Opinioni

La “generazione incredula” che chiede lo “sbattezzo”

Nel solo 2025 sono giunte alla Curia di Udine ben venti richieste di “sbattezzo”. Il dato è il più basso degli ultimi 13 anni, ma fa ugualmente riflettere (nel 2024 le richieste furono 34, nel 2023 furono 36 e nel 2022 addirittura 45). Si tratta quasi esclusivamente di cittadini italiani e oltre l’80% risiede nel nostro Paese. Negli ultimi quindici anni, la cancelleria arcivescovile segnala che il 56% delle richieste sono giunte da persone che, al momento della richiesta, avevano tra i 20 e i 40 anni. Sono i giovani della “generazione incredula” di cui parlava il celebre saggio di Armando Matteo, autentico (e criticato) “faro” delle ricerche socio-religiose dello scorso decennio.

Lo “sbattezzo”, va detto, non incide dal punto di vista sacramentale: il Battesimo è un dono di Dio che si imprime indelebilmente nell’anima della persona, al di là della sua eventuale volontà di recessione. In altri termini, il Battesimo è un dono permanente. Ciò che si attiva con lo “sbattezzo” è un iter di semplice annotazione nei registri canonici conservati nella Parrocchia in cui si è ricevuto il dono e nella relativa Curia: si prende atto per iscritto che la persona non desidera più essere annoverata tra i membri della Chiesa Cattolica. È una decisione che segna una rottura probabilmente già avvenuta nella prassi, quasi sempre frutto di una evidente critica nei confronti della Chiesa, dalla quale si vuole formalmente prendere le distanze con raccomandate e carte intestate.

Siamo noi uomini e donne che pensiamo che un atto giuridico annulli l’efficacia sacramentale: il Salmista oserebbe dire: «se ne ride chi abita i cieli»! Il dono di Dio è più grande di questo e resta al di là della volontà di accoglierlo o meno.

Il rifiuto di tale dono, tuttavia, ci impone una riflessione: il Battesimo, per molti cristiani, è un pacchetto regalo che deve essere ancora scartato. Non se ne percepisce il valore, il senso, il dono (appunto), così anziché scartare la carta e scoprire il regalo, si scarta il regalo tout-court. Si getta via. Dinanzi a questi dati ciò che un credente può fare è implorare la divina misericordia: Dio, che ha dato il dono della figliolanza divina, non ritira sicuramente i suoi doni. Preghiamo anche per i fratelli e le sorelle che li rifiutano. Oltre alla preghiera, alle comunità spetta il compito di interrogarsi su questi episodi: cosa non ha funzionato? Che esperienza di Chiesa hanno avuto coloro che “si sbattezzano”?

Per contro, un flebile rigagnolo di acqua limpida continua a scorrere in tutte quelle persone (meno numerose, ma fortemente convinte) che chiedono invece di ricevere il Battesimo in età adulta. Negli ultimi anni, anche diversi giovani della medesima fascia d’età di chi, invece, abbandona la Chiesa. Anche in questo caso le comunità hanno un compito fondamentale: accogliere questi germogli di fede e accompagnarli alla loro maturazione, nei Sacramenti e nella vita comunitaria.

Padre Francesco Rossi

responsabile del Servizio diocesano per il Catecumenato

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