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Operai reclusi e fabbrica fantasma a Gonars. Scoperto maxi traffico di sigarette

La Guardia di finanza di Trieste, su delega della locale Direzione Distrettuale Antimafia, ha disarticolato un’organizzazione criminale, composta da persone di nazionalità straniera e italiana, che aveva realizzato nelle province di Udine e Trieste una rete produttiva e logistica di sigarette prodotte in Friuli e commercializzate in vari paesi del Nord Europa con un volume d’affari di 89 milioni di euro. Gli investigatori hanno scoperto una “fabbrica occulta” di sigarette dove lavoravano e alloggiavano clandestinamente 21 extracomunitari, sequestrati impianti, macchinari, auto e oltre 70 tonnellate di tabacchi di contrabbando. Complessivamente, risultano indagate 29 persone di cui 3 sono state arrestate in esecuzione di un’ordinanza emessa dal Gip. I particolari dell’operazione saranno diffusi nel corso di una conferenza stampa che si terrà alle 11 al Comando regionale Friuli-Venezia Giulia della Guardia di Finanza, con il Procuratore capo e responsabile della Direzione Distrettuale Antimafia, Patrizia Castaldini.

Un’organizzazione criminale ben strutturata

Quella che ha scoperto la Guardia di finanza di Trieste con la DDA è una organizzazione criminale ben strutturata e organizzata in settori impermeabili l’uno all’altro, tentacolare a livello geografico tra Est Europa – dove veniva coltivato il tabacco e reclutati lavoratori praticamente schiavizzati –; Friuli-Venezia Giulia – dove era concentrata produzione e stoccaggio (tra Gonars e Remanzacco) e dove è stata scoperta una società di capitali (a Trieste) che gestiva l’attività–, e il Nord Europa – dove avveniva la commercializzazione –. Una attività redditizia: un pacchetto di sigarette costava pochi centesimi e veniva rivenduto a prezzo di mercato in Francia e Gran Bretagna e altrove, cioè tra i 12 e i 17 euro. Con pochi rischi perché se la struttura era simile a quella di una organizzazione dedita alla produzione di sostanze stupefacenti, i reati per il tabacco sono molto più lievi.

In Fvg lo stabilimento produttivo era autonomo: situato in un bosco a Gonars, aveva un generatore da 60mila euro per le esigenze elettriche, in zona isolata; vi lavoravano i clandestini praticamente reclusi e irregolari, e non era visibile dall’esterno. I finanzieri hanno scoperto a luglio scorso l’impianto solo dopo numerosi appostamenti, anche con droni, per capire che era uno stabilimento di produzione.

Le sigarette realizzate venivano confezionate come noti marchi (Marlboro Gold, Marlboro Rosse e L&M) e, non avevano differenze rispetto alle originali. È il primo impianto di questo tipo scoperto in Italia, ma è stato rivelato solo oggi al termine di indagini complesse. Gli arrestati sono il responsabile della società triestina, un collaboratore e un autista.

Il procuratore capo di Trieste, Patrizia Castaldini, ipotizza i reati di associazione finalizzata a contrabbando con contraffazione di marchi, immigrazione clandestina e utilizzo di mano d’opera clandestina. “Vanno poi verificate le condizioni dei lavoratori, potrebbe configurarsi il sequestro di persona o caporalato”, ha sintetizzato.

Per il generale Stefano Commentucci, comandante della Gdf di Trieste, “la scelta è caduta sul Fvg perché a ridosso dei paesi di sbocco, c’è una ottima rete viaria e boschi dove celare gli impianti”.
Non si esclude che l’organizzazione abbia un ulteriore livello superiore, transnazionale.

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