Cronaca
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La Chiesa udinese piange don Ribis e don Nicli

Dopo mons. Elia Piu, il coronavirus si è portato via altri due sacerdoti friulani, che erano ospiti alla Fraternità sacerdotale di Udine. L'Arcivescovo Mazzocato: "Preghiamo la Provvidenza divina per la comunità della Fraternità Sacerdotale"

La Chiesa udinese piange don Ribis e don Nicli

Dopo mons. Elia Piu, il coronavirus si è portato via altri due sacerdoti friulani, che erano ospiti alla Fraternità sacerdotale di Udine, la casa di riposo per i sacerdoti anziani della Diocesi. Si tratta di don Giuseppe Ribis, 89 anni, già parroco di Maiano e Campoformido, e di don Elio Nicli, 84, già parroco di Trasaghis e cappellano dell'ospedale di Tolmezzo.

Don Ribis era nato a Valle del Rojale il 6 agosto del 1931. Ordinato sacerdote il 29 giugno 1957, dopo un periodo come cooperatore a Faedis e a Venzone, nel 1963 è stato nominato parroco di Rodda. Nel 1972 ha assunto la guida della parrocchia di Majano, dov’è rimasto fino al 1982 quando è divenuto parroco di Campoformido, dov'è rimasto fino al 2001. E’ stato successivamente cappellano alla casa di riposo Sereni Orizzonti e alla quiete di Udine. Dal 2011 era quiescente alla Fraternità sacerdotale.

Don Nicli, nato nel 1936 a Giavons di Rive d'Arcano, è stato ordinato il 29 giugno del 1962. Cappellano a Venzone dal 1962 al 1966, è diventato in quell’anno parroco di Trasaghis, dove ha svolto il suo servizio fino al 1984. 

Poi, per 18 anni, è stato cappellano dell’ospedale di Tolmezzo fino al 2002, quando è stato nominato vicario parrocchiale di Arta Terme, dov’è rimasto fino al 2011. Dal 1995 era anche esorcista della Diocesi, incarico che ha mantenuto fino al 2015 quando è andato in quiescenza alla Fraternità sacerdotale.

A dare comunicazione al clero diocesano di due nuovi decessi alla Fraternità sacerdotale è stato l'Arcivescovo di Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato, in una lettera in cui invita tutti alla preghiera. 

L'Arcivescovo fa sapere che alla Fraternità sacerdotale “altri confratelli sono in condizioni fisiche molto precarie perché, nonostante tutte le precauzioni sono stati ugualmente colpiti dal contagio”.

“Vi raggiungo  con questo breve messaggio – prosegue – perché ci troviamo a vivere un momento difficile di sofferenza e di prova. Potete immaginare quanto i nostri sacerdoti, che vivono nella Fraternità, possano essere toccati da sentimenti di ansia, di disorientamento e di solitudine; anche se sono assistiti da persone preparate e che si dedicano a loro con straordinaria passione. Ma sono certo che tutti noi ci sentiamo coinvolti perché la sofferenza dei confratelli più anziani ci tocca il cuore e ci fa sentire, più che mai, un’unica famiglia che è il Presbiterio”.

Di qui l’invito: “Uniamoci tutti in fraterna preghiera affidando, prima di tutto, don Elia, don Elio e don Giuseppe alla misericordia di Dio Padre. Anche grazie al nostro suffragio, perdoni le loro debolezze e i loro peccati, ricompensi il lungo lavoro nella Vigna del Signore e li accolga nella gioia eterna promessa ai suoi servi fedeli. Preghiamo la Provvidenza divina  – prosegue l’Arcivescovo – per la comunità della Fraternità Sacerdotale, per gli ospiti e per gli operatori. Con tanta fede invochiamo, con le parole di Gesù: “Ma liberaci dal male!”. Nei modi che ci sono possibili – con conclude mons. Mazzocato – facciamo sentire anche la nostra solidarietà a coloro che vivono nella Fraternità perché si sentano meno soli, ma accompagnati da cuori di fratelli. Rivolgiamoci, infine, all’intercessione della Beata Vergine delle Grazie perché di Lei abbiamo tutti bisogno. Pur nella tribolazione i Signore ci dia la grazia di iniziare  un Avvento spiritualmente fecondo”.

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