«I bozzoli passavano all’essiccatoio per ucciderne la crisalide, poi venivano scelti, messi a bollire in acqua a 70° C facendo calare su di loro una spazzola circolare, la scopinatrice, che favoriva il disciogliersi della sostanza fissante usata dal baco per costruire il bozzolo; al termine la massa di filo veniva messa nella bacinella dove la filatrice individuava il bandolo e lo accostava a delle rotelline, da qui giungeva all’aspo che lo avvolgeva in matasse». Così l’Erpac, l’Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia, nel suo denso catalogo racconta il pesante lavoro che le “filandine” svolgevano nell’imponente edificio in mattoni all’ingresso dell’abitato di Dignano: la filanda Banfi.
Straordinario ed affascinante esempio di architettura industriale del XIX secolo, la filanda venne costruita alla fine del 1800 per essere poi acquistata e ampliata dalla famiglia Banfi all’inizio del 1900. Ben 260 le lavoratrici che ha accolto fino alla chiusura, nel 1954.
Vero e proprio esempio di archeologia industriale, la struttura ha rischiato di scomparire a causa dello stato di abbandono in cui versava e dei cedimenti del tetto. L’amministrazione comunale, guidata da Giambattista Turridano, l’ha però di recente messa in sicurezza con un investimento di 2 milioni di euro nutrendo il sogno e il progetto di darle nuova vita e nuova destinazione.
«Abbiamo affidato allo studio Stradivarie Architetti associati di Trieste l’incarico di redigere un Piano di sviluppo per l’area dell’ex Filanda Banfi – annuncia l’Amministrazione attraverso una nota stampa –. Si tratta di un passo decisivo all’interno di un percorso che l’amministrazione comunale sta portando avanti con convinzione e responsabilità, consapevole del valore storico, identitario e strategico di uno dei più significativi esempi di archeologia industriale della regione».
L’obiettivo del Piano è coordinare e dare nuovo slancio alle azioni di recupero e valorizzazione già avviate negli ultimi anni. Non un semplice documento tecnico, ma uno strumento operativo che punta a consolidare i risultati ottenuti – dal rifacimento della copertura alla progettazione e all’avvio del primo lotto di lavori nella ex galettiera – e a trasformare l’ex filanda in un motore di rigenerazione urbana, culturale ed economica.
«L’incarico – spiega ancora l’Amministrazione – rappresenta l’esito di un impegno costante, che punta a garantire continuità al progetto di riqualificazione, nella prospettiva di restituire alla comunità un luogo simbolo e di aprirlo a nuove opportunità di crescita».
Sono allo studio diversi scenari di sviluppo, che costituiranno la base per orientare le scelte future e attrarre l’interesse di investimenti privati e imprese del territorio, in un’ottica di collaborazione e rilancio sostenibile dell’area. Fra le ipotesi al vaglio la possibilità di destinare parte del fabbricato – che supera i mille metri quadrati di superficie suddivisa su tre piani –, ad attività produttive, socioassistenziali, legate alla cultura o alla ristorazione. C’è poi la volontà, entro l’inizio della primavera, di organizzare un tavolo tecnico per coinvolgere la parte politica, gli imprenditori, le associazioni di categoria e la Regione per vedere se c’è interesse su questa struttura che si trova in prossimità delle strade regionali 463 e 464, accanto al ponte di Dignano, dunque in una collocazione importante anche dal punto di vista viario.
L’iniziativa ha preso avvio da un momento simbolico: il 3 maggio 2025, che ha segnato un punto di svolta nella riflessione collettiva sull’ex Filanda. Da quell’esperienza è nata la volontà di passare da azioni isolate a un percorso unitario di progettazione e confronto, volto a costruire scenari concreti di nuova destinazione e valorizzazione del complesso.
Il piano si articolerà in tre ambiti di lavoro: “coordinamento e governance territoriale”, con la messa a sistema delle azioni già attuate e l’individuazione di nuovi strumenti di gestione condivisa tra Amministrazione, enti sovracomunali e soggetti privati; “sviluppo economico e imprenditoriale”, con l’analisi del tessuto produttivo locale e la definizione di strategie per favorire l’insediamento di attività e servizi capaci di generare valore e occupazione; “connessioni ambientali e territoriali”, per valorizzare il paesaggio e favorire l’integrazione dell’area nei principali itinerari culturali e turistici regionali.
Anna Piuzzi














