luogo molto frequentato sia dai ragazzi, che dalle famiglie. Qui organizziamo attività di carattere culturale, tra cui anche laboratori d’arte, per la promozione del valore della vita, anche rivolte genitori e bambini insieme». In questo contesto, proprio venerdì 30 gennaio, dopo l’inaugurazione, alle 20.30, nella sala 2 del Città Fiera ci sarà la conferenza di don Alessio Geretti dal titolo “L’arte della vita”, in cui l’organizzatore delle mostre di Illegio proporrà un percorso nell’arte sui temi della vita, della famiglia, dell’accudimento. Il Cav mantiene anche la sua sede di via Ellero a Udine, dove si tengono i vari corsi di preparazione al parto e la distribuzione degli aiuti.
Nel 2025 il Centro di aiuto alla vita di Udine – con sedi anche a Tolmezzo, Gemona e Latisana – ha aiutato a nascere 42 bambini e assistito 220 mamme accompagnandole durante la gravidanza e dopo il parto.
Si tratta di un dato importante che dà speranza nel periodo in cui la Chiesa italiana celebra la 48ª Giornata nazionale per la Vita, indetta per l’1 febbraio, a cui l’Arcidiocesi di Udine partecipa organizzando la Festa diocesana della Vita, in programma sabato 31 gennaio.
«Le mamme che abbiamo aiutato quest’anno – prosegue Gasparotto – sono donne per lo più immigrate con difficoltà di inserimento in un contesto alloggiativo ed economico-lavorativo, situazioni difficili nelle quali l’ipotesi della nascita di un bambino diventa un atto veramente delicato. Ricordo in particolare la storia di una donna che, proprio mentre stava per incominciare un nuovo lavoro, ha scoperto la propria gravidanza. Il marito era senza lavoro e il suo pensiero è stato: non ce la posso fare». Di qui il pensiero dell’aborto, scelta poi rientrata grazie al sostegno trovato nel Cav. «Quest’anno – prosegue Gasparotto – siamo riusciti a offrire circa 2000 interventi di assistenza materiale alle mamme che abbiamo accompagnato durante la gravidanza, ciò grazie alle collaborazioni con il Banco farmaceutico, il Banco alimentare, la Fondazione Rava. Inoltre abbiamo organizzato circa 450 ore di corsi dedicati alla genitorialità, alla maternità, per sostenere le mamme nei primi mille giorni di vita del bambino».
Oltre ai problemi economici, spesso alla base del disagio delle donne che chiedono aiuto al Cav ci sono anche difficoltà familiari. «Nel caso di donne adulte i papà a volte ci sono altre volte no. Nel caso, invece, di gravidanze in giovane età, molto più spesso il rapporto non è solido. Per questo, quando vado a parlare nelle scuole dico ai ragazzi maschi: il vostro appoggio è importantissimo per la decisione della donna».
La maggioranza delle donne che chiede aiuto al Cav è, dunque, di origine straniera. E le italiane? «Sono più difficili da intercettare – risponde la responsabile del Centro di aiuto alla vita – perché in Italia c’è una grande propaganda per una “gestione” della gravidanza che spinge la donna, se scopre di essere incinta, ad un percorso verso l’aborto, visto come un sistema di contraccezione. Incontrando tanti ragazzi e ragazze nelle scuole e nelle parrocchie mi sono resa conto che in loro, ancor prima che una riflessione valoriale, mancano i concetti di base della biologia: sono convinti che prima della nascita nel grembo materno non ci sia che un grumo di cellule».














