Medio Friuli

Gradisca di Sedegliano. L’ospedale di Sessa Aurunca sarà intitolato a mons. Nogaro

È morto da poco più di un mese, ma continuano a moltiplicarsi le iniziative promosse nel nome di mons. Raffaele Nogaro, con l’intento di proseguirne l’opera di giustizia e pace. Dopo l’annuncio dell’istituzione di una fondazione intitolata al compianto vescovo originario di Gradisca di Sedegliano, ecco ora la notizia della decisione da parte del Consiglio comunale di Sessa Aurunca, cittadina di 20 mila abitanti in provincia di Caserta, di intitolare all’amato pastore l’ospedale cittadino, per la cui riapertura Nogaro si spese in prima persona. A riferirlo è don Nicola Lombardi, suo stretto collaboratore e amico, che sabato 7 febbraio ha raggiunto il Friuli per celebrare a Gradisca una Messa di suffragio, nel trigesimo della morte di Nogaro, insieme al nipote, don Plinio Donati (il giorno seguente il presule è stato ricordato a Udine, nella Cattedrale, dove fu giovane e apprezzato parroco).

Vescovo di Sessa Aurunca dal 1983-90 e di Caserta dal 1990-2009 (poi emerito per 17 anni), Nogaro è stato un «profeta di pace, di prossimità e di perdono». «Ha fatto tantissimo per noi», il ricordo di don Lombardi, «ha illuminato le nostre coscienze, in un territorio in cui la criminalità organizzata, ma soprattutto la mentalità camorrista, era pervasiva. Ci ha spronato all’impegno, alla liberazione. Ha sempre mostrato la sua fede ardente nel Cristo, che lui chiamava “il mio Gesù” e ce lo ha testimoniato in tutti i modi».

Quello di Sessa Aurunca, nel 1983, era il primo incarico da vescovo per Nogaro. A più riprese, egli ha richiamato questa esperienza come una vera e propria trasfigurazione. Il primo contatto con le terre del sud gli permise di scoprire la sua vera vocazione – diceva –: servire l’Uomo per somigliare al suo Cristo. E farlo in una terra piena di contraddizioni sociali, dove la camorra macinava soldi e terrore. Era il 1984 quando un gruppo di suore Vincenziane lo invitò a far visita ai luoghi della loro congregazione, riporta Tela, la rivista dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose Interdiocesano del Casertano, in un articolo a firma di Fabrizio Marino. «Adiacenti ad essi, vi erano alcuni locali dell’ambulatorio in cui erano ammassati numerosi macchinari pronti all’uso, ma lasciati all’intemperie. C’erano attrezzature sofisticatissime, di ultimissima generazione per l’epoca, ma già quasi arrugginite; la situazione era veramente imbarazzante».

La prima pietra dell’ospedale di Sessa era stata posata nel 1952, erano stati annunciati fondi e arrivati i macchinari, tutto sembrava pronto, ma poi niente. «Ritardi, bugie, le solite dinamiche che hanno corroso enormi strati della società», ricorda ancora Marino. Con Nogaro si avvia una stagione di lotte. «Sotto la spinta propulsiva dei movimenti giovanili e con la sua guida profetica e sicura, si svolgono due grandi manifestazioni pacifiche. Quella del Natale del 1987 e quella del febbraio del 1989. La vertenza arrivò anche nei salotti televisivi nazionali». Il presidio ospedaliero fu infine aperto, ma soltanto nel 1992, quando già da due anni Nogaro era vescovo di Caserta.

Il fatto che l’idea di intitolargli il nosocomio sia nata in modo libero e spontaneo la dice lunga sull’eredità lasciata dal vescovo friulano a Sessa Aurunca. La proposta, lanciata sui social, ha infatti trovato terreno fertile nel Comitato civico “San Rocco Bene Comune” (l’ospedale è attualmente intitolato a San Rocco), che a sua volta ha coinvolto il Consiglio comunale, espressosi a favore all’unanimità.

«Intitolare l’ospedale a mons. Raffaele Nogaro– si legge in un comunicato pubblicato dalla compagine civica – non è soltanto un gesto di riconoscenza verso una figura straordinaria della storia civile e religiosa del nostro territorio», «significa soprattutto richiamare la sua eredità morale e civica come monito permanente per la comunità».

Valentina Zanella

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