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L’arcivescovo di Gorizia nominato Segretario del Dicastero per il Clero. Il suo messaggio: Gorizia, «una Chiesa che mi ha donato tanto»

La Sala Stampa della Santa Sede ha annunciato che il Santo Padre Leone XIV ha nominato oggi, giovedì 22 gennaio 2026, l’arcivescovo mons. Carlo Roberto Maria Redaelli Segretario del Dicastero per il Clero della Santa Sede. In attesa della nomina del successore alla Sede metropolitana di Gorizia, mons. Redaelli è stato nominato Amministratore apostolico dell’Arcidiocesi ed in tale veste ha confermato tutti gli incarichi diocesani.

«Al Santo Padre non si può dire di no», ha affermato mons. Redaelli in un messaggio rivolto alla diocesi e letto questa mattina ai sacerdoti riuniti per il periodico incontro del Consiglio presbiterale.

«Naturalmente sono dispiaciuto di lasciare prima di quanto previsto questa Chiesa, di cui sono arcivescovo dal giugno 2012 – ha detto ancora mons. Redaelli –. Una Chiesa che mi ha donato tanto come testimonianza di fede, di impegno pastorale e missionario, di servizio di carità, di desiderio di essere unita nella pluralità di lingue e di culture, e mi ha dimostrato tanta capacità di collaborazione, di comunione, di vicinanza e anche di affetto». E ha aggiunto: «Sono molto grato ai sacerdoti, ai diaconi, ai religiosi e alle religiose e ai fedeli laici, uomini e donne, in particolare a coloro che più da vicino hanno collaborato con me, e alle tante persone di tutte le età che mi hanno offerto forti esempi di una vita guidata dal Vangelo. E non voglio dimenticare i seminaristi che sono una concreta speranza per questa Chiesa. Sono certo che tutti vorranno già da ora accogliere con fede, disponibilità e simpatia il nuovo pastore che papa Leone sceglierà».

 

Qui di seguito il Messaggio integrale rivolto dall’Arcivescovo alla diocesi .

Il Santo Padre, Papa Leone XIV, mi ha chiesto la disponibilità ad assumere l’incarico di Segretario del Dicastero per il Clero, organismo della Curia romana che si occupa principalmente di tutto quanto si riferisce ai presbiteri e ai diaconi del clero diocesano, ai seminari, alle parrocchie.

Al Santo Padre non si può dire di no. Lo ringrazio per la fiducia e per l’opportunità che mi viene data di fare un’esperienza di servizio a livello di Chiesa universale.

Il motto che ho scelto diventando vescovo quasi 22 anni fa è la frase che l’angelo rivolge al Veggente autore del libro dell’Apocalisse: «Vieni ti mostrerò la fidanzata, la sposa dell’agnello» (Apocalisse 21,9). Lo avevo scelto nella convinzione che il vescovo è certamente in modo totale dalla parte della “fidanzata-sposa”, pienamente inserito nella Chiesa di cui è anzitutto figlio prima di essere padre, ma ha pure il grande privilegio di essere anche dalla parte dello “sposo”, come “amico dello sposo” (Gv 3,29). Ha quindi il dono di essere, in un certo senso, “esterno” alla Chiesa e di poter vedere così il suo crescere, il suo prepararsi come “fidanzata” per diventare la “sposa” dell’Agnello. Finora ho avuto la gioia di contemplare la “fidanzata” del Signore nella concretezza dell’Arcidiocesi di Gorizia e di potere contribuire, pur con tutti i miei limiti, e con la collaborazione di tanti, alla sua crescita verso il Regno di Dio; ora, sono certo, mi verrà data la gioia di vedere e di servire la “fidanzata”, la “sposa” che si prepara alle nozze con l’Agnello, con l’orizzonte della Chiesa intera a servizio del santo Padre, dei Vescovi e delle Chiese locali.

Ringrazio per questo il Signore, Lui che mi ha dato la vita e il dono di essere cristiano, presbitero e poi vescovo con la gioia di vivere diverse esperienze di Chiesa, in particolare quella di essere pastore in questi anni dell’Arcidiocesi di Gorizia.

Naturalmente sono dispiaciuto di lasciare prima di quanto previsto questa Chiesa, di cui sono arcivescovo dal giugno 2012. Una Chiesa che mi ha donato tanto come testimonianza di fede, di impegno pastorale e missionario, di servizio di carità, di desiderio di essere unita nella pluralità di lingue e di culture, e mi ha dimostrato tanta capacità di collaborazione, di comunione, di vicinanza e anche di affetto.

Sono molto grato ai sacerdoti, ai diaconi, ai religiosi e alle religiose e ai fedeli laici, uomini e donne, in particolare a coloro che più da vicino hanno collaborato con me, e alle tante persone di tutte le età che mi hanno offerto forti esempi di una vita guidata dal Vangelo. E non voglio dimenticare i seminaristi che sono una concreta speranza per questa Chiesa.

Sono certo che tutti vorranno già da ora accogliere con fede, disponibilità e simpatia il nuovo pastore che papa Leone sceglierà. Tutti i momenti di passaggio hanno le loro bellezze, le loro opportunità e le loro fatiche: chiedo pertanto di aiutarci a vicenda a viverli con fede e a sostenerci reciprocamente nella preghiera allo Spirito Santo. Faccio conto anche in futuro sulla preghiera e sull’affetto di tante persone della diocesi di Gorizia e non mancherà mai da parte mia la preghiera e la vicinanza a essa.

Il mio nuovo incarico inizia ufficialmente oggi, ma in contemporanea sono nominato Amministratore Apostolico sino all’ingresso del nuovo Arcivescovo, continuando quindi a guidare la diocesi in questo passaggio.

Come è noto, ai vescovi che non sono “residenziali”, cioè coloro cui non è affidata in prima persona il governo pastorale di una diocesi (si tratta dei Vescovi ausiliari o dei Vescovi con un incarico legato alla Santa Sede), viene attribuito il titolo di un’antica diocesi non più esistente per indicare comunque una relazione con una chiesa. Nel mio caso però il titolo assegnatomi è di “Arcivescovo emerito di Gorizia”: resto quindi legato anche in futuro all’Arcidiocesi di Gorizia.

Invoco i santi Patroni della nostra Diocesi, Ermagora e Fortunato, e tutti i santi e le sante della nostra Chiesa affinché accompagnino con la loro intercessione questo momento di passaggio e ci aiutino a vivere con amore e con gioia la volontà del Signore.

+ Carlo Roberto Maria Redaelli

Amministratore Apostolico di Gorizia

 

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