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Tre anni dalla grandinata, il punto sui lavori a Mortegliano. «Riapriremo il duomo nel 2027»

Sono passati tre anni dalla disastrosa grandinata che ha colpito il Friuli centrale, con danni quantificati in 156,1 milioni di euro per beni pubblici e 665 milioni per danni a privati e imprese. Il simbolo del disastro è senza dubbio il duomo di Mortegliano, gravemente danneggiato dalla devastante grandinata del 24 luglio 2023. Solo qui erano previsti interventi per circa 4 milioni di Euro, costi poi aumentati ad almeno 4,5 milioni. Sin da allora la comunità di Mortegliano si riunisce nella chiesa della Santissima Trinità, ma il desiderio dei parrocchiani è di rimettere piede quanto prima nel “loro” duomo, il gioiello neogotico dedicato ai Santi Pietro e Paolo. Un edificio inagibile da quella maledetta notte di tre anni fa.

Ponteggi nell'”ottagono” interno del duomo di Mortegliano

Cantiere «a buon punto». La situazione all’interno del duomo

«I lavori di restauro stanno procedendo bene, ma sicuramente non si concluderanno entro quest’anno». Sono le parole con cui il parroco di Mortegliano, mons. Giuseppe Faidutti, descrive l’andamento dei lavori. «Il presbiterio è sistemato sia internamente che esternamente. Se esternamente si è intervenuti con finiture in rame, all’interno invece sono stati restaurati gli affreschi. Certamente, c’è un lavoro di pulizia da ultimare, così come va terminato il restauro dell’ottagono centrale». I lavori interni prevedono anche la sistemazione delle cappelle laterali del duomo, una delle quali contiene la pregiata pala cinquecentesca di Giovanni Martini (fortunatamente protetta da una teca). «La Cappella del Sacro Cuore era stata interamente restaurata cinque anni fa, ma ora è abbandonata per lungaggini burocratiche: è entrata molta acqua e dovremmo rifare tutto il restauro». Si prevede anche il rinnovo completo dell’impiantistica elettrica, fonica e legata alla videosorveglianza.

Lavori alla copertura

La copertura esterna e le guglie

Chi passa accanto al maestoso duomo neogotico non può non notare l’imponente gru di 55 metri che svetta ancora sopra alle coperture.  «Abbiamo restaurato completamente il cosiddetto “minareto”, ossia la guglia centrale, che arriva a 52 metri. La copertura è rivestita di rame (prima era in lamiera zincata, ndr) con un doppio tetto che si sta ultimando con la stesura di ulteriori fogli di rame; nel frattempo sono state restaurate le otto piccole guglie che attorniano l’ottagono centrale. La copertura in rame andrà estesa, poi, anche alle tre cappelle laterali che circondano l’ottagono. Vorremmo togliere quanto prima la grandiosa gru di 55 metri, che ha un costo esorbitante».

Il restauro delle guglie del duomo di Mortegliano

Il parroco: «Attendiamo gli ultimi finanziamenti»

A proposito di costi, se è vero che i lavori procedono speditamente, è altrettanto vero che un restauro di questa portata richiede costi particolarmente ingenti. «Siamo in attesa di alcuni finanziamenti promessi dalla CEI – spiega ancora mons. Faidutti – e vorremmo accedere a qualche contributo ulteriore della Regione, la quale ha stanziato già un milione e duecentomila Euro. Con queste premesse potremmo cercare qualche altra sponsorizzazione e riuscire a coprire la spesa di 4 milioni e mezzo circa. Anche l’assicurazione ha sostenuto una cospicua parte delle spese».

Il parroco di Mortegliano, mons. Giuseppe Faidutti, con l’arcivescovo mons. Riccardo Lamba (foto di archivio)

Obiettivo 2027. Con grandi festeggiamenti

L’auspicio, insomma, è di riaprire i battenti nel 2027, anno ricco di anniversari per la comunità morteglianese. «Il 27 novembre 2027 ricorreranno i cento anni di consacrazione del duomo», prosegue mons. Faidutti. «E i cento anni dell’organo “Mascioni”, che a sua volta dovrà essere restaurato. Tutto dipende dalla velocità dei finanziamenti, per non lasciare costi scoperti».

Una delle foto scattate dopo la tempesta a Mortegliano

Non solo il duomo: un paese in ripresa

La grandinata del 24 luglio 2023 ha colpito certamente il duomo di Mortegliano, ma è stato un intero territorio a soffrire gli effetti devastanti di quelle micidiali bombe di ghiaccio. «Il disastro ha colpito infallibilmente tutti i tetti», ricorda il parroco. «Si sono salvate le abitazioni dotate di doppio tetto e guaina, ma altre hanno subito un danno ancora più grave perché evidentemente l’acqua delle piogge è entrata anche in casa» afferma mons. Faidutti, che conclude con un pensiero rivolto a quanto ancora resta da fare: «In paese ci sono ancora delle situazioni da risolvere, per via di mancate assicurazioni o per contenziosi. O ancora perché gli immobili hanno diversi proprietari, oppure per via di complicazioni a livello burocratico. Ma buona parte dei restauri è stata fatta».

G.L.

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