Chiesa

70 anni di Messa di don Oscar Morandini, decano della Chiesa udinese

«Ricordo un bambino a cui chiesero: “Ma Dio è una persona?” Lui rispose: “No. Dio è una famiglia!” E aveva ragione». Classe 1932, don Oscar Morandini nella messa crismale del Giovedì Santo, in Cattedrale a Udine, festeggerà 70 anni di sacerdozio. Sulla Vita Cattolica del 1° aprile 2026 pubblichiamo un’ampia intervista con il sacerdote. Qui un estratto.

Incontrare questo decano della Chiesa udinese è un privilegio. Bastano pochi istanti di conversazione per intravvedere nell’anziano ma lucidissimo sacerdote l’essenza e la saggezza di una spiritualità forgiata in anni di vita donata, di esperienze belle e di fatiche, di crisi, di amicizia, di fede.
Don Oscar, come sta?
Con il consueto ampio sorriso, il sacerdote risponde entusiasta: «Bene, benissimo! Sto facendo una vecchiaia veramente bella. E qui in Fraternità ci trattano benissimo, lo scriva per piacere».
Don Morandini risiede alla Fraternità sacerdotale dal 2006. «Sono arrivato dopo una partita di ping-pong», racconta senza perdere il sorriso. Non ero più giovanissimo, avevo 88 anni, e a terra c’era il ghiaino… Ho ho fatto un volo. Dopo l’intervento sono rimasto qui».
Sulla scrivania della camera, accanto al rosario, il computer acceso e vari documenti di lavoro. Appesa ad una parete, tra crocifissi e icone sacre, la foto di una coppia nel giorno delle nozze. È una delle innumerevoli coppie di sposi che don Oscar ha accompagnato fino al matrimonio e poi oltre, nel suo impegno di una vita accanto alle famiglie e a vedovi e vedove.
Nonostante qualche acciacco, alla veneranda età di 93 anni – ne compirà 94 il 19 maggio – don Morandini è ancora incredibilmente attivo e impegnatissimo – «La pensione? Non so cosa sia!» –. Ogni giovedì sera, collegandosi online tramite Zoom, propone per alcuni gruppi delle riflessioni sul vangelo della domenica e in agosto tiene tuttora, ogni anno, un camposcuola di tre giorni in montagna che coinvolge famiglie da tutta Italia. In preparazione ad alcuni tempi forti dell’anno, come la Pasqua e il Natale, conduce inoltre degli incontri in cui propone delle riflessioni, che si concludono sempre con la Santa Messa (nella Parrocchia udinese di San Pio X). L’ultimo di questi incontri si è tenuto domenica 22 marzo e in quell’occasione il prete ha ripercorso la sua vita, iniziata il 19 maggio 1932 a Fornaris di Cividale. Non era ancora scoppiata la seconda guerra mondiale e don Morandini l’ha attraversata tutta, quando era solo un ragazzo.

Don Morandini all’uscita dalla prima Messa a Cividale, il 15 luglio 1956

L’ordinazione fu l’8 luglio del 1956, poi arrivò il primo incarico a Talmassons.
«Ci restai 4 anni – racconta –. All’inizio non è stato facile, il paese era molto tradizionalista, soprattutto gli anziani, e io troppo all’avanguardia. Lo scontro avrebbe potuto diventare pane quotidiano, ma moltissime delle difficoltà superate credo di doverle al parroco, don Egidio Comelli. Ricordo che mi diceva: “Sei come un temporale d’estate che butta giù tutta l’acqua che può. Le famiglie hanno bisogno della pioggia calma e continua della primavera”. Dovevo ancora imparare. È stato un grande maestro. Sul letto di morte mi chiamò e mi disse: “Oscar, non perdere mai la speranza”. Ci volevamo veramente bene (si commuove, ndr). Lì si era anche creato un gruppo molto bello con i ragazzi. Andavamo in bicicletta al cinema. In quello parrocchiale, naturalmente, perché ai sacerdoti non era consentito quello pubblico. E discutevamo dei film. Fu a Talmassons che mi innamorai delle famiglie».

In che senso si “innamorò” delle famiglie?
«Da lì andai a Sestri Levante, dove c’era padre Enrico Mauri, grande apostolo della famiglia, uno dei fondatori dell’Azione cattolica femminile e fondatore dell’associazione Madri e Vedove dei caduti della Prima guerra mondiale. Lui capì l’importanza della famiglia… Io lo ripeto sempre, che ho imparato a dire Messa da quando ho cominciato a dire Messa nelle famiglie. Quante volte, in questi settant’anni, quando ero in crisi, telefonavo ad alcuni amici e chiedevo: “Mi offrite la cena?” Mi bastava essere là, a contatto con il loro sacramento del matrimonio, con la loro fedeltà, il loro volersi bene, per sapere che Cristo mi voleva bene così».

L’intervista completa con don Oscar Morandini si può leggere sulla Vita Cattolica del 1° aprile 2026

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