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Marano, allarme "bufole". Mazzata sulla pesca

Pescatori di laguna in crisi: già iniziata la dannosa presenza delle noci di mare. Fedagripesca Fvg: compromessa la pesca della “frittura”

Marano, allarme "bufole". Mazzata sulla pesca

Nuova grana per i pescatori della regione. In anticipo sulla stagione, anche quest’anno sono arrivate le “bufole”, nomignolo dato agli ctenofori o “noci di mare”, organismi gelatinosi predatori che da alcuni anni invadono, in estate, le nostre acque. Sono organismi alieni, arrivati dal Mar Nero, dove hanno messo in ginocchio la pesca. I dati in possesso di Fedagripesca Fvg, confermati anche dall’Ogs di Trieste, indicano la loro presenza nel territorio, in modo massivo, almeno dal 2016. Gli ctenofori sono altamente dannosi per la pesca per due motivi: galleggiano nell’acqua e sono voracissimi, predando tutto quello che è alla loro portata (plancton, uova e larve di pesce e di molluschi) creando un grave problema ecologico che si ripercuote su tutto il comparto ittico.
Inoltre, facendosi portare dalle correnti, finiscono nelle reti, in particolare nei cogolli dove, con la loro consistenza gelatinosa, ostruiscono i fori e riempiono il cogollo rendendolo inservibile. Questo succede in particolare con i “cogoi fissi”, a maglie molto strette, che servono per la cattura del latterino e del gambero di laguna, ingredienti tipici delle nostre fritture e che rappresentano oltre l’80 per cento del pesce pescato in Laguna di Marano e Grado.

La pesca con i “grasiui” è fra le più tradizionali della pesca lagunare, ricca di storia e adattatasi all’ambiente, tanto da essere a impatto ambientale nullo o quasi. Proprio questi pescatori sono i più colpiti dall’invasione degli ctenofori: negli anni hanno visto ridursi il reddito da latterino di circa il 60 per cento, raggiungendo, per il gambero, riduzione di oltre il 70 per cento. Normalmente, le noci di mare diventano numerose con il caldo, a luglio – agosto, ma quest’anno sono già presenti in maniera massiva, tanto che i pescatori stanno pensando a riportare a casa le reti, essendo impossibile lavorare. Il mondo scientifico, in particolare l’Ogs, è allertato e sta studiando il fenomeno, ma le imprese del settore hanno bisogno di un sostegno immediato, in attesa di capire cosa si possa fare per evitare che una pesca e un prodotto tipico delle nostre marinerie possano continuare a sopravvivere.

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