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Da Aviano "no" alla guerra e ai nuovi muri

Un forte "no" ai nuovi muri di filo spinato eretti in Europa: questo l'appello lanciato dai circa 1000 partecipanti alla Via Crucis.

Da Aviano "no" alla guerra e ai nuovi muri

Più di sempre una Via Crucis, tra Pordenone ed Aviano, 12 km a piedi, di preghiera, di meditazione, di silenzio, di canto. Di richiesta di perdono e di misericordia. "Non abbiate paura" era il tema di questa ventesima edizione del percorso religioso, svoltasi oggi, domenica 13 marzo, con più di mezzo migliaio di credenti e no dietro la grande croce e sotto le bandiere dell’arcobaleno, quelle della pace.

Mons. Pellegrini: "Non abbiate paura di chi viene a bussare alla vostra porta"

E come ha ricordato il vescovo di Concordia Pordenone, mons, Giuseppe Pellegrini, aprendo il rito davanti al duomo di Pordenone, per poi accompagnare i pellegrini della pace fino alla prima stazione, la paura, che oggi si avverte dappertutto, viene meno se oltre al Calvario ci si dà la prospettiva, anzi la certezza della risurrezione. Il vescovo ha ricordato, con commozione, "le tante persone che in questi giorni soffrono per i vari conflitti, che sanguinano perché vengono uccise, a volte brutalmente". In presenza di violenze, di guerra, di conflitti interpersonali e di interi popoli, potrebbe subentrare un senso di scoraggiamento, invece – ha raccomandato mons. Pellegrini – vogliamo camminare avendo davanti non il buio, un tunnel chiuso, ma una luce, che passa attraverso il Calvario, ma arriva alla tomba vuota di Gesù risorto. Risorto perchè vuole ancora incontrare le persone e portare un messaggio di pace. Una pace che desideriamo possa ritornare nelle nostre città, con la disponibilità – ecco l’importante attualizzazione del vescovo Pellegrini - ad essere accoglienti verso tutte le persone che anche oggi bussano alle nostre porte". Dunque, "non abbiate paura" è il motto di questa Via Crucis, "Anche noi non vogliamo più aver paura perché sappiamo che c’è il Signore che cammina insieme con noi e ci sostiene" ha rassicurato il vescovo.

Don Di Piazza: "La violenza della guerra dilaga in modo preoccupante"

Hanno suonato a distesa le campane della concattedrale di Pordenone per salutare l’avvio della Via Crucis, con un concerto pasquale, per incoraggiare alla speranza. Beati i costruttori di Pace, il Centro Balducci, la comunità di San Martino al Campo di Trieste, i Comboniani di padova, le Acli regionali, la casa di accoglienza Oasi, la Pastorale sociale, del lavoro e della pace della diocesi: queste le firme del cammino religioso, nel corso del quale sono state ricordate le testimonianze di vita – anzi, con la propria vita – di Vittorio Arrigoni, Valeria Solesin e Giulio Regeni, con tutte le altre vittime della violenza e del terrorismo, tra le quali le suore martiri in Yemen, a cui ha accennato don Pierluigi Di Piazza. E proprio a Di Piazza è toccata l’introduzione della Via Crucis. "La forza dell’amore incondizionato non poteva restare chiusa – ha detto, fra l’altro, il sacerdote - nel sepolcro della violenza, delle armi e della guerra, nel rifiuto di accogliere l’altro, nel disprezzo di allora e di oggi che si traduce in muri e fili spinati, in lacrimogeni e botte". Ed ecco, infatti, <l’amore di donne e uomini he hanno donato la loro vita, per fedeltà e coerenza" come risposta, appunto, alle violenze. Il fondatore del Centro Balducci ha ricordato che la costruzione della pace è un cammino quotidiano, arduo, in salita. La follia della guerra, infatti – è stata la sua analisi - si espande in misura preoccupante, le violenze omicide si susseguono nei rapporti personali e in quelli delle comunità, il fondamentalismo dei terroristi e degli Stati si concretizza nella  sua brutalità in modo evidente o subdolo. La fabbricazione ed il commercio delle armi arricchiscono – come dice papa Francesco - pochi spregiudicati e uccidono moltitudini, il 90 per cento bambini.

La guerra dei muri e del filo spinato

Le guerre da cui fuggono i profughi continuano in altro modo: nei muri, nei fili spinati, nei lacrimogeni, nelle botte, come constatiamo nei nostri giorni. Un senso di impotenza e scoraggiamento rischia di sopraffarci, ma – ha assicurato Di Piazza – ecco l’angelo che ci invita a non avere paura. E quotidiani, infatti, sono i segni di speranza, il primo fra tutti Papa Francesco. Ma il più rassicurante è proprio la risurrezione: l’amore del Risorto – ha concluso Di Piazza – ci condiziona, ci consola, ci incoraggia, nutre la nostra speranza.

Ai cancelli dell'aerobase Usaf il no alla bomba atomico

Nelle stazioni sono state proposte le meditazioni dell’ingegner Silvio Calò di Treviso, che accoglie in famiglia 6 profughi, di suor Eugenia Bonetti, del magistrato Manuela Fasolato, di don Gigi Fontanon, parroco di Fiumicello, quindi di Regeni. La conclusione della Via Crucis, davanti all’ingresso della base americana di Aviano, in fase di potenziamento, con l’arrivo non solo di 300 militari statunitensi, e delle loro famiglie, ma anche di nuovi, più sofisticati ordigni nucleari.

Francesco Dal Mas

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