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Mattarella a Gemona: friulani più forti dell’Orcolat

«L’Italia conserva formidabili risorse morali di umanità e senso di unità, che sa esprimere nei momenti più difficili: un prezioso patrimonio sociale e civile. È accaduto in Friuli. Era già accaduto prima altrove. E questa storia generosa si è sovente riproposta». Lo ha detto Sergio Mattarella, a Gemona in occasione del 50° anniversario del terremoto del Friuli.
Dopo la deposizione di una corona al monumento del cimitero che ricorda le 400 vittime del sisma, il Presidente della Repubblica ha tenuto l’intervento conclusivo del Consiglio regionale straordinario svoltosi nel Teatro Sociale. Poco prima di lui ha parlato la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

Entrambe le cariche dello Stato, nei loro interventi, hanno citato l’Orcolat, il mostro che secondo la tradizione friulana vivrebbe nelle viscere del Monte San Simeone diventato per i friulani sinonimo del sisma. «Viene da pensare – ha osservato Mattarella – che il concetto di resilienza sia nato qui, trovi la sua radice in questa terra. Dal modo con il quale i friulani hanno reagito all’Orcolat, l’orco evocato dalle leggende locali, che quella sera, e poi di nuovo nel settembre di quello stesso anno, sembrò schiacciare il futuro».

Gemona- Il Presidente Sergio Mattarella con Massimiliano Fedriga, Presidente della Regione Friuli – Venezia Giulia, e il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in occasione del 50° anniversario del terremoto del Friuli, 6 maggio 2026. (Foto di Paolo Giandotti)

«Chi ha vissuto quel dolore, chi ha memoria diretta di questi giorni di morte, di terrore e disperazione, chi ha preso parte al lungo e faticoso cammino della ricostruzione sa bene che non stiamo facendo memoria di un avvenimento qualsiasi ma di un evento che ha segnato la storia di questi territori, di queste comunità e dell’intera Italia». «Nell’80° anniversario del voto che volle la repubblica oggi, qui a Gemona, nella cornice del consiglio regionale, ribadiamo il patto di non lasciarci fuorviare nel cammino dei valori di solidarietà e di coesione che qui sono stati realizzati», ha detto ancora il capo dello Stato, al termine del cui intervento la platea si è lasciata andare ad un lungo applauso.

Applaudita pure la citazione di Giuseppe Zamberletti che «dieci anni fa era qui fra noi e si trovò a sperimentare in questo contesto inedito – ha ricordato Mattarella –, e in una situazione di profonde difficoltà, una nuova modalità di relazione tra apparati pubblici, rappresentanze locali e forze sociali».

«Quel lavoro – ha proseguito il Presidente – ha lasciato al Paese un’eredità preziosa, premessa per la costituzione della Protezione civile italiana, modello apprezzato ovunque nel mondo. Non soltanto un servizio nazionale dotato di strumenti e di professionalità progressivamente sempre più elevati, ma rete operativa con gli enti locali e con il volontariato, con l’obiettivo anche della prevenzione come obiettivo distinto dalle attività emergenziali di soccorso».

Meloni: tramandare la memoria del Friuli, così si forma la coscienza di un popolo

«Noi abbiamo il compito di fare tesoro di quella storia non solo nella memoria» ma «nel nostro lavoro quotidiano e di onorare l’impegno di ieri di quegli italiani con l’impegno di molti altri italiani domani, e quell’impegno può esserci solamente se noi sappiamo insegnare che cosa è accaduto. Non è semplicemente memoria, è educazione, e raccolgo l’appello del presidente Fedriga che ho assolutamente condiviso: ci sono storie, vicende che formano la coscienza di un popolo, che formano la sua forza e il suo senso di appartenenza, ed è la cosa più importante che abbiamo da tramandare ai nostri figli, se lo perdiamo noi non lo potremo tramandare», così Meloni nel suo intervento al Consiglio regionale straordinario nel 50° del sisma a Gemona.

«Grazie per tutte le iniziative che hanno accompagnato questo anniversario che servono soprattutto ai più giovani tra noi, per non dimenticare che le pietre, le case e le città nelle quali vivono sono qui perché qualcuno cinquant’anni fa non si è disperato, si è rimboccato le maniche e ha costruito quelle case e quel futuro».

«Dove molti sarebbero stati sconfitti dalla disperazione, i friulani no – ha detto ancora Meloni -: i friulani fecero la propria mossa, si rimboccarono le maniche, si misero al lavoro e decisero che avrebbero fatto rinascere questa terra dalle macerie che l’avevano sfigurata. Lo fecero in un modo che divenne modello per l’Italia intera, il modello Friuli, il miglior modello di ricostruzione post sismica che l’Italia abbia conosciuto ad oggi».

Applausi e bandiere hanno accolto il presidente della Repubblica e la presidente del Consiglio tra le vie di Gemona. E al termine del loro intervento al Teatro Sociale, Mattarella e Meloni si è fermato a salutare i tanti bambini delle scuole riuniti per salutarli.

Bordin e il ricordo dell’arcivescovo Battisti e dei preti «in prima linea»

L’incontro è stato aperto dal presidente del Consiglio regionale, Mauro Bordin, il quale ha affermato che “il mezzo secolo trascorso dall’Orcolat non ha cancellato il dolore, ma lo ha trasformato in consapevolezza, responsabilità e forza collettiva”.

“Da quella drammatica esperienza – ha evidenziato Bordin – giunsero risultati concreti e duraturi. I figli del terremoto hanno dato origine a modelli organizzativi e istituzionali fondamentali per il nostro Paese. Penso alla nascita dell’Università degli Studi di Udine, che rappresenta uno dei segni più significativi del riscatto del Friuli: un investimento sul sapere, sulla formazione e sul futuro. E penso, a maggior ragione, alla Protezione Civile italiana che, proprio grazie a quell’esperienza, si è strutturata fino a diventare un punto di riferimento imprescindibile nella gestione delle emergenze. Una vera eccellenza che, dopo i recenti fatti di Preone, viene però pesantemente messa in discussione da normative evidentemente bisognose di un’attenta, rapida e puntuale riflessione da parte di tutti. Perché sindaci e volontari, per essere in grado di aiutare, devono essere a loro volta tutelati”.

Ampio spazio è stato dedicato alla gratitudine verso quanti, dall’Italia e dal mondo, contribuirono ai soccorsi e alla ricostruzione. Bordin ha rivolto “un ringraziamento allo Stato, alle forze armate, ai vigili del fuoco, alle Regioni, alla Caritas, alla Croce rossa, agli alpini, ai volontari e alle comunità friulane all’estero”. Un pensiero particolare è andato “ai Fogolârs sparsi nei cinque continenti e che, dal Canada all’Argentina, dagli Stati Uniti all’Australia, seppero raccogliere risorse, energie e speranza per sostenere la rinascita del Friuli”.

Ricordate anche le figure istituzionali che ebbero all’epoca un ruolo decisivo nella gestione dell’emergenza e nella

ricostruzione: il presidente del Consiglio Aldo Moro, il ministro Francesco Cossiga, il commissario straordinario Giuseppe Zamberletti, il generale Mario Rossi, il prefetto Domenico Spaziante e il presidente della Regione, Antonio Comelli.

“Decisiva – ha sottolineato il massimo esponente dell’Assemblea del Fvg – fu la scelta di delegare ai Comuni funzioni e poteri, restituendo centralità ai territori e mettendo i sindaci nelle condizioni di intervenire tempestivamente”.

Il presidente del Cr ha poi menzionato “il ruolo della Chiesa friulana, a partire dall’arcivescovo Alfredo Battisti e dai tanti sacerdoti impegnati in prima linea, così come quello dell’informazione che, con umanità e rispetto, garantì una presenza costante rivelatasi un contributo prezioso”.

Bordin ha, infine, ribadito il valore dell’Autonomia speciale del Friuli Venezia Giulia, definendola “non un punto di arrivo, ma una scelta quotidiana, un impegno concreto al servizio del bene comune”.

Fedriga «Quel modello politico e istituzionale ancora oggi rappresenta una bussola per le emergenze contemporanee»

All’intervento di Bordin ha fatto seguito quello del presidente della Giunta regionale, Massimiliano Fedriga. «Questa giornata – ha affermato – non è solo memoria, ma un’occasione per disegnare il nostro futuro ricordando i valori di quella lezione: riaffermiamo un modello politico e istituzionale che ancora oggi rappresenta una bussola per affrontare le emergenze contemporanee. Il terremoto del Friuli, infatti, non fu soltanto una tragedia naturale, ma anche prova di verità per la politica, per le istituzioni e per una classe dirigente chiamata ad assumersi responsabilità straordinarie in condizioni straordinarie».

Come ha spiegato il massimo rappresentante della Giunta regionale, il “Modello Friuli” è stato infatti il frutto di una catena istituzionale esemplare che ha unito Stato, Regione e Comuni in un coinvolgimento corale di tutte le principali istituzioni.

«In questo contesto – ha sottolineato Fedriga – la città di Gemona è il palcoscenico naturale di questa testimonianza, che ha visto il riflesso di quella gerarchia morale che ha guidato i nostri padri: prima le fabbriche, poi le case, poi le chiese».

Si trattò, ha proseguito il presidente della Regione, di una vera e propria una visione di sviluppo che coniugava ricostruzione e futuro, dalle aree produttive alle infrastrutture viarie e portuali, dentro una visione unitaria del Friuli Venezia Giulia come regione moderna, aperta e trainante per l’economia nazionale.

«È proprio questo – ha concluso Fedriga – il punto politico che dobbiamo difendere ancora oggi: l’autonomia intesa come responsabilità e come capacità di decidere in prossimità dei territori. L’obiettivo non è concentrare il potere, bensì distribuire responsabilità, evitando di allontanare i processi decisionali per costruirli, invece, insieme».

Al termine della seduta del Consiglio regionale il governatore Fedriga ha accompagnato il Presidente Mattarella alla Mostra “Friuli 1976 una gran voglia di vivere – Nel segno del Messaggero Veneto” allestita a Palazzo Elti e organizzata in occasione degli
80 anni di fondazione del quotidiano.

Il governatore Fedriga duramte il suo intervento

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