Salute

Associazione Alzheimer: «Famiglie lasciate sole. Un solo centro a Udine e badanti non formate»

«La demenza arriva in famiglia come uno tsunami. Quando una persona si ammala, tutta la famiglia viene sconvolta da questa diagnosi, c’è chi deve lasciare il lavoro, improvvisamente saltano molti equilibri che fino a quel momento si davano per scontati… La gestione di una persona con Alzheimer non è assolutamente facile, questo anche perché le possibilità di assistenza, purtroppo, in tutta la regione sono ancora molto limitate». A denunciarlo è Susanna Cardinali, presidente dell’associazione Alzheimer Udine. Attiva da oltre trent’anni sul territorio udinese, la realtà offre ascolto, assistenza e formazione ai caregiver familiari attraverso tre sportelli – a Udine, in via San Rocco, a Campoformido in via Zugliano, e a Tolmezzo, in via Spalto –, con varie iniziative ad hoc e attraverso il sito www.alzheimerudine.com.
L’obiettivo è aprire presto altri sportelli. «A Feletto, probabilmente a Pozzuolo. Vorremmo inserirci nelle case di comunità», anticipa la presidente.

«Proprio perché affrontare una malattia di Alzheimer non è semplice, i familiari hanno molto bisogno di essere ascoltati e di essere formati – continua Cardinali –. Noi offriamo tutta una serie di consigli che vanno da indicazioni su cosa fare con l’ammalato ai primi contatti con il neurologo, dall’inserimento in un centro diurno alle indicazioni burocratiche riguardo alla legge 104. Promuoviamo inoltre incontri con le neuropsicologhe e corsi formativi che sono aperti anche ad eventuali volontari. Purtroppo, le possibilità di assistenza sul territorio sono scarse. Basti pensare che il centro diurno Pervinca è l’unico presente in città e nei dintorni. Privato e gestito da una cooperativa, offre assistenza diurna dalle 8 alle 16 per 6 giorni su 7 agli ammalati, sollevando così anche le famiglie dal carico dell’assistenza durante il giorno». «Questo tipo di strutture è il giusto punto di equilibrio tra la casa e la casa di riposo – precisa la presidente – e può ritardare il momento del ricovero. Sarebbero quindi essenziali, eppure sono ancora troppo poche in tutta la regione. Anche tra le case di riposo sono poche quelle che riservano un’attenzione specifica alle persone con Alzheimer, magari con una sezione dedicata. E resta fortemente carente la presenza di personale qualificato per le terapie occupazionali, anche a domicilio».

Poi ci sono le badanti. «Spesso una famiglia si accolla la spesa non indifferente di una badante, ma se questa non è formata rischia di fare più danno che altro». Secondo Cardinali, «la formazione delle badanti è essenziale per un’assistenza adeguata».

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