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Friuli esempio per il Meeting di Rimini

Tra le iniziative del Meeting di Rimini c'è la mostra «La carità costruisce sempre, Friuli 1976–2016. Il terremoto, i volontari, don Villa, la scuola e Radio Camilla»

Friuli esempio per il Meeting di Rimini

Il quarantennale dal terremoto che ha colpito il Friuli il 6 maggio e il 15 settembre 1976 è ricordato anche nella XXXVII edizione del Meeting per l’amicizia dei popoli, che si è aperta oggi a Rimini per finire il 25 agosto ed ha come titolo «Tu sei un bene per me». Infatti, nell’ambito delle 20 esposizioni inedite del Meeting di Comunione e Liberazione, tra mostre, esperienze e percorsi, trova spazio la mostra dal titolo «La carità costruisce sempre, Friuli 1976 – 2016. Il terremoto, i volontari, don Villa, la scuola e Radio Camilla». L’esposizione, costituita da una ventina di pannelli e articolata in un percorso di memoria per immagini, per lo più in bianco e nero, e testi, è dedicata al racconto del sisma, agli immensi danni, al lavoro di ricostruzione fatto dalle migliaia di volontari accorsi da ogni parte d’Italia, alla compagnia educativa che i volontari fecero a migliaia di ragazzi e adolescenti; per arrivare alla nascita a settembre 1976, a Tarcento, su richiesta dei genitori che avevano visto i loro ragazzi contenti, impegnati perfino nello studio d’estate, della Scuola media intitolata a mons. Camillo Di Gaspero, animata da don Antonio Villa, Eva Sopranzetti, Luciana Puddu e da tantissimi amici, famiglie e associazioni, che in 40 anni hanno contribuito in mille modi alla vita di quest’opera sempre sostenuta dalla partecipazione di alunni e genitori, in assenza di rette d’iscrizione e finanziamenti pubblici (nella foto: alunni alla «Di Gaspero», a destra don Villa).

La mostra sul sisma del 1976

E sin dall’inizio, la mostra tratta dell’unità di un popolo, quello friulano, costretto dal sisma a vivere dapprima sotto le tende, costituito da tantissime realtà sindacali, religiose, politiche e singoli cittadini, sostenuto da migliaia di persone arrivate in Friuli a portare la solidarietà di tutto il popolo italiano, ma anche di istituzioni e governi stranieri, pronti a offrire aiuti materiali ed economici. Proprio il secondo pannello della mostra ricorda che sono stati attivati più di 80 gemellaggi tra diocesi e parrocchie, con la Chiesa italiana in prima fila nell’emergenza e nel far sentire la sua vicinanza alle persone che hanno perso tutto. Tra questi, anche don Luigi Giussani che, nei giorni immediatamente successivi al sisma del 6 maggio 1976, si precipitò a Udine dall’arcivescovo Alfredo Battisti, per offrire la disponibilità di tutto il movimento di Comunione e Liberazione. Così, su indicazione di Battisti, alcuni tra ingegneri e sacerdoti di Cl partirono subito per i Comuni più colpiti, per dare aiuto ai parroci della zona. E il 19 maggio 1976 don Giussani tornò in Friuli accompagnando, tra l’altro, proprio a Tarcento don Antonio Villa, decano della parrocchia di San Babila a Milano, e alcuni studenti universitari, nel cuore della zona colpita dal terremoto. Nel consegnare il gruppetto a mons. Francesco Frezza, allora parroco di Tarcento, don Giussani fece solo una raccomandazione a quei giovani: «Siete qui a disposizione del parroco. Non dovete procurare difficoltà di nessun genere. Appena non sarete più utili tornate a casa». Tre di loro non sono ancora tornati a casa e dopo 40 anni continuano ad accompagnare i giovani in un percorso educativo fatto soprattutto di gioia di affrontare insieme la vita. Sono proprio don Antonio Villa, ispiratore, ma anche cuoco e factotum, Luciana Puddu, presidente della Cooperativa scolastica, ed Eva Sopranzetti, preside della scuola. La mostra, che tra i curatori annovera anche Davide Cestari, Roberto Abbiati, Lucia Baldini, e tra i collaboratori i tanti genitori e ragazzi della scuola, consente di percepire in maniera chiara e affascinante, tra i mille ricordi di 40 anni di storia del Friuli, le dimensioni semplici, ma entusiasmanti di un’amicizia per la vita.

Migranti e accoglienza. Mattarella: "Non ci difenderemo alzando muri"

«Il dialogo tra le fedi è una necessità storica» e «non ci difenderemo alzando muri verso l’esterno, o creando barriere divisorie al nostro interno». Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo intervento all’apertura del meeting di Comunione e Liberazione a Rimini. Sui migranti, il capo dello Stato ha aggiunto che «ci vuole umanità verso chi è perseguitato, accoglienza per chi ha bisogno e, insieme, sicurezza di rispetto delle leggi da parti di chi arriva. Occorre severità massima nei confronti di chi si approfitta di essere umani in difficoltà, cooperazione con i Paesi di provenienza e di transito. Ci vuole intelligenza e visione per battere chi vuole la guerra». «La portata inedita delle migrazioni suscita apprensione — ha continuato Mattarella —. Si tratta di un’ansia, di una paura comprensibile, che non va sottovalutata. Ma non dobbiamo farci vincere dall’ansia e dobbiamo impedire che la paura snaturi le nostre conquiste, la nostra civiltà, i nostri valori. Quelli per i quali noi europei siamo un modello e un traguardo nel mondo. Con la nostra civiltà, e senza rinunciare ad essa, sconfiggeremo anche i terroristi. Che seminano morte per tentare di cambiare i nostri cuori e le nostre menti. È questa una sfida per gli Stati democratici. Ma anche per le religioni».

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