«Un progetto pilota che è un esempio per tutta la montagna del Friuli-Venezia Giulia»: così l’assessore regionale alle Risorse agricole, Stefano Zannier, ha definito il castagneto sperimentale di Cravero che lunedì 20 aprile è stato meta di un sopralluogo tecnico. Diciotto ettari di castagneto storico recuperati nella frazione del comune di San Leonardo, con decine e decine di piante ultrasecolari strappate al soffocante abbraccio di un bosco di nuova formazione, di scarsissimo pregio naturalistico e paesaggistico, generato dall’abbandono del territorio.
Nei mesi scorsi – grazie a un finanziamento della Comunità di montagna del Natisone e Torre – si è provveduto all’impianto di decine di nuovi esemplari, protetti da reti per difenderli dai danni provocati dagli ungulati e dalla fauna selvatica. Un progetto lungimirante, finanziato negli anni congiuntamente da Regione, Comunità di montagna e fondi per lo sviluppo economico dalla legge 20/2007 che stanzia 450 mila euro l’anno per lo sviluppo economico delle aree in cui è storicamente insediata la minoranza linguistica slovena.
Dopo un momento di confronto nel municipio di San Leonardo – con gli interventi, tra gli altri, dell’assessore Zannier, del presidente della Comunità di montagna, Antonio Comugnaro, del direttore dell’Ersa, Michele Fabbro, di Stefano Predan del Servizio Foreste della Regione e dei rappresentanti del mondo agricolo, Kmečka Zveza e Coldiretti – è stata inaugurata la nuova strada forestale lunga 4,5 chilometri, a servizio non solo del castagneto sperimentale, ma di numerosi fondi boschivi, facilitandone così la coltivazione e la manutenzione.
«È significativo che questa strada raggiunga al suo culmine il borgo fantasma di Cisgne, un tempo abitato da otto famiglie e abbandonato nel secolo scorso proprio per la sua posizione isolata – ha sottolineato Antonio Comugnaro –. Oggi grazie a questa infrastruttura si potrebbe pensare addirittura ad un suo recupero. La strada ora è larga, sicura e consente un’agevole percorrenza anche ai mezzi pesanti. Oltre alla funzione produttiva forestale può avere un ruolo antincendio e turistico-ricreativo. Ringrazio il Servizio foreste della Regione che col suo apporto ci ha consentito di realizzare quest’opera a tempo di record, neanche due anni dal finanziamento regionale con 550 mila euro nell’ambito della concertazione 2024».
Infine, c’è stata la visita allo splendido castagneto – di proprietà della famiglia Carlig e che vede attivamente impegnati Michele e il figlio Giovanni –, dove si producono le pregiate varietà autoctone di castagna delle Valli del Natisone (come la famosa Canalutta e il Muròn). Ora, grazie ai nuovi impianti di giovani castagni selezionati da parte dell’Ersa, si punta ad aumentare ulteriormente quantità e soprattutto qualità. Nelle Valli del Natisone, nell’ambito del medesimo progetto, sono stati realizzati altri due castagneti pilota, uno a Sorzento di San Pietro al Natisone (interamente di nuovo impianto) e uno a Tercimonte di Savogna (con recupero di un castagneto storico).
Anna Piuzzi














