La Vita Cattolica

La Vita Cattolica compie 100 anni. Don Antonello: «Radicati nella storia, occhi aperti al futuro»

Il 2026 è un anno speciale per il nostro settimanale, che festeggia i cent’anni di attività, e le ricorrenze che scandiranno i prossimi mesi non sono poche. A cominciare da domenica 25 gennaio, Giornata del settimanale diocesano, e dal convegno in programma il giorno precedente, il 24, su “L’informazione cattolica, storia di ieri e sfide di domani” (qui tutte le informazioni).

L’inserto speciale pubblicato sulla Vita Cattolica del 21 gennaio 2026, dedicato proprio alla giornata del Settimanale, si apre con un’ampia intervista al direttore, don Daniele Antonello. Qui una sintesi.

Direttore, auguri alla Vita Cattolica e auguri a lei che la rappresenta!
«Grazie. Si tratta di una grande famiglia, di cui fa parte anche la Radio diocesana, Radio Spazio, con la quale stiamo collaborando sempre di più e questo credo sia un bel segnale anche per i mezzi di comunicazione della nostra diocesi. Ricordo che l’editore di entrambi è il nostro vescovo, monsignor Riccardo Lamba, e prima di lui ci sono stati i suoi predecessori. Sono loro i punti di riferimento. Noi siamo i bracci operativi, però il confronto con l’editore è continuo proprio perché la Vita Cattolica è la voce della nostra Arcidiocesi. Da cento anni! È bello sapere che arriviamo dopo un tratto di strada così lungo. La consapevolezza di aver percorso tante stagioni di vita del nostro Friuli è motivo di orgoglio e anche uno sprone a continuare a collaborare affinché l’informazione a livello diocesano possa essere qualcosa davvero di importante anche per l’oggi».

Come iniziò la storia del giornale?
«Vita Cattolica nasce in un momento “sacrificato” per l’informazione in generale. Ricordiamo che l’età d’oro della stampa è stata l’Ottocento, fu allora che nacquero tanti strumenti informativi. Per Vita Cattolica cominciare la sua vita nel 1926 ha significato entrare in un periodo storico davvero molto complicato, nell’impossibilità anche, talvolta, di esprimersi in maniera completamente libera. Il fatto che l’avvocato Brosadola e l’Azione Cattolica abbiano però insistito per poter avere un organo di stampa che potesse diventare la voce della Chiesa a livello locale è stata davvero una grande scommessa».

Una scommessa vinta.
«Da allora moltissimi eventi si sono susseguiti, fatti che hanno a che vedere con la storia internazionale, locale e della nostra Chiesa. Si sono vissuti momenti di gioia, ma anche momenti di fatica. Pensiamo solo al terremoto, di cui quest’anno si celebra il 50° anniversario – è stato certamente uno spartiacque importante – o a tutta una serie di mali cronici del Friuli, agli scenari internazionali, alle guerre, ad elezioni varie che hanno creato anche degli scossoni… E a tante problematiche legate ai temi sociali piuttosto che ai temi ambientali o culturali (su tutte le battaglie riguardanti l’Università e il friulano). In cento anni La Vita Cattolica ha saputo offrire uno sguardo importante, non soltanto sulla vita della Chiesa ma anche su quella del territorio. E talvolta anche uno sguardo di denuncia, un vero e proprio pungolo per la dimensione anche sociale e civile del territorio».

Dal primo numero ad oggi di strada ne è stata fatta. Quali le prospettive per La Vita Cattolica di domani?
«Direi piuttosto quali sono, in generale, le prospettive dei mezzi di comunicazione locali? Pensiamo alle radio private: venticinque anni fa credo ce ne fossero almeno una quindicina nel territorio friulano, oggi ne sono rimaste tre. E quanti giornali c’erano? Ora siamo rimasti uno degli unici settimanali sul territorio, ce n’è solo un altro, completamente in friulano. Che cosa sarà del futuro è una domanda che mi pongo in continuazione, osservando quello che stanno facendo a livello internazionale e nazionale altri mezzi di comunicazione. E quello che vedo è che stanno cercando di creare sempre di più sinergia: quello che vediamo sulla carta stampata lo possiamo anche ascoltare in podcast o intercettare su web, ancora di più sui social. Certo, questo circuito di comunicazione potrebbe rischiare di portare ad una iper-comunicatività…».

E in questo contesto di iper-comunicatività che posto occupa La Vita Cattolica?
«Io credo che il vantaggio del settimanale sia la possibilità di una lettura lenta, approfondita, che fa affidamento sulla credibilità della fonte. Questa è una delle grandi questioni che riguardano la carta stampata – azzardo: soprattutto quella cattolica! – e che diventa sfida anche per il futuro. Quella della Vita Cattolica non è un’informazione frettolosa né urlata, è un’informazione che cerca di essere il più possibile credibile, il più possibile approfondita, il più possibile fedele allo sguardo del Vangelo. Questo non significa che si parli di Gesù Cristo in tutte le pagine, evidentemente, ma il nostro riferimento sono i valori evangelici e questo è netto. Che cosa fa il Vangelo se non andare ad intravedere il bello che c’è in ogni persona e nella creazione, cercando di puntare e valorizzarlo? Gesù stesso faceva esattamente questo: accoglieva tutti e cercava di intravedere il bello per poterlo potenziare. Credo che la sfida del futuro continui ad essere questa».

L’intervista integrale con don Antonello si può leggere sulla Vita Cattolica del 21 gennaio 2026

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