Gli alpini del Friuli, dopo aver ricordato i morti del terremoto del 1976 ed aver rinnovato l’impegno per i vivi, partono per l’adunata nazionale di Genova, dall’8 al 10 maggio. E si portano appresso uno zaino carico di solidarietà.
Lo testimonia il “Libro verde” dell’Ana, appena pubblicato. La sezione “Carnica” ha garantito 4.154 ore, pari ad un valore di 134.589 euro, ed ha raccolto donazioni per 34.155 euro. La “Cividale” ha lavorato per 9.026 ore e, quindi, per un valore di 292.442 euro; le offerte raccolte sono state di 10.409 euro. La “Gemona” ha donato 8.537 ore (pari a 276.590 euro), raccogliendo 44.278 euro. “Palmanova” si è prodotta in 35.858 ore per un valore di un milione e 161 mila euro. La sua raccolta è stata di 72.826 euro. Infine, la sezione di Udine con 42.057 ore di lavoro donate alla comunità, per un valore di un milione e 362 mila euro. Ma non basta, ha raccolto offerte per 111.454 euro.
Complessivamente, dunque, gli alpini friulani hanno lavorato gratuitamente l’anno scorso per 99.632 ore, che tradotte in valore sono pari a 3 milioni e 228 mila euro.
Le penne? Se non ci fossero…
È proprio vero, dunque: se le penne nere (e bianche) non ci fossero, bisognerebbe inventarle. Ma non si sono accontentati di sporcarsi le mani. Si sono adoperati anche per promuovere donazioni, ovviamente anch’esse per la comunità, raccogliendo 273 mila euro. Tutti li ricordiamo per l’apporto che danno al Banco Alimentare, ma questa partecipazione vale solo per il 3,5% del tempo donato; il 39,6% di questo tempo è finalizzato interventi comunitari, l’8,3% specificatamente alle parrocchie, altrettanto ai giovani e alle scuole, pure agli anziani.
La sezione “Carnica”
Il gruppo più attivo nella “Carnica” è stato quello di Ovaro, con 835 ore, a seguire Sutrio con 669, ma proprio tutti hanno dato, anche Cercivento con 10. E sempre Ovaro è stato il primo nella raccolta, con 9.103 euro. Nella “Cividale” si è distinta la stessa sezione con 2.302 ore lavorate, a seguire il gruppo di Masarolis con 1.652. La sezione, da sola, ha raccolto 3.130 euro, ma si è distinto anche il gruppo di Premariacco con 2.200.
I risultati della “Gemona”
Nella “Gemona” il gruppo del capoluogo si è qualificato con 2.844 ore, seguito dall’8° Reggimento Alpini Venzone con 2.311 ore. Si pensi che questa realtà, da sola, ha raccolto anche 28.875 euro, seguita da Gemona e da Avasinis.
Gli alpini della “Palmanova”
E che dire, per quanto riguarda la sezione di Palmanova? Gli alpini quota zero di Marano Lagunare hanno lavorato gratuitamente per 9.097 ore. Non solo, i secondi sono quelli di San Giorgio di Nogaro, sempre a quota zero, con 7.453 ore. Splendida, davvero, la testimonianza di questo gruppo: è stato capace di raccogliere anche 28.845 euro.
La sezione di “Udine”
Chiudiamo con Udine. Il gruppo di Udine Sud si è impegnato in 2.324 ore di lavoro, Udine centro per 1.771, Udine Rizzi per 1.064, Udine Nord per 20, Udine Est per 267. Buttrio ha battuto tutti per la raccolta: di 19.419 euro (1.295 le ore donate), ma anche Aquileia si è distinta raccogliendo 15.220 euro.
Universo volontariato in crescita
«“Il Libro verde”della solidarietà fotografa con confortante precisione lo spessore dell’universo volontario contraddistinto dalla penna nera – annota Sebastiano Favero, presidente nazionale dell’Ana –. A dispetto del trascorrere del tempo, infatti, il contributo che Sezioni e Gruppi dell’Ana danno alla vita delle loro comunità non si attenua, anzi è in crescita, a dimostrazione che i nostri valori e la nostra determinazione a tramandarli sono saldissimi. Non è una sensazione di autocompiacimento – aggiunge –: sono i numeri che parlano e, proprio perché numeri, sono incontestabili: nel corso dell’ultimo anno, infatti, le ore di lavoro prestate a favore degli altri, sempre in assoluta gratuità, sono salite a quasi 2,59 milioni, ovvero quasi diecimila più dell’anno precedente, mentre le somme direttamente devolute in beneficenza sono state pari a 6,49 milioni di euro, ovvero ben ottocentomila euro in più».
Si tratta, dunque, del rinnovarsi di una meravigliosa realtà «che scaturisce ancora una volta dai mille rivoli che continuano a scorrere in ogni contrada, alimentati dagli inesauribili cuori degli alpini e che tutti insieme formano un grande fiume di solidarietà. Una solidarietà che concorre a rendere più tollerabile la condizione di chi, e sono ancora tanti, sopporta difficoltà ed emergenze, specie nelle situazioni in cui non giunge o non può giungere in maniera del tutto efficace l’intervento pubblico».
Francesco Dal Mas














