«C’è una cosa che chiedo al Signore ogni giorno, e da quando sono diacono, ancora di più: che mi dia un cuore di pastore! Che prete vorrei essere? Innanzitutto un pastore, che sappia discernere i segni dei tempi, che sappia accompagnare, che sappia ascoltare. Soprattutto che non si stanchi di sentirsi amato, per così amare gli altri».
Mancano pochi giorni all’ordinazione sacerdotale e don Francisco Garzon Medina confida con emozione di vivere queste ore con «grande gratitudine e insieme con sentimenti contrastanti». «Non avevo mai sentito, prima d’ora, con tanta intensità l’importanza di questo passo che il Signore mi pone dinnanzi – ammette –. Dentro di me si mescolano tante emozioni: paura, fiducia, trepidazione. Emozioni belle, certo, per un momento tanto affascinante e altrettanto serio, di fronte al quale la mia umanità, lo ammetto, è scossa».
Domenica 4 ottobre, festa di San Francesco d’Assisi, alle 16, la Chiesa udinese si radunerà dunque in festa nella Cattedrale per la solenne celebrazione di ordinazione, presieduta dall’arcivescovo mons. Riccardo Lamba.
Ventinove anni, Francisco è originario della Colombia, ma ha studiato nel seminario interdiocesano di Castellerio di Pagnacco e vivendo qui si è innamorato del Friuli. Attualmente è in servizio nella Collaborazione pastorale di San Giorgio di Nogaro.
Nato a Pitalito (Huila, nel sud della Colombia), è cresciuto in una famiglia cattolica e impegnata nella locale pastorale familiare. La sorella minore, Maria Jose, è di recente entrata nel noviziato nell’ordine monastico di Santa Chiara, in Colombia. In un’ampia intervista pubblicata sulla Vita Cattolica del 23 settembre 2026, il futuro sacerdote racconta l’emozione di questi giorni e il suo cammino di fede. Qui un estratto.
Don Francisco, quanto ha contato una fede “familiare” nel tuo cammino?
«Moltissimo. La fede è stata il motore che ha aiutato la mia famiglia nei periodi belli, ma anche in quelli più bui. Un Dio vicino, di casa, ci ha sostenuti nel vivere quotidiano, nell’affrontare ogni giornata e nell’incoraggiarci a tirare fuori il meglio di ciò che il Signore ci presentava. Papà e mamma hanno sempre trasmesso a me e a mia sorella la consapevolezza bella che non siamo da soli, che non siamo frutto del caso, che c’è qualcuno che cammina con noi. Una fede semplice. I miei sono contadini, papà quando era in salute aveva grandi coltivazioni di caffè, ora ne ha solo un pezzettino. Una fede “agricola”, così la definirebbe qualche nostra suora qua a San Giorgio».
Quando si è manifestata la tua vocazione?
«Non è semplice rispondere. A noi non appare un angelo, come è stato per Maria, a dirci cosa dobbiamo fare. Ma fin da ragazzo io credo di aver colto diversi segni. Innanzitutto, nella mia famiglia: era bello credere, sapere che Dio c’era. E poi nei preti che ho incontrato: grazie a Dio ho conosciuto preti contenti di essere preti, preti belli, trainanti, con il loro sorriso, con il loro calore umano e anche con la loro capacità di chiedere scusa dopo aver sbagliato. Questi preti mi hanno fatto pensare: io da grande vorrei essere così».
Che cosa ti ha portato dalla Colombia al Friuli?
«La Provvidenza! È vero, infatti, che io volevo seguire il Signore nella strada del presbiterato, ma non avrei mai immaginato di farlo in Italia, tantomeno di capitare in Friuli. Ero qui in pellegrinaggio con un altro sacerdote colombiano e siamo venuti a trovare don Carlos Botero che allora era cappellano a Codroipo. In quell’occasione, nata per caso, ho conosciuto l’allora arcivescovo di Udine mons. Andrea Bruno Mazzocato e durante una chiacchierata gli ho chiesto, scherzosamente, se aveva un posto per me qui. Mons. Mazzocato l’ha presa sul serio e mi ha proposto di parlarne. Sono rientrato in Colombia, ma ho mantenuto uno scambio epistolare con lui e l’arcivescovo che mi ha invitato a considerare la possibilità di venire, senza nessuna pretesa e senza nessuna condizione, a fare qui un percorso di discernimento, per capire se davvero questa era la mia strada. Così sono arrivato in Friuli nel 2020, un mese prima che chiudessero tutto per il Covid».
Ci sarà dunque anche mons. Mazzocato all’ordinazione?
«Sì, mi ha assicurato che farà il possibile per esserci. Sono stato molto fortunato ad incontrarlo. Mons. Andrea Bruno mi ha sempre voluto bene e io l’ho sempre sentito come un papà premuroso. Il peso di lasciare casa è stato anche un po’ alleggerito da questo legame. E poi mi ha affidato ad una bellissima comunità, nella collaborazione pastorale di Rivignano con don Paolo Brida, don Ilario, che allora era cappellano festivo. Sono stati anni belli. Così è cominciata questa avventura».
L’intervista integrale con con don Francisco, curata da Valentina Zanella, si può leggere sulla Vita Cattolica del 23 settembre 2026.














