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A Tolmezzo la Festa di San Michele arcangelo, patrono della Polizia di Stato, riunisce istituzioni, forze dell’ordine, scuola e comunità

È stata una celebrazione partecipata e carica di significato quella vissuta questa mattina, 29 settembre, nel Duomo di Tolmezzo, in occasione della festa di San Michele Arcangelo, patrono della Polizia di Stato. Una ricorrenza che ha riunito attorno all’altare rappresentanti delle istituzioni civili e militari, il Questore e il Prefetto di Udine, numerosi sindaci provenienti da diversi Comuni del Friuli, insieme a uomini e donne della Polizia di Stato, familiari, cittadini. Particolarmente significativa anche la presenza dei bambini e dei ragazzi delle scuole del comprensorio di Tolmezzo, Cavazzo e Amaro, accompagnati dalle loro insegnanti. Una partecipazione che ha dato alla celebrazione un volto ancora più familiare e ha sottolineato il valore del rapporto tra le istituzioni e le giovani generazioni. A presiedere la celebrazione eucaristica è stato l’Arcivescovo di Udine, mons. Riccardo Lamba, insieme a numerosi sacerdoti delle comunità della Carnia e ai padri Salesiani di Tolmezzo.

Ad aprire la celebrazione è stato il parroco, mons. Angelo Zanello, che ha ricordato il significato della festa e il legame particolare dell’Arcangelo con la Polizia di Stato. Il parroco ha sottolineato come la figura di San Michele, «difensore e protettore», richiami la missione quotidiana degli uomini e delle donne della Polizia: «tutelare le persone, garantire la sicurezza, difendere la legalità e intervenire per proteggere chi si trova in situazioni di difficoltà o di pericolo».
Mons. Zanello ha definito gli agenti «servitori della speranza», richiamando il valore umano del loro servizio, spesso svolto silenziosamente e con sacrificio. Un servizio rivolto soprattutto alle persone più fragili e vulnerabili e alla tutela del bene comune. «Servire lo Stato – ha ricordato – non è soltanto una professione. È una scelta di vita, una responsabilità e, per molti, una vera vocazione».

L’arcivescovo mons. Riccardo Lamba

Nell’omelia, mons. Riccardo Lamba ha ripreso le parole del parroco, sottolineando come la missione della Polizia trovi il suo fondamento nella «responsabilità di custodire la persona e il bene comune». Da qui l’Arcivescovo ha sviluppato una riflessione particolarmente ampia sulla dignità dell’uomo, soprattutto in un tempo segnato da profonde trasformazioni sociali e tecnologiche. Anche di fronte alle nuove sfide legate all’intelligenza artificiale e alle nuove tecnologie, ha osservato, rimane centrale una domanda: perché siamo chiamati a custodire la persona umana?
La risposta, per l’Arcivescovo, affonda le sue radici nella fede: «Perché la persona è stata creata a immagine e somiglianza di Dio». E questa dignità, ha sottolineato, deve essere riconosciuta in ogni persona, «anche in chi ha sbagliato o ha commesso un reato».

È proprio qui, secondo mons. Lamba, che si trova «il fondamento ultimo» dell’impegno e dei sacrifici di chi opera nelle forze dell’ordine: «tutelare la dignità di ogni persona, senza che nessuno venga escluso». Una responsabilità che non riguarda soltanto la Polizia di Stato o chi riveste incarichi istituzionali, ma coinvolge tutti. L’Arcivescovo ha richiamato la domanda biblica: «Sono forse io il custode di mio fratello?», per arrivare a una risposta precisa: «Sì, in qualche modo, siamo tutti chiamati a essere custodi gli uni degli altri».

Nel cuore dell’omelia, l’Arcivescovo ha indicato un percorso articolato in tre dimensioni: la verità, il bene e la bellezza. La prima è la «conversione alla ricerca della verità». Una ricerca che, ha spiegato, richiede di non essere «furbetti o accomodanti di fronte alla verità delle cose, delle nostre azioni e delle nostre intenzioni». Richiamando le parole di Gesù, «La verità vi farà liberi», l’Arcivescovo ha ricordato che «la verità libera, mentre la menzogna e la falsità, alla fine, schiavizzano».
Alla ricerca della verità deve poi accompagnarsi la «conversione al bene»: non un bene apparente o riferito agli interessi di qualcuno o di un gruppo, ma «il bene più grande, quello che chiamiamo bene comune». Una responsabilità, ha insistito, che non può essere delegata: «Siamo tutti coinvolti». La costruzione del bene comune passa infatti attraverso il contributo di ciascuno, nella vita quotidiana e nelle relazioni con gli altri.
La terza dimensione indicata dall’Arcivescovo è stata quella della bellezza. Un richiamo particolarmente significativo anche per la comunità di Tolmezzo, che quest’anno celebra il centenario della presenza dei Salesiani. «Siamo chiamati a custodire e a curare la bellezza», ha affermato mons. Lamba, precisando che non si tratta soltanto di bellezza estetica, ma della «bellezza della persona, del rispetto, della gentilezza, del linguaggio, delle nostre relazioni». Un richiamo che riguarda anche il modo con cui vengono utilizzati gli strumenti digitali e i social network. «Curare sempre ciò che rende più bella la nostra vita, più belle le nostre relazioni e più bella la nostra comunità», ha detto l’Arcivescovo, indicando così una responsabilità che appartiene a tutti.

La conclusione dell’omelia ha ricondotto insieme i tre elementi: «verità, bontà e bellezza». È questa, secondo mons. Lamba, la strada di un continuo cammino di conversione, nel quale ciascuno è chiamato a fare la propria parte accanto a coloro che, attraverso i loro compiti istituzionali, sono chiamati quotidianamente a custodire la persona umana.

L’Arcivescovo Lamba e il questore De Lorenzo

 

Al termine della celebrazione ha preso la parola il Questore di Udine, Pasquale Antonio De Lorenzo, che ha rivolto un particolare ringraziamento all’Arcivescovo per aver presieduto la celebrazione «con grande profondità e partecipazione» e al parroco per aver accolto con entusiasmo la proposta di celebrare a Tolmezzo la festa patronale. Il Questore ha quindi rivolto il proprio saluto al Prefetto, al Sindaco, agli altri Sindaci presenti, alle Forze di Polizia e alle Forze Armate, ai familiari delle vittime del dovere, agli ex colleghi, alle organizzazioni sindacali e all’Associazione Nazionale della Polizia di Stato. Particolare attenzione è stata riservata ai ragazzi delle scuole. De Lorenzo ha sottolineato l’importanza di lasciare loro «una testimonianza: quella di una Polizia di Stato che è vicinanza, fratellanza, comunità e prossimità». Un ringraziamento è stato poi rivolto a tutte le donne e agli uomini della Polizia di Stato che quotidianamente operano «nel rispetto delle leggi e dei valori democratici», insieme alle loro famiglie, che li sostengono in un servizio impegnativo.
Al termine del suo intervento, il Questore De Lorenzo ha voluto compiere un gesto di particolare affetto e riconoscenza, omaggiando l’Arcivescovo con un Gesù Bambino, realizzato dagli artigiani e pensato in vista del prossimo Natale.

Il sindaco, Roberto Vicentini

Il sindaco di Tolmezzo, Roberto Vicentini, nel prendere in conclusione la parola , ha sottolineato il significato della celebrazione per l’intera comunità carnica. San Michele Arcangelo, ha ricordato, richiama «legalità, coraggio, responsabilità, equilibrio e rispetto delle persone», valori che devono guidare ogni giorno chi indossa l’uniforme. Il Sindaco ha quindi evidenziato la dimensione umana del lavoro della Polizia di Stato: «Il vostro servizio non si esaurisce nell’applicazione della legge. La vostra missione è anche quella di ascoltare, prevenire, assicurare e costruire fiducia». Da qui il richiamo alla collaborazione tra istituzioni e cittadini, indispensabile per una sicurezza vissuta concretamente sul territorio e capace di cogliere le esigenze delle comunità.
Vicentini ha infine ricordato gli appartenenti alla Polizia che hanno perso la vita nell’adempimento del proprio dovere, sottolineando come il loro sacrificio appartenga alla memoria dell’Istituzione e rappresenti «un patrimonio di valori che non dobbiamo dimenticare». A tutte le donne e agli uomini della Polizia di Stato ha quindi rivolto il proprio ringraziamento, anche a nome dei sindaci della Carnia.

La mattinata si è conclusa con altri momenti dedicati ai più piccoli. Alcuni agenti della Polizia di Stato hanno consegnato ai bambini presenti un piccolo omaggio, in un clima di festa e di vicinanza. Successivamente sono stati consegnati anche alcuni attestati di ringraziamento alle dirigenti degli istituti scolastici di Tolmezzo, quale segno di riconoscenza per la collaborazione e per la partecipazione delle scuole alla giornata.

Una festa patronale che, a Tolmezzo, ha così unito fede, istituzioni e comunità, nel segno di San Michele Arcangelo e di quella responsabilità condivisa di custodire la persona, la legalità e il bene comune.

Bruno Temil

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