Sono passati 70 anni dalla morte della venerabile Concetta Bertoli, chiamata anche la “crocifissa” di Mereto di Tomba. A causa di una malattia degenerativa – che la colpì quando aveva appena 16 anni – trascorse gran parte della vita immobile e cieca, ma sempre sorretta da una profondissima fede. Terziara francescana, è morta a 48 anni, l’11 marzo 1956.
Dopo il processo di canonizzazione avviato nel 1969 e concluso nel 2001 c’è stato il riconoscimento delle virtù vissute in modo eroico da parte di san Giovanni Paolo II che l’ha dichiarata venerabile. A lei è stato riconosciuto più di un miracolo di guarigione e per questo è stata avviata una causa di beatificazione.
Ogni anno nel suo paese natale Concetta viene ricordata con momenti di preghiera e riflessione in occasione dell’anniversario della sua morte. Anche quest’anno la Collaborazione pastorale di Variano ha messo a punto un calendario di eventi che si svolgeranno nella chiesa parrocchiale di Mereto e che prenderanno il via venerdì 13 febbraio, alle 20.45, con la Veglia vocazionale animata dai chierici del Seminario di Castellerio, per concludersi mercoledì 11 marzo, giorno dell’anniversario della morte di Concetta, con la Santa Messa delle 10.30 celebrata dall’arcivescovo di Udine, mons. Riccardo Lamba.
Nel frattempo, la comunità spera nella ripresa della pratica della causa di beatificazione, seguita fino alla morte da padre Aurelio Blasotti, mancato nel 2020. «Con attenzione e sensibilità, dopo le dovute consultazioni e con la ripresa della collaborazione con i Francescani Cappuccini, confidiamo che mons. Lamba proceda al riavvio dell’iter, ripartendo da dove padre Aurelio aveva lasciato», dice Fabiano Nigris, bioeticista, volontario della Parrocchia ed ex sindaco della cittadina.
Nigris, insieme a mons. Loris Della Pietra, direttore dell’Ufficio Liturgico Diocesano e dell’Istituto di Liturgia Pastorale di Padova, sarà il relatore dell’incontro di venerdì 27 febbraio (alle 20.30, nella chiesa di Mereto). «L’intento è far conoscere alcuni retroscena della vita della venerabile, osservata attraverso una lente liturgico-teologica e una riflessione che parte dalle sue biografie, la prima di padre Fernando da Riese Pio X e la più recente, implementata da padre Blasotti».
Una rilettura che aiuterà a comprendere il valore e l’attualità del suo esempio. A partire dalla riflessione sulla sua «capacità di sopportare la sofferenza e la solitudine», oggi che «l’esasperazione della “qualità della vita” prende il sopravvento sulla “sacralità della vita” che, invece, va difesa e curata dal concepimento fino al suo naturale estinguersi», sottolinea Nigris.
Ci si soffermerà, tra gli altri aspetti, «sulla sua figura di giovane donna mortificata dalla malattia, capace di essere esempio per i giovani che le facevano visita, e ancor oggi di mandarci un chiaro messaggio di speranza: la vita è dono di Dio e troppo preziosa per essere sprecata».
Modello di fede anche per chi patisce gravi invalidità, Concetta è sempre rimasta «persona capace di relazioni, anche se non più “capace” nella quotidianità» (a causa della sua immobilità), cercando di mantenere «un impressionante e disarmante senso dell’umorismo… costantemente serena e felice».
Dal suo letto la preghiera per il prossimo non è mai venuta meno, anche per i sacerdoti e i missionari, oltre a tutte le persone che le facevano visita nella sua cameretta, chiedendo vicinanza anche in momenti di particolare sofferenza.
«Riprendendo le parole di Papa Francesco si può dire che Concetta rappresenta, forse ancor di più oggi che nel passato, una “santa della porta accanto”. Il Pontefice ha detto al proposito: è gente “normale” inserita nella quotidianità fatta di famiglia, studio, lavoro, vita sociale, economica e politica. Sono loro i modelli e testimoni di quella santità che è soprattutto “esperienza dell’amore di Dio”».
E nel ricordo della sua vita esemplare si pregherà e rifletterà anche durante la Via Crucis a lei dedicata, venerdì 6 marzo, alle 20.30. E nelle quattro domeniche che precedono l’anniversario della morte, in chiesa saranno accesi i bracci della croce, a ricordare i passaggi fondamentali della sua vita.
Monika Pascolo














