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Suor Maria: «Dimentichiamo noi stessi per fare spazio al Signore»

Ben venga digiunare da social e televisione, da pettegolezzi o parole taglienti (come suggerisce anche il Papa), ma ricordando che il primo ed insostituibile digiuno da praticare in Quaresima è quello dal cibo, «perché il peccato della gola trascina dietro sé tutti gli altri vizi». «Se imparo a digiunare, divento libero. Digiunando comincerò ad avere “fame” della parola di Dio e a sceglierla con desiderio. È questo l’inizio di un cammino di conversione che mi conduce alla Pasqua come creatura nuova, modellata su Cristo». Suor Maria Zavagno, madre badessa del monastero delle Clarisse Sacramentine di Moggio Udinese, ci accoglie con il consueto ampio sorriso nel parlatoio del convento di clausura adagiato in cima al colle di Santo Spirito. Tra poco, con l’inizio della Quaresima, le Clarisse sospenderanno i colloqui per dedicarsi con più intensità alla preghiera, ma fino al Mercoledì delle Ceneri le porte del monastero sono aperte a chi chiede un incontro, lontano dalla frenesia di un mondo sempre di fretta.

Sono 9 le sorelle accolte a Moggio, tutte provenienti da Friuli e Veneto. La più anziana, suor Gabriella, ha 98 anni («è in salute e molto attiva», sottolinea la badessa), la più giovane 37. Suor Maria è qui dal 1989, vi è arrivata quattro anni dopo l’apertura del monastero, voluto dall’arcivescovo Battisti. Dopo tanti anni, «l’unica cosa di cui mi pento – racconta – è di aver tergiversato un po’ con il Signore, all’inizio. Non gli ho detto subito il mio “sì” perché avevo i miei progetti che non combinavano con i suoi. Alla fine mi sono arresa, e l’unico pentimento che ho è di non averlo fatto prima».

«Accomodatevi – prosegue – accogliamo sempre volentieri chi desidera parlare con noi». Tante persone portano quassù il loro fardello di sofferenza. Le monache, da oltre le grate, offrono ascolto, conforto, aiuto nel sostenere parte di quel peso e, soprattutto, la promessa di consegnarlo al Signore nella preghiera. «Il tempo di Quaresima anche per noi è un tempo forte, atteso e desiderato – sottolinea la badessa –, perché non si finisce mai di convertirsi. È innanzitutto un tempo di verifica della verità della nostra vita e della nostra volontà di conversione. Dobbiamo guardarci dentro e chiederci se abbiamo questo desiderio di rinnovarci. Se siamo cristiani dobbiamo sentire il desiderio di appartenere a Cristo e di modellarci su di lui».

In un’ampia intervista pubblicata sulla Vita Cattolica del 18 febbraio 2026, suor Maria suggerisce delle indicazioni affinché la Quaresima, con le pratiche di digiuno, preghiera e carità, sia vero tempo di rinnovamento.

«Il digiuno ci aiuta a liberarci dal condizionamento delle cose esterne, dal bisogno di soddisfare i nostri desideri, le nostre passioni, il piacere. Imparando a fare a meno del pane, permettiamo al Signore di saziarci di Lui, di una vita che non finisce», spiega la badessa. Digiunando, poi, possiamo dare spazio all’altro. «Liberandomi da me stesso sono in grado di vedere i bisogni di chi è vicino a me. Non serve andare lontano per praticare la carità: partiamo dall’essere portatori di pace dentro noi stessi, nelle famiglie, con le persone che incontriamo». Infine, «tutto questo deve essere sostenuto dalla preghiera, perché le nostre forze sono forze umane e dopo un po’ si esauriscono. È la preghiera che sostiene il nostro cammino di conversione».

Il suggerimento di un impegno quotidiano per questo cammino di Quaresima? «Leggiamo il Vangelo, conosciamo Gesù – risponde suor Maria –. Leggiamo magari ogni giorno una frase o un capitolo, quel che riusciamo, ma con fedeltà, così che il nostro impegno venga radicato nella Parola del Signore. Non esageriamo nello slancio, se il rischio è di non essere in grado di mantenere quell’impegno. Piuttosto, cerchiamo qualcosa che sia a misura delle nostre possibilità». «Osserviamoci – conclude – Qual è la mia difficoltà? In cosa ricasco continuamente? E, alla fine della Quaresima, dovremmo essere riusciti se non ad eliminare certe fatiche, almeno ad aver fatto un passo in avanti, ad essere un po’ più fedeli, un po’ più costanti, un po’ più dolci, un po’ più miti… La Quaresima può darci la carica. Bisogna volerlo. E il digiuno allena anche la nostra volontà. Il resto è l’impegno di tutta una vita. Buon cammino di Quaresima!».

L’intervista integrale con suor Maria Zavagno, a cura di Valentina Zanella, si può leggere sulla Vita Cattolica del 18 febbraio 2026 

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