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Relazioni umane medializzate, serve andare oltre i “like”. A Udine incontro con l’esperto Marco Brusati

«Le metodiche persuasive hanno decenni di vita, ma oggi sono applicate su vasta scala. Per la gestione combinata di algoritmi e sistemi d’intelligenza artificiale si arriva a prevedere come potranno rispondere gli utenti. E queste previsioni finiscono per autoavverarsi». È il professor Marco Brusati a descrivere così l’attuale situazione delle reti internet e dei social, ovvero dell’ecosistema mediale in cui tutti siamo immersi. Docente a contratto all’Università di Firenze, Brusati sarà a Udine venerdì 20 febbraio, alle 17.30, all’Istituto Bertoni di viale Cadore, intervenendo sul tema “Oltre i like: un viaggio educativo tra mega-tendenze, fenomeni e intelligenze della rete”. L’iniziativa è dell’Associazione “La Bottega dell’Orefice”, nell’ambito del ciclo di incontri “Due cuori e un villaggio. Per crescere un figlio serve la solidità della coppia e l’aiuto di altre famiglie”.

Marco Brusati sarà a Udine il 20 febbraio, per la conferenza “Oltre i like: un viaggio educativo tra mega-tendenze, fenomeni e intelligenza della rete”

«Già il titolo, “Oltre i like” – riprende Brusati – evidenzia cosa significa vivere in una società che ha medializzato le relazioni umane, sottoposte al consenso o al dissenso di chiunque. Una medializzazione che non può intrinsecamente realizzare la pienezza dell’umano».

Professore, cosa intende dire?
«Che le relazioni non si svolgono più solo nei contatti personali diretti, fisici, ma prevalentemente all’interno di un ecosistema mediale, che per semplificare possiamo chiamare dei social».

Con quali conseguenze?
«Che le persone non crescono più solo dentro comunità educanti come famiglia, scuola, associazioni, parrocchie, ma in comunità di rete, che non hanno come obiettivo il bene della persona, ma la loro attenzione».

Il termine medializzazione è sinonimo di società mass mediatica o di digitalizzazione?
«Il concetto va oltre: non è un modo di vivere i processi di comunicazione ma un cambiamento antropologico, che tocca le stesse relazioni umane».

Con la conseguente diffusione di modelli di vita e di pensiero?
«Sì, modelli non sottoposti a un processo culturale o di maturazione arrivano come un’onda da una diga rotta, travolgendo le relazioni umane così come le abbiamo conosciute, fondate sulla centralità della persona, sull’equilibrio tra diritti e doveri, tra libertà individuali e sociali».

Dove stiamo socialmente andando?
«Verso un sistema strettamente oligopolistico, con enormi risorse economiche, finanziarie e intellettuali in mano a pochi, che gestiscono le relazioni medializzate e hanno il potere di decidere se, cosa e a chi evidenziare i contenuti, siano video, audio o post».

Si tratta di una nuova struttura sociale?
«Una struttura nella quale i pensieri dei singoli possono essere ingegnerizzati massivamente. Ciò che diventa virale sulla rete spesso non è intrinseco, ma frutto di una scelta fatta a monte da pochi soggetti».

Cosa significa andare “oltre i like”?
«Significa interpretare non solo i fenomeni mediali, ma le strutture che li rendono possibili».

È necessaria una riflessione sulla propria presenza educativa online?
«Le comunità educanti si attuano pienamente solo nelle relazioni frontali. Possono attuarsi, mai pienamente però, anche nelle relazioni medializzate, ma con questa primaria consapevolezza».

La rete rende passivi?
«L’uso passivo è prevalente: per esempio se sappiamo già quali video cercare, e lo sappiamo fuori dalla rete, stiamo scegliendo, mentre normalmente scorriamo quello che ci arriva: non scegliamo, ma siamo scelti».

Può fare altri esempi di metodologie “attentive”?
«Le notifiche rosse: riusciamo a resistere a un campanellino con 20 messaggi in arrivo? Un’altra tecnica è l’autoplay, l’avvio automatico dei video: non siamo noi a decidere di avviarli, mentre possiamo solo spegnerli».

Si tratta di dinamiche programmate?
«Questa partecipazione passiva alle comunità di rete ci espone a processi di persuasione, preventivamente costruiti tramite la cosiddetta ingegneria dell’attenzione».

I social contano su persone fragili?
«Nell’ecosistema mediale, nei social, la fragilità, spesso dovuta alla giovane età, è per così dire funzionale: più sei giovane e solo, più è facile aderire alle proposte dei social, commerciali o culturali».

E gli adulti?
«Il ritiro dell’adulto è anch’esso funzionale, affinché generazioni sempre più giovani decidano in solitudine».

Così si afferma un potere economico, ma anche politico che governa le società?
«Il potere economico e politico sono circolari tra loro. Anche in passato era così, ma questa concentrazione di potere è un unicum nella storia».

Un potere che decide anche come dobbiamo essere uomini e donne?
«Sì, la medializzazione delle relazioni tocca i fondamenti dell’essere umano e pone una questione antropologica: chi è l’essere umano e come deve vivere».

Già decenni fa Pier Paolo Pasolini parlava di omologazione…
«L’omologazione è un processo attivo a partire dalla società dei consumi di massa. Le metodiche persuasive hanno decenni di vita, ma oggi sono applicate su vasta scala. La novità è l’ampiezza, la precisione e l’immediatezza dei feedback, nonché la rapidità della loro analisi e degli aggiustamenti conseguenti. Per la gestione combinata di algoritmi e sistemi di intelligenza artificiale si arriva a prevedere come potranno rispondere gli utenti. E queste previsioni finiscono per autoavverarsi. È un processo noto da decenni e ora applicato su scala globale».

Flavio Zeni

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