Fin da bambino era incuriosito dai suoni. D’altra parte, in casa si è sempre “respirata” musica. Grazie alla madre, appassionata di musica classica – «Mi racconta che la ascoltava anche quando era incinta di me», dice –, e alla nonna, amante della lirica. Poi ad un compleanno – era piccolissimo, più o meno sui tre anni – uno zio gli regala una tastiera giocattolo. «A orecchio, cercavo di riprodurre i brani che più mi piacevano», racconta. Oggi
– in arte Elijax –, 47 anni, è un direttore d’orchestra, compositore, pianista, musicista elettronico e musicologo che divide la sua vita principalmente tra Adria, dove vive, e Milano, dove è docente al Conservatorio Verdi, oltre che in ogni parte del mondo laddove la sua passione “lo chiama”.

A scorrere il suo lunghissimo curriculum si comprende subito che la musica ha accompagnato e accompagna ogni suo passo. Da bambino, al tempo chierichetto in parrocchia, ha iniziato a cantare nel coro della chiesa del suo paese d’origine, Latisana. A scuola, elementari e medie, si è sempre dedicato con impegno allo studio della musica, grazie anche alla passione dei maestri Domenico Medri, Pietro e Piergiorgio Stroppolo e Pier Giovanni Moro. Era ai primi anni delle superiori quando, grazie a lezioni private, si è dedicato allo studio del pianoforte alla Scuola di musica Santa Cecilia di Portogruaro. «Poi, per un paio d’anni, dai 16 ai 18, ho anche diretto la Corale parrocchiale». Per gli studi universitari si è trasferito a Bologna – si è laureato al Dipartimento di musica e spettacolo all’Alma Mater Studiorum, conseguendo poi il dottorato di ricerca in Musicologia e Conservazione dei beni musicali –, diplomandosi pure al Conservatorio in Direzione d’orchestra, Composizione e Pianoforte, tra Bologna, Castelfranco Veneto e Padova. «E pensare che fino alla fine delle superiori non sapevo affatto che questa sarebbe stata la mia strada – afferma, sorridendo –. Devo dire grazie ai miei genitori che mi hanno lasciato sempre indipendente nelle decisioni, appoggiandomi poi nei percorsi scelti».
Tanto studio e tanta ricerca che in breve gli hanno consentito di vincere numerose borse di studio, anche oltreoceano. Dal 2010 ha trascorso cinque anni negli Stati Uniti: dall’Università di Harvard e Yale alla Library of Congress di Washington, poi per un periodo è stato in Svizzera e in altre prestigiose istituzioni, tra cui l’Accademia Musicale Chigiana di Siena. E come relatore in convegni musicologici internazionali, in seguito, è tornato svariate volte in America per raccontare delle sue ricerche per lo più incentrate sui compositori italiani del Novecento (ma non solo, spaziando, ad esempio, anche nella musica per balletto russa, francese e italiana).

«Durante i miei studi mi sono imbattuto in musiche sconosciute o che erano considerate perdute, come “La Serva Padrona” che il maestro bolognese Ottorino Respighi ha orchestrato dalla composizione di Giovanni Paisiello». Elia Andrea l’ha pubblicata, completando l’orchestrazione delle parti mancanti, dirigendone la prima esecuzione assoluta con l’orchestra del Teatro Comunale di Bologna. «Dirigere mi dà grande emozione perché in quel momento ti senti davvero al servizio della partitura e si crea un’atmosfera speciale tra chi suona e pure con il pubblico che ascolta».
Una magia di cui il musicista di Latisana – sia nella veste di direttore d’orchestra (di numerose orchestre giovanili, e come assistente anche delle Boston Youth Symphony Orchestras e di quella dell’Università di Harvard, sempre negli Stati Uniti) che di pianista – non può più fare a meno. «La musica, così come l’arte in generale, ci eleva e ci aiuta ad essere persone migliori. Questa condivisione umana della bellezza è qualcosa di mistico che travalica le culture e i tempi».
Sempre più spesso questi sentimenti li condivide sul palco con la sua compagna di vita, la violinista Emy Bernecoli, spalla dell’Orchestra Sinfonica del Veneto, una delle realtà dirette proprio dal latisanese. Un duo che si è esibito dagli Stati Uniti a tutta Europa, dal Medio Oriente all’Africa, in particolare ad Addis Abeba sia per l’Ambasciata italiana in Etiopia, sia coinvolgendo l’unica scuola di musica del Paese, con studenti dai 4 ai 20 anni. «È stato bellissimo e la riprova che il linguaggio della musica è davvero universale».

Nel frattempo – e sarà una prima assoluta per Elia Andrea che non ha mai suonato nel suo paese d’origine – sta prendendo forma un progetto che dovrebbe portare a breve la coppia ad esibirsi anche in Friuli.
Intanto il musicista non ha mai accantonato la sua passione per le composizioni che spaziano dall’elettronica alla neoclassica. Generi dai quali sono nate colonne sonore per documentari, cortometraggi e spot pubblicitari, oltre che brani risultati vincitori a concorsi come il “De Institutione Musica” della SIMC, prestigiosa istituzione italiana per la musica contemporanea.
Insomma, una carriera brillante che nonostante i successi non ha mai fatto dimenticare a Elia Andrea quelle radici e quei valori, a cominciare dalla capacità di lavorare sodo, che lo hanno sempre accompagnato in ogni parte del mondo. «Come un prezioso cimelio – svela con un po’ di emozione – da qualche parte a casa, mia madre conserva ancora la tastiera in miniatura, dono dello zio». Un semplice giocattolo regalato da una persona cara, da cui tutto è cominciato.
Monika Pascolo













