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«Abbiamo bisogno di santi che vivono la resurrezione di Cristo»

Durante l'omelia pronunciata durante la Santa Messa di Pasqua, mons. Mazzocato ha evidenziato la necessità, oggi più che mai in tempo di pandemia, di accogliere il «lievito buono dell'amore di Cristo» per trasformare la nostra vita

«Abbiamo bisogno di santi che vivono la resurrezione di Cristo»

«Ognuno di noi cerchi la resurrezione». «Non rassegniamoci ad un futuro senza speranza». La decisa esortazione e l'incoraggiamento dell'Arcivescovo di Udine mons. Andrea Bruno Mazzocato sono risuonati forte nelle celebrazioni di Pasqua che pur in tempo di pandemia si sono potute vivere in presenza e in tutta sicurezza nella Cattedrale di Udine. Tanti fedeli non hanno voluto rinunciare alla possibilità di celebrare l'eucarestia e i solenni riti del Triduo, seguiti anche da casa, tramite le dirette di Radio Spazio e lo streaming dal sito della Cattedrale (la S. Messa di Pasqua è stata trasmessa anche in tv da Telefriuli). L'Arcivescovo ha presieduto la Messa in Coena domini, Giovedì santo, le Lodi, la celebrazione della Passione e la Via Crucis all'interno della Cattedrale, Venerdì Santo e la Veglia solenne il Sabato. Infine il giorno di Pasqua, dopo la consueta visita e benedizione ai detenuti della casa circondariale di Udine, mons. Mazzocato ha presieduto il solenne Pontificale.

«La risurrezione di Gesù si è propagata in tutto il mondo perché i santi sono persone veramente guarite e risorte dal male mortale della malizia e della perversità e vivono di serena speranza e diffondono speranza – ha sottolineato nell'omelia –. Di questa risurrezione il mondo ha bisogno anche oggi». A farcelo toccare con mano è proprio la pandemia, ha sottolineato l'Arcivescovo, «perché sta portando allo scoperto la perversità di chi cerca i propri interessi anche in mezzo alla disgrazia, la malizia che comunque continua i suoi giochi di potere, la paura che chiude i cuori in se stessi, la fragilità delle nostre speranze». Ecco allora l'invito risuonato in Cattedrale: «Abbiamo bisogno di accogliere il lievito buono dell'amore di Gesù», ha incoraggiato mons. Mazzocato. Questo «ha la forza di trasformare la vita nostra come è la sua. Abbiamo bisogno di santi che vivono la risurrezione di Gesù disintossicando il cuore dalla malizia e dalla perversità e impastandolo di amore e di sincerità». 

Prendendo spunto dalla seconda lettura, l'Arcivescovo ha ricordato che Gesù è «colui che è venuto da Dio per introdurre tra gli uomini un lievito nuovo e buono. È passato tra la gente, di paese in paese, "beneficando e risanando coloro che stavano sotto il potere del diavolo”. Risanava i cuori delle persone dalla malizia e dalla perversità (sentimenti del diavolo). Questo era il lievito nuovo che si chiamava misericordia, perdono, amore di Dio».

«Quando Maria, Giuseppe d’Arimatea e le donne chiusero Gesù pietosamente nel sepolcro sembrava che, alla fine, avesse vinto ancora il male. A questo si erano rassegnati gli apostoli come anche noi rischiamo spesso di rassegnarci, senza tanta speranza per un futuro migliore». Ebbene, Gesù ci ha mostrato, invece, il vero volto della speranza. Non a caso, uscito dal sepolcro, Egli era andato immediatamente dagli apostoli "a trasmettere a loro la stessa risurrezione dalla morte che lui aveva vissuto per primo. Nei loro cuori infuse, col dono dello Spirito Santo, il lievito del suo stesso amore e li risanò dalla malizia e dalla perversità. Attraverso gli apostoli diffuse questo lievito non solo in Palestina ma in tutto il mondo. Da questa trasformazione dei cuori sono sorti i martiri e i santi in tutti i secoli e in tutti i continenti». «In ognuno di noi può avvenire questa risurrezione – ha concluso mons. Mazzocato –, dentro la nostra vita quotidiana; così porteremo la Pasqua in famiglia, nel lavoro, in mezzo alla gente. Questa è la speranza che abbiamo bisogno di respirare».

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