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L’Arcivescovo a Pasqua: «Gesù risorto ci estrae dalle macerie della vita». Come quella bimba a Forgaria…

«Gesù non è uscito dalle macerie perché l’hanno trovato uno o due giorni dopo un terremoto, magari ferito o disidratato. Gesù era veramente, realmente morto. Eppure, non è rimasto sepolto in una tomba, non è rimasto sotto le macerie di un’umanità che lo aveva ingiustamente condannato, umiliato, crocifisso e sepolto, pensando che la sua vicenda si fosse chiusa. Gesù è veramente risorto e da quel momento è iniziata una storia in cui siamo coinvolti anche noi».

È la mattina di Pasqua, una domenica di sole e di temperature tipicamente primaverili. Stare all’aperto è piacevole, c’è proprio l’aria frizzante di una stagione nuova. Come nuove sono state le parole che l’arcivescovo di Udine ha rivolto, la medesima mattina, alle centinaia di persone che hanno gremito la Cattedrale di Udine per la solenne celebrazione pasquale.

Un’amica medico in visita in Friuli

Parole che sono scaturite da un’esperienza recente di mons. Riccardo Lamba, che proprio due giorni prima ha incontrato una missionaria laica attualmente in servizio nella Repubblica democratica del Congo, con la quale da giovane aveva condiviso gli studi di medicina a Roma. La donna, Chiara Castellani, è stata ospite del centro “Balducci” di Zugliano. Ma è stata anche accompagnata dall’arcivescovo a Forgaria, dove venne a fare servizio come scout all’indomani del terremoto del 1976.

L’Arcivescovo al Centro “Balducci” di Zugliano venerdì 3 aprile, con Chiara Castellani e un gruppo di scout di Mira (VE). Foto tratta dalla pagina Facebook del Centro Balducci

«Dopo 50 anni Chiara ha visto la chiesa ricostruita così come tutto il paese» ha confidato l’Arcivescovo. «A Forgaria abbiamo avuto modo di incontrare anche alcune persone più o meno della nostra età, fra i 65 e i 70 anni, che erano ragazzi come noi, giovani come noi; queste persone ricordavano la venuta degli scout da diverse parti d’Italia, che aiutavano a scavare le macerie. Uno di loro ricordò la sorella rimasta alcune ore sotto le macerie prima di essere salvata. Tutto questo mi è venuto in mente oggi pensando alla Pasqua».

«Gesù risorto ci estrae dalle macerie della vita»

Cosa c’entrano una bambina di Forgaria, una compagna di studi dell’Arcivescovo e il terremoto… con la Pasqua? «Oggi – ha sintetizzato Lamba – siamo qui per alimentare la nostra fede in Gesù Cristo morto e risorto per noi, per alimentarla anche nei momenti in cui ciascuno di noi finisce sotto le macerie delle nostre fragilità, delle nostre debolezze, dei nostri peccati, dei nostri compromessi, dei nostri rinnegamenti e tradimenti. Tutti quanti siamo finiti sotto queste macerie, nessuno escluso. Ma Gesù risorto dai morti vuole estrarci da tutte le macerie sotto le quali o siamo finiti, da soli o con qualcun altro. Gesù vuole per noi l’inizio di una vita nuova come è stato per quella bambina di Forgaria».

Cosa dice la foto di una magnolia…

Mons. Riccardo si dimostra un uomo con un acuto senso di osservazione, capace di trovare un senso anche agli avvenimenti più (in apparenza) insignificanti. Come ha riferito alla conclusione dell’omelia, citando una donna che, al mattino presto, aveva incontrato mentre era intenta a fotografare con lo smartphone il fiore di una magnolia.

«Anche questo è importante», ha concluso Lamba, riferendosi all’episodio. «Che noi, nelle nostre vite, riconosciamo quei germogli di risurrezione che il Signore sta facendo crescere nel cuore di ciascuno e intorno a noi. Quando facciamo esperienza di risurrezione e quando vediamo che tale esperienza viene da Gesù Cristo, allora quello che possiamo fare è raccontarlo, annunciarlo anche agli altri.»

G.L.

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