Commento al Vangelo

Una sola porta dona l’abbondanza

Commento al Vangelo del 29 aprile 2026,
IV Domenica di Pasqua
Gv 10, 1-10.

In quel tempo, Gesù disse:
«In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore.
Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo.
Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».

Parola del Signore.

 

A cura di don Bernard Emmanuel Appiah

CI cancelli sono diventati un elemento del nostro paesaggio urbano molto più di quanto non fossero in passato. I nuovi complessi residenziali di lusso tendono ad essere recintati. Un grande cancello impedisce a tutti i non residenti di entrare. Un altro scopo del cancello, tuttavia, è quello di consentire l’accesso a un’area. I cancelli possono essere intesi sia come ostacolo che come apertura. È proprio in questo senso che dobbiamo interpretare il riferimento alla porta nel Vangelo di questa domenica.
L’ovile menzionato nel Vangelo era uno spazio recintato. La porta dell’ovile consentiva sia l’ingresso che l’uscita dal recinto, permettendo alle pecore di uscire per raggiungere pascoli rigogliosi e di rientrare nel recinto per trovare sicurezza e protezione. Gesù si identifica come la porta in questo senso: in quanto porta, tutti coloro che entrano attraverso di lui saranno al sicuro, tutti coloro che escono attraverso di lui troveranno pascoli. Egli riassume questo duplice ruolo affermando: «Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza». Questa è sicuramente una delle affermazioni più suggestive di Gesù in tutti i Vangeli. Lo scopo di tutto ciò che Gesù ha detto e fatto – della sua vita, morte e risurrezione – è che noi possiamo avere la vita, e averla in abbondanza. Come il Vangelo chiarisce il motivo per cui Gesù è venuto, così chiarisce anche ciò che dobbiamo fare. Se vogliamo accedere a quella vita in abbondanza che Gesù è venuto a donarci, dobbiamo farlo passando attraverso di lui: «entrando e uscendo liberamente».

Gesù usa molte immagini di sé nel Vangelo di Giovanni. Molte di queste immagini sottolineano ciò che Gesù fa per noi. Come il Buon Pastore, per esempio, Gesù dà la sua vita per noi. L’immagine di Gesù come porta sottolinea maggiormente ciò che dobbiamo fare in risposta a tutto ciò che egli ha fatto e sta facendo per noi. La presenza di una porta non significa automaticamente che le persone la useranno. Attraversare una determinata porta è una scelta. I messaggi che riceviamo costantemente dalla cultura in cui viviamo non sono quelli che sono stati fortemente plasmati dai valori che Gesù ha incarnato nella sua vita, morte e risurrezione. C’è tutta una varietà di porte che si aprono davanti a noi, invitandoci a passare. Se vogliamo attraversare la porta che è Gesù, dobbiamo scegliere consapevolmente questa porta ed escludere le altre.

Nella prima lettura, rispondendo alla predica di Pietro, la folla chiede: «Che cosa dobbiamo fare?». Le persone capiscono che il Vangelo ascoltato impone loro di fare qualcosa, di compiere scelte che non avevano mai fatto prima.

La domanda: «Che cosa dobbiamo fare?» è valida per noi oggi quanto lo era per il popolo di Gerusalemme. Ogni giorno cerchiamo di discernere ciò che dobbiamo fare per dare espressione al nostro desiderio di entrare in quella porta che è Gesù. Non siamo però lasciati a noi stessi nel tentativo di distinguere quella porta dalle tante altre che ci conducono in direzioni molto diverse.

Nel Vangelo, Gesù si identifica sia come la porta che come il buon pastore. Il nostro attraversare la porta è sempre in risposta alla chiamata del pastore. È lui che ci conduce attraverso la porta. Il pastore chiama ciascuno di noi individualmente, per nome. La sua chiamata ci raggiunge in tutti i modi possibili. A volte, ci sembra di sentire quella chiamata più forte. Preghiamo affinché possiamo ascoltare con maggiore attenzione la chiamata del Buon Pastore, in modo da poterlo scegliere come la porta che ci conduce alla vita piena.
don Bernard Emmanuel Appiah

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