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Tolmezzo, Cresima in carcere

"Lo Spirito Santo sconfigga lo spirito del male. Quello che a Bruxelles ha seminato morte, sofferenza ed odio". Questo l'appello di mons. Mazzocato

Parole chiave: Tolmezzo (1), Arcivescovo (1), Santa Messa (1), Cresima (1), carcere (1)
Tolmezzo, Cresima in carcere

La Cresima del detenuto Antonio quale segno di Risurrezione in carcere a Tolmezzo. Il Sacramento è stato impartito al giovane dall’Arcivescovo di Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato, durante la tradizionale Santa Messa di Pasqua celebrata oggi, Lunedì dell’Angelo, nell’Istituto di massima sicurezza.

L’Arcivescovo, rivolgendosi ad un Antonio particolarmente commosso – gli ha fatto da padrino Bruno Temil, altrettanto emozionato, che da anni opera come volontario nel carcere tolmezzino con l’associazione «Vita Nuova» –, ha sottolineato che «una delle grandi opere di Gesù è quella di cacciare il demonio, affinché sia lo Spirito Santo a cambiare il cuore degli uomini».

Lo stesso spirito del bene che oggi «Antonio, con questo sacramento, ha fatto entrare nella sua vita». «Lo spirito del male – ha detto mons. Mazzocato – è quello che, preferendo la morte alla vita e l’odio all’amore, ha agito pieno di superbia negli attentati di Bruxelles, in giovani indemoniati che facendosi esplodere hanno provocato morte e sofferenza». Lo stesso male che ha permesso «il fallimento di alcune banche dove dirigenti senza scrupoli hanno rubato i soldi, i risparmi di una vita, di tanta povera gente che ora si ritrova senza niente. Anche questi funzionari sono indemoniati – ha affermato –, hanno un animo cinico e nulla gli interessa degli altri».

«Ecco perché Gesù è morto sulla croce – ha proseguito mons. Mazzocato –, e chi crede in Lui deve chiedere che il cuore cambi, anche quello delle persone indemoniate, perché della Risurrezione del cuore, che chiediamo anche oggi come Grazia pasquale, tutti abbiamo bisogno». L’Arcivescovo ha poi ricordato che tra qualche mese Papa Francesco proclamerà Santa, la missionaria albanese Madre Teresa di Calcutta. «Ecco – ha aggiunto – come sa operare lo spirito del bene nel cuore degli essere umani, se loro sanno aprirsi alla Risurrezione».

Durante la Messa – celebrata dall’Arcivescovo insieme al vicario foraneo di Tolmezzo, mons. Angelo Zanello, al cappellano del carcere, don Bogusław Kadela e al diacono Luigi Andreutti –, sui fatti di Bruxelles, ma anche sulla strage di Pasqua avvenuta in Pakistan (costata la vita a oltre 70 cristiani) è intervenuto un detenuto nel momento dedicato alle intenzioni. Ha invitato i presenti a pregare «perché dai fatti scaturiti dal fanatismo religioso in ogni parte del mondo, Dio possa illuminare le menti dei governanti e dei legislatori, affinché la legittima reazione non debba essere esclusivamente violenta, ma fondata sul riconoscimento della diversità e di un’unica origine per tutti, Dio Padre».

Ha ricordato che «le guerre sparse nel mondo non possono essere la soluzione ai problemi sociali e umanitari», ma sono solo «distruttrici di speranza», invitando a pregare «perché la Risurrezione di Gesù consenta una concreta riflessione per demolire questa storica e umana idea».

Tra gli altri, un pensiero è stato rivolto «ai bisognosi, agli anziani in difficoltà e ai disoccupati, affinché il senso di carità, di solidarietà e di misericordia diffuso in molte persone di buona volontà, che spesso operano nell’anonimato, possa concretizzarsi in modo sempre più effettivo per restituire la dignità che ogni figlio in Gesù Cristo è meritevole di godere».

Come ormai da tradizione la celebrazione è stata allietata dai canti del Coro parrocchiale di Majano.

Monika Pascolo

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