Gli studenti dell’Università di Udine – ma la cosa vale per tutta Italia – chiedono sempre più lezioni digitali e flessibiltià dei percorsi formativi. E tendono a frequentare poco le lezioni in presenza. Questo però – come evidenziato dai dati Almalaurea – allunga di quasi il 15% la durata del percorso di studi. È per tale motivo che nel piano strategico 2026-2028 presentato lo scorso 28 luglio dal rettore dell’ateneo friulano, Angelo Montanari, sono previste delle azioni per rendere più attrattiva l’esperienza fisica degli studenti in Università. L’obiettivo, ha spiegato Montanari, è «valorizzare il “capitale relazionale” del campus con insegnamenti, laboratori, attività esperienziali e interdisciplinari finalizzati allo sviluppo di competenze e capacità attuative trasversali, digitali, imprenditoriali e orientate all’innovazione». Nello stesso tempo, nei prossimi tre anni l’ateneo si impegnerà per «integrare logiche digitali avanzate nella didattica tradizionale per contrastare la concorrenza telematica». Ancora, ci si impegnerà per «ridisegnare l’offerta formativa rendendola più flessibile, inclusiva e personalizzabile, coerente con le esigenze di una popolazione studentesca sempre più eterogenea e internazionale, favorendo lo sviluppo e la certificazione delle competenze e il miglioramento dell’esperienza percepita dagli studenti». Infine, si implementerà un sistema di mobilità territoriale “leggera” tra atenei, l’internazionalizzazione diffusa e la mobilità inclusiva. Senza dimenticare «i servizi di supporto psicologico, orientamento e accompagnamento emotivo-motivazionale» degli studenti.
Denatalità. Tra 20 anni il 20% delle matricole in meno
La presentazione da parte del rettore è stata preceduta da un intervento della sociologa Isabella Pierantoni e da una tavola rotonda, moderata dal condirettore del Messaggero Veneto, Paolo Mosanghini, cui hanno partecipato Alessia Rosolen, assessore regionale all’Università, Mario Minoja, presidente del Nucleo di valutazione dell’ateneo, Elizabeth Moretti, presidente del Consiglio degli studenti. Tra i temi emersi c’è stato quello dell’inverno demografico. Entro il 2045 la popolazione tra i 18 e i 21 anni diminuirà del 29% e ciò causerà un calo del 20% delle matricole, sia a livello italiano che in Friuli-V.G. Il problema verrà affrontato dal Piano strategico seguendo quattro direttrici. Attivare politiche di orientamento e anti dispersione, potenziando il raccordo tra scuola, università e territorio; lavorare sull’attrattività degli studenti nazionali, ad esempio aumentando i titoli di laurea congiunti e doppi titoli con atenei europei ed extraeuropei; potenziare l’attrattività internazionale, aumentando i corsi in lingua inglese; attivare servizi specifici per studenti lavoratori e studenti part-time.
Il 44% degli espatriati è laureato
Altro problema è la fuga dei cervelli. Il 44% degli espatriati dall’Italia è laureato. Nel nord-est la situazione è particolarmente critica: per ogni giovane qualificato che entra, dieci lasciano la regione per trasferirsi all’estero. Nello stesso tempo in Friuli-V:G. nel perido 2024-2028 mancheranno 16.300 lavoratori, di cui il 37% ad alta qualificazione (sanità, ingegneria, economia).
Per contrastare la perdita di capitale umano sono previste nel Piano strategico dell’Università diverse azioni, tra cui il rafforzamento dei servizi di raccordo con imprese ed enti pubblici per consolidare il collegamento tra formazione, ricerca e lavoro; lo sviluppo della cultura imprenditoriale dell’innovazione; l’offerta di programmi di formazione continua e permanente, tramite lo sviluppo di master, corsi di perfezionamento, programmi professionalizzanti, ma anche rafforzando l’offerta formativa nelle competenze strategiche, negli ambiti digitale, manageriale, giuridico, economico, culturale e sociale.
Ancora, il piano prevede iniziative per favorire la crescita di giovani ricercatori, tramite varie forme di incentivi, il rafforzamento dell’ateneo quale motore di sviluppo territoriale tramite l’attivazione di “officine del sapere” e il potenziamento del Lab Village, da estendere anche a Pordenone, Gemona e Gorizia, e di altre piattaforme di ricerca.
La visione alla base del Piano strategico, ha detto Montanari, «poggia innanzitutto su un equilibrio dinamico tra la dimensione universale della conoscenza, un profondo radicamento territoriale del nostro Ateneo e la sua vocazione internazionale. Per l’Università di Udine, l’eccellenza scientifica e la proiezione internazionale non sono in contrasto con il legame storico con il Friuli. Al contrario le due dimensioni si alimentano a vicenda». E sempre sul fronte della territorialità l’obiettivo è consolidare il policentrismo dell’ateneo valorizzando, accanto al fulcro di Udine, le sedi di Gemona, Gorizia e Pordenone.















