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Pironio, il cardinale che si riscoprì friulano

Il card Eduardo Francisco Pironio ebbe intensissimi rapporti, lungo tutta la sua vita, non solo con il paese natale dei genitori, Percoto, ma con l'intera realtà ecclesiale  friulana

Pironio, il cardinale che si riscoprì friulano

Nato a Nueve de Julio, in Argentina, nel 1920, il card Eduardo Francisco  Pironio ebbe intensissimi rapporti, lungo tutta la sua vita, non solo con  il paese natale dei genitori, Percoto, ma con l'intera realtà ecclesiale  friulana. Negli ultimi dieci anni di vita trascorse le ferie sempre a Ravascletto  (nella foto a destra, mentre serve a tavola), dove parlava friulano e cantava  le villotte che gli aveva insegnato sua madre. Un legame, quello con il  Friuli, di sincera amicizia, raccontato nella pubblicazione «Con l'anima  in Friuli. Il Card. Eduardo Francisco Pironio» a cura di Ferruccio Tassin,  edito dal Gruppo «Amici del card. Pironio», l’associazione fondata e animata da Rino Lestuzzi, Franco Damiani e Fausto de Sabbata. Il prof. Tassin così riassume per “la Vita Cattolica” il legame tra Pironio e il Friuli.

La riscoperta del Friuli degli avi

Il primo  incontro col Friuli Il primo incontro di Eduardo Pironio con la terra  di origine avvenne nel 1958. Aveva 38 anni; come tanti sacerdoti, era venuto  a Roma per l'università. Interessato alla propria storia umana, va a Percoto.  Non era curiosità soltanto. Che l'attaccamento al Friuli non fosse folclorismo,  bensì amore, frutto di conoscenza, è testimoniato dal gesto che compì nel  1964, quando era Vescovo ausiliare di La Plata: andò a Tolmezzo; accompagnato  dal presidente della Comunità carnica prof. Michele Gortani, visitò il  cimitero, in «un pellegrinaggio di ricordanza e di pietà sulle tombe  dei familiari dei nostri emigrati in Argentina». Da allora, i suoi viaggi  in Friuli si ripeterono, anche da cardinale. Per quelli che considerava  ormai i suoi compaesani, aveva sincera amicizia, così fu presente  alle  grandi feste del paese: la secolare festa di San Giuseppe, la Madonna del  Rosario, anniversari del parroco e anniversari dei suoi coetanei della  classe 1920. Ci teneva a «riaffermare l'appartenenza e l'identità alla  terra e al luogo d'origine della sua famiglia». D'altra parte, anche il  coinvolgimento della comunità di Percoto nell'affetto per il Cardinale  fu a 360 gradi.  

1978. A piedi a Castelmonte

Il punto più alto di comunanza  spirituale e materiale con la terra di origine, avvenne per il terremoto  del 1976. Così ricordò quelle circostanze l'arcivescovo emerito di Udine  mons. Alfredo Battisti, nel corso di un convegno a Tricesimo. «Allora il  Cardinale ha calorosamente appoggiato la mia richiesta di inviare in Friuli  delle suore per un periodo di due anni, allo scopo di stare vicine alle  famiglie colpite. La risposta è stata veramente generosa. Alle religiose  già presenti nella diocesi di Udine, si sono aggiunte 90 Suore...». Sempre  l'Arcivescovo Battisti ricordò la presenza del cardinale al pellegrinaggio,  a piedi, al santuario di Castelmonte, l'8 settembre 1978. Nell'omelia,  Pironio ricordò che la madre gli aveva insegnato le preghiere, prima in  friulano e poi in spagnolo, e che un giorno, quando l'andò a trovare, lei  gli disse: «Frut, tu âs di confessami!». «O ài di sbrocami par furlan!».

Col Papa in piazza I Maggio

La terza presenza fu quella di Udine nel  1992. A fianco di Giovanni Paolo II, in piazza I Maggio, nell'incontro  con 20 mila giovani. Perfino nell'ultimo saluto al Cardinale, per i suoi  funerali a Roma (9 febbraio 1998), fu presente una nutrita rappresentanza  friulana e di Percoto, per restargli accanto un'ultima volta e per restare  accanto alla sorella Zulema, ultima vivente dei figli (lui era il ventiduesimo!).  Insieme con il vicario generale della Arcidiocesi di Udine, mons. Marco  Del Fabbro, c'erano il parroco di Percoto don Angelo Del Zotto, il sindaco  Silvano Moschione e un gruppo consistente di amici friulani, che, come  ricorda Rino Lestuzzi, all'uscita del feretro dalla basilica di San Pietro,  intonarono «Ave o Vergjine, us saludi». Fu l'ultimo atto della componente  friulana di una grande anima cattolica, perciò universale, ma ben insediata  nella terra natale argentina e nella terra di origine friulana, un bell'esempio  di identità, aperta all'umanità e alla storia. Ferruccio Tassin        

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