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Tumore al seno, «oggi abbiamo molti più strumenti»

«Dopo una diagnosi di tumore mammario oggi si vive più a lungo e, nella stragrande maggioranza dei casi diagnosticati in fase iniziale, si può concretamente parlare di guarigione». Il professor Fabio Puglisi, direttore dell’Oncologia medica del Cro di Aviano e professore ordinario di Oncologia medica all’Università di Udine, non ha dubbi: «In Friuli-Venezia Giulia si ammalano di tumore della mammella circa 1.300 donne l’anno, ma sono ben più di 23 mila le donne viventi dopo una diagnosi di questa neoplasia. Questi risultati riflettono sia la capacità di diagnosticare la malattia precocemente sia i progressi compiuti nelle terapie. Un ruolo fondamentale è svolto dallo screening mammografico, che, nella nostra regione, viene proposto alle donne dai 45 ai 74 anni e registra una buona adesione, superiore alla media nazionale; siamo intorno al 77,7%».

In un’ampia intervista raccolta da Vita Cattolica e Radio Spazio e pubblicata sulla Vita Cattolica del 30 settembre 2026, il prof. Puglisi spiega che le percentuali di guarigione sono migliorate anche nelle neoplasie in stadio avanzato. «Se è vero che quanto più precoce è la diagnosi, tanto maggiore è la probabilità di guarigione – afferma lo specialista –, è altrettanto vero che oggi, grazie alle nuove terapie, è possibile controllare la malattia avanzata molto più a lungo rispetto al passato. In alcuni casi si osservano risposte che si mantengono per molti anni. Questo non significa, naturalmente, che dobbiamo allentare l’attenzione sulle misure di prevenzione, ma è certamente un elemento che ci dà fiducia».

Gli studi più promettenti

A proposito degli studi che oggi appaiono più promettenti nella ricerca sul tumore alla mammella, il prof. Puglisi cita «quelli legati alla caratterizzazione biomolecolare del tumore. Oggi sappiamo che i tumori della mammella sono diversi tra loro e comprenderne sempre meglio le caratteristiche biologiche e molecolari ci consente di essere più precisi sia nella diagnosi che nella scelta delle terapie. Tra gli avanzamenti più importanti degli ultimi anni c’è poi la cosiddetta biopsia liquida, che attraverso un prelievo di sangue può consentire di intercettare la presenza di Dna tumorale circolante. Questo materiale può essere analizzato per ottenere informazioni sulla biologia della malattia e su eventuali alterazioni molecolari che il tumore può acquisire nel tempo».

Individuare i segnali. Mammografia ed ecografia

Riguardo alla prevenzione, il prof. Puglisi ricorda che «lo screening mammografico rappresenta oggi il principale strumento per arrivare a una diagnosi precoce nella popolazione generale. In Friuli-Venezia Giulia il programma organizzato riguarda le donne tra i 45 e i 74 anni. Nelle donne più giovani, dove c’è una maggiore quota di tessuto ghiandolare mammario, la mammografia può essere meno accurata. Pertanto, nei casi in cui la sorveglianza comincia al di sotto dei 40 anni, come accade in presenza di un rischio su base genetica (eredofamiliare), il programma può essere personalizzato impiegando l’ecografia e la risonanza magnetica mammaria. È importante, in ogni caso, mantenere elevata l’attenzione al proprio corpo e segnalare eventuali cambiamenti. La comparsa di un nodulo di cui non si era a conoscenza merita sempre un approfondimento, così come modificazioni della forma della mammella, retrazioni della cute o del capezzolo e una secrezione spontanea, soprattutto se monolaterale e ematica. Anche un dolore localizzato e persistente, pur essendo spesso legato a cause benigne, richiede di essere valutato».

L’intervista completa con il prof. Puglisi, a cura di Valentina Zanella, si può leggere sulla Vita Cattolica del 30 settembre 2026

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