Con riferimento alla vicenda delle gravi irregolarità nella gestione economale passata del Seminario Arcivescovile “San Luigi Scrosoppi”, già denunciate all’Autorità giudiziaria nell’aprile 2024 con conseguente avvio da parte della Procura della Repubblica di Udine di un procedimento penale per i reati di appropriazione indebita aggravata e autoriciclaggio, l’Arcidiocesi di Udine comunica che il Seminario San Luigi Scrosoppi ha ritenuto doveroso assumere ulteriori iniziative nei confronti dei soggetti indagati e delle società cui i medesimi fanno capo (o facevano capo all’epoca dei fatti). Tali iniziative sono ritenute utili per il recupero delle ingenti somme di denaro indebitamente sottratte alle casse del Seminario nonché per il risarcimento del danno patito.
In particolare, tenuto conto dell’allungamento dei tempi del procedimento penale (rinviato al 3 novembre 2026 per legittimo impedimento del difensore di uno degli indagati), nel giugno 2026 il Seminario ha presentato dinanzi al Tribunale civile di Udine un ricorso per sequestro conservativo nei confronti dei predetti soggetti indagati e delle società. Il Seminario, in seguito a ulteriori approfondimenti e verifiche eseguiti nel corso degli ultimi mesi, ha potuto quantificare il danno in misura di poco superiore a 3 milioni di euro.

«La misura cautelare che abbiamo richiesto – spiegano i legali del Seminario – è stata concessa dal giudice del Tribunale, dapprima senza il contraddittorio tra le parti (inaudita altera parte) e pressoché integralmente confermata in seguito al contraddittorio tra le parti».
Come esito della fase istruttoria sommaria tipica dei procedimenti cautelari, il Tribunale ha ravvisato elementi sufficienti a ritenere fondata, in questa fase sommaria, la pretesa restitutoria e risarcitoria; inoltre, ha ritenuto sussistente il pericolo della dispersione delle garanzie patrimoniali dei soggetti coinvolti.
«Il Seminario – concludono i legali – procederà nelle prossime settimane a dare impulso al giudizio di merito finalizzato all’accertamento con cognizione piena dei fatti e delle responsabilità e alla conseguente pronuncia di condanna alla restituzione di quanto indebitamente sottratto al Seminario ed al risarcimento dei danni patiti, al fine di ridestinare tali somme ai suoi propri scopi istituzionali».
Don Daniele Antonello, rettore: «Garantiamo trasparenza. Fiducia nella magistratura»

Come già detto in passato, è una vicenda che, come Chiesa, ci rattrista molto – afferma don Daniele Antonello, rettore del Seminario –, ma continuiamo ad avere piena fiducia nel lavoro della magistratura».
«In questi mesi – prosegue don Antonello –, molte persone si sono interrogate sui motivi per i quali il Seminario abbia detenuto un patrimonio così importante, sottratto nel corso degli anni: tali sostanze sono dovute a un importante lascito ricevuto dal Seminario circa 15 anni fa. L’importo della donazione avrebbe potuto coprire i debiti derivanti dai costi sostenuti per strutture che, in virtù delle loro dimensioni e del numero di persone che le frequentano, necessitano continuamente di particolari adeguamenti. Dagli approfondimenti di questi ultimi anni, invece, è emerso il dubbio che l’importo del lascito sia stato distolto da tali fini. Non è un caso che il debito, ancora sussistente, alimentato anche dagli interessi maturati nel tempo, in questo momento stia limitando fortemente le scelte operative del Seminario e la massima fruibilità dei suoi locali. Come ente Seminario siamo impegnati a garantire legalità, trasparenza e correttezza nella gestione di un patrimonio che appartiene alla comunità ecclesiale e che abbiamo il dovere di custodire con responsabilità».
Il rettore conclude ricordando che queste dolorose vicende «non vedono coinvolta la dimensione educativa e formativa del Seminario interdiocesano “San Cromazio d’Aquileia” di Gorizia, Trieste e Udine».















